ADRIANA MATHER.
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ANTICHE VOCI DA SALEM.
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Parte 1.
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Titolo originale: How to hang a witch.
Traduzione di: Leonardo Taiuti.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il libro. Antiche voci da Salem.
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Salem, ai giorni nostri: quando Samantha Mather si trasferisce nell'antica casa avita per stare
vicina al padre, ricoverato perch misteriosamente in coma, trova in citt un'accoglienza piuttosto
fredda. Sono passati ormai tre secoli da quando il suo antenato Cotton Mather  stato protagonista del
processo alle streghe, firmando il trattato usato a fondamento delle condanne, ma i rancori che allora
avevano spaccato la comunit sono ancora terribilmente vivi. Isolata e avvolta dall'ostilit gelida degli
Eredi delle presunte streghe, Samantha si trova intrappolata in un complicato groviglio in cui passato e
presente si intrecciano pericolosamente. Soltanto Jaxon, figlio della migliore amica del padre e
segretamente attratto dalla ragazza, sembra immune a quell'odio, almeno finch Samantha non entra in
contatto con l'affascinante Elijah, uno spirito tragicamente coinvolto nelle antiche vicende storiche, e le
cose si complicano. Samantha scopre un modello ricorrente nei secoli, in base al quale le famiglie dei
perseguitati e dei persecutori pagano un terribile tributo di morti. C' solo una speranza per evitare che
la storia si ripeta: svelare i segreti del passato fra odi antichi e passioni, e rinunciare a qualcosa di s per
aprirsi a un sentimento nuovo.
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L'autrice. Adriana Mather.
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 una giovane attrice e produttrice cinematografica di talento: tra i riconoscimenti meritati ci
sono il "Best Breakout Actress" (AFI Hamptons film festival, 2013) e il "Best Ensemble Cast"
(Orlando Film Festival, 2013) per il suo ruolo nel film Vera, mentre Honeyglue, di cui  attrice e
produttrice,  stato recentemente nominato "Best Feature" al San Luis Obispo International Film
Festival 2016. Erede di una famiglia da sempre appassionata di storia e dedita a conservare con cura
meticolosa i documenti del proprio passato, Adriana Mather ha tratto il suo primo romanzo proprio da
una vicenda storica che vede protagonisti i suoi avi.
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Questo libro  un'opera di fantasia. Tutti i personaggi e le situazioni, eccezion fatta per alcuni
noti personaggi storici, sono frutto dell'immaginazione dell'autrice.
Anche dove compaiono personaggi storici realmente esistiti, situazioni, episodi e dialoghi
costruiti intorno a essi sono inventati e hanno lo scopo di conferire veridicit alla narrazione.
Qualsiasi altra somiglianza con eventi o persone, vive o scomparse,  del tutto casuale.
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A Sandra Mather,
che amo smodatamente.
A James Bird,
che illumina ogni mio istante.
E a Claire Mather,
che ha avuto la lungimiranza di capire
che sarei diventata una scrittrice.
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Contenuti extra.
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I discendenti di Salem: ieri e oggi.
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COTTON MATHER
- Pastore puritano del New England.
- Istigatore dei processi di Salem.
- Responsabile della condanna a morte di molte streghe.
La sua discendente, Samantha Sam Mather
- Cresciuta a New York, si  poi trasferita con la matrigna a Salem, nel Massachusetts.
- A causa del suo cognome  stata da subito mal vista dai compagni di scuola.
- Vede un fantasma nella vecchia casa di famiglia a Salem.
SUSANNAH MARTIN
- Nata in Inghilterra nel 1621, da adolescente emigra nel Massachusetts insieme alla famiglia.
- Madre di otto figli,  una vedova indigente quando viene accusata di stregoneria.
- Impiccata insieme ad altre quattro imputate il 19 luglio 1692.
La sua discendente, Susannah Martin
- Veste in stile goth con eleganti abiti neri e raccoglie i capelli castani in uno chignon.
- Legge le persone grazie al suo sesto senso e indovina quasi sempre.
-  la pi gentile degli Eredi.
ALICE PARKER
- Moglie di un pescatore.
- Accusata di aver ucciso una madre con i suoi sortilegi e di aver spinto con la magia gli animali ad aggredire le persone.
- Impiccata per stregoneria il 22 settembre 1692 insieme ad altre sei donne e un uomo.
La sua discendente, Alice Parker
- Occhi azzurro ghiaccio, evidenziati dal trucco nero, e guardaroba gothic-chic.
- Prepotente, cattiva.
- Legge le ossa a mo' di tarocchi.
MARY PARKER
- Vedova quando viene accusata di stregoneria.
-  proprietaria di un terzo della casa di famiglia e di ottanta ettari della tenuta.
- Accusata di aver torturato i compaesani con aghi e spilloni di ferro.
- Impiccata per stregoneria il 22 settembre 1692 insieme ad altre sei donne e un uomo.
La sua discendente, Mary Parker
- Guardaroba rigorosamente dark, gothic-chic, capelli neri e ricci e carnagione olivastra.
- Personalit spumeggiante e socievole.
- Il solo pensiero degli spettri la spaventa a morte.
ELIZABETH LIZZIE HOWE
- Moglie di James Howe, madre di sei figli e membro della comunit puritana di Topsfield, nel Massachusetts.
- Accusata di malocchio e malefici ai danni di varie ragazze di Salem.
- Impiccata per stregoneria il 19 luglio 1692 insieme ad altre quattro donne.
La sua discendente, Elizabeth Lizzie Howe
- Capelli neri, tagliati in un impeccabile caschetto, occhi di colori diversi (uno marrone dorato, l'altro verde).
- La pi vendicativa (e pericolosa) degli Eredi.
- Fonte delle maldicenze sul conto di Sam e delle voci che la accusano di omicidio.
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1.
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Troppo sicuro di s.
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Come gran parte dei logorroici e supponenti newyorkesi, anch'io ho una certa predisposizione
al sarcasmo. A quindici anni, tuttavia,  difficile convincere il prossimo che il tuo senso dell'umorismo
 un elemento culturale e non un sintomo di pessimo carattere. Specialmente quando la tua matrigna
non sa guidare  perch anche lei  di New York  e ogni volta che inchioda ti fa rovesciare addosso il
caff.
Mi asciugo dal mento un rivolo di macchiato alla nocciola. Tranquilla. Non preoccuparti. Al
mattino adoro portare abiti leopardati al caff.
Vivian tiene le mani ben salde sul volante, come un gatto pronto ad attaccare. Hai tutti i vestiti
bucati, il tuo problema non  certo il caff.
Se esiste una persona che riesce a non trovarsi mai in una situazione imbarazzante, be', quella 
la mia matrigna. Quando ero piccola ammiravo la sua capacit di ammaliare tutte le persone che si
trovavano nella sua stessa stanza. Pensavo addirittura che forse da grande sarei stata anch'io come lei.
Idea che ho ormai accantonato da tempo.  elegante in un modo in cui io non sar mai, e la mia giacca
di pelle vegan e i jeans strappati la mandano fuori di testa. Ragion per cui io godo nell'indossarli alle
cene di gala. Bisogna pur distinguersi dalla massa, no?
Il mio problema  che non so quando vedr mio padre dico, lo sguardo puntato sulle familiari
case del New England, con i terrazzini sui tetti e le tapparelle scure.
Vivian stringe le labbra. Ne abbiamo parlato mille volte. Questa settimana lo trasferiscono al
Mass General.
Che  a nemmeno un'ora da Salem. Ripeto questa frase da tre settimane, da quando cio ho
scoperto che dobbiamo vendere il nostro appartamento di New York, quello in cui ho trascorso tutta la
vita.
Preferiresti vivere a New York e non riuscire a pagare le cure di tuo padre? Non sappiamo
quanto ancora rester in coma.
Sono gi passati tre mesi, ventuno giorni e dieci ore. Noto una fila di negozi che vendono
chincaglieria a tema stregonesco, le vetrine piene di erbe essiccate e scope. Qui le adorano proprio, le
loro streghe commento, ignorando l'ultima domanda di Vivian.
 una delle citt storicamente pi importanti d'America. E i tuoi avi ebbero un ruolo
fondamentale nei secoli passati.
I miei avi impiccavano streghe nel Seicento. Non  esattamente una cosa di cui andare fieri.
Ma in verit questo posto mi incuriosisce un sacco, con i suoi vialetti di ciottoli e le spettrali
case nere. Superiamo un'auto della polizia con il logo di una strega sulla fiancata. Da bambina le
provavo tutte per farmi portare qui da pap, ma lui non voleva saperne. Diceva che non succedeva mai
niente di bello a Salem e chiudeva l la conversazione. E con lui  inutile insistere.
Davanti a noi accosta il pullman di uno di quei tour a tema che portano i turisti a caccia di
fantasmi. Vivian inchioda a uno stop e quando riparte praticamente tallona l'autobus. Mi indica lo
slogan con un cenno del mento. Ecco un bel lavoretto che potresti fare.
Io le sorrido. Non credo ai fantasmi. Svoltiamo a destra su Blackbird Lane, l'indirizzo che
compariva sempre sui bigliettini che la nonna mi mandava quando ero piccola.
Be', sei l'unica in tutta Salem, allora. E non dubito che abbia ragione.
Per la prima volta in questo turbolento tragitto il mio stomaco smette di ballare. Ecco il civico
1131 di Blackbird Lane, la casa in cui  cresciuto mio padre, in cui ha conosciuto mia madre.  un
enorme edificio bianco a due piani con le persiane nere e una veranda colonnata. Il tetto  coperto da
tegole di legno scuro consumate dall'aria salmastra. Il prato, perfettamente curato,  circondato da un
cancello in ferro battuto dalle spire appuntite.
Proprio delle dimensioni giuste dice Vivian guardando la nostra nuova casa.
Il vialetto di mattonelle nere  irregolare e tutto dossi a causa dell'usura del tempo e delle radici
degli alberi. L'auto sportiva di Vivian, color grigio metallizzato, si fa strada verso la casa passando
sotto l'arco nero dell'ingresso.
Ma se potrebbero viverci dieci persone senza mai incontrarsi! rispondo.
Appunto...  perfetta.
Mi raccolgo i capelli in una crocchia scombinata e afferro il pesante borsone ai miei piedi.
Vivian  gi scesa dall'auto e le sue scarpe ticchettano sul vialetto. Si avvicina a una porta laterale su
cui campeggia un'elaborata tettoia.
Faccio un bel respiro e apro la portiera. Prima che riesca a dare un'occhiata decente alla nostra
nuova dimora, la vicina esce dalla sua casa blu e ci saluta con entusiasmo.
Saaalveee! Ehi, voi due! Salve! ci accoglie con il sorriso pi ampio che abbia mai visto sul
viso di un'estranea. Si avvicina attraversando il prato.
Ha le guance rosee e un grembiule bianco ricamato. Potrebbe tranquillamente essere uscita da
una rivista per massaie degli anni Cinquanta.
Samantha dice, raggiante. Mi solleva il mento per ispezionarmi il viso. La figlia di Charlie.
Non ho mai sentito nessuno chiamare pap con un soprannome. Ehm, Sam. Tutti mi chiamano
Sam.
Ma per carit! Quello  un nome da ragazzo. Ma quanto siamo carine... Anche se troppo
magre. Fa un passo indietro per osservarmi meglio. Sistemeremo la cosa in un baleno. Scoppia in
una risata tintinnante, di pancia.
Sorrido, anche se non sono sicura che mi stia facendo un complimento. C' qualcosa di
contagioso nella sua felicit. Mi esamina e incrocio le braccia sul petto, a disagio. Mi cade il borsone
dalla spalla, facendomi sbilanciare in avanti.
Jaxon! grida la donna in direzione della sua casa senza dire una parola sulla mia goffaggine.
Un ragazzo biondo, che potrebbe avere all'incirca diciassette anni, esce dalla porta laterale proprio
mentre recupero il controllo del borsone. Vieni a prendere il bagaglio di Samantha.
Mentre si avvicina, una ciocca di capelli color sabbia gli ricade sugli occhi azzurri. Un angolo
della bocca gli si solleva in un mezzo sorrisetto. Lo fisso. Sto arrossendo? Cavoli, che imbarazzo. Fa
per prendermi la borsa che mi penzola dal braccio.
Me la rimetto sulla spalla. Ce la faccio, non preoccuparti.
Questo  mio figlio Jaxon. Non  adorabile? Gli d un buffetto sulla guancia.
Mamma, dai protesta lui.
Io sorrido. Allora, conoscete mio padre?
Certo. E anche tua nonna. Mi sono presa cura di lei quando  invecchiata. Conosco questa casa
come le mie tasche.
Vivian si avvicina con aria truce. Signora Meriwether? Ci siamo sentite al telefono. Si
interrompe, poi: Ha lei le chiavi, presumo.
Certo. La signora Meriwether tira fuori dalla tasca del grembiule un mazzo di chiavi levigate
da anni e anni di utilizzo, poi guarda l'orologio. I croissant al cioccolato saranno pronti tra qualche
istante. Jaxon vi far fare un giro della...
Non ce n' bisogno. Facciamo da sole. C' un che di irrevocabile nella risposta di Vivian.
Non si fida delle persone troppo amichevoli. Una volta avevamo un portiere che mi faceva dei regali e
lei l'ha licenziato.
In realt dico io, sa qual era la stanza di mio padre?
La signora Meriwether si illumina tutta.  gi pronta per te. In cima alle scale a sinistra, in
fondo al corridoio. Jaxon te la mostrer.
Vivian si volta senza salutare, Jaxon e io la seguiamo alla porta.
Lui mi guarda con aria incuriosita mentre entriamo. Non ti ho mai vista in giro, prima.
 la prima volta che vengo.
Anche quando tua nonna era viva? Chiude la porta dietro di noi.
Non l'ho mai conosciuta, mia nonna. Fa strano ammetterlo.
Nell'ingresso ci sono pile e pile di scatoloni, i nostri effetti personali arrivati qui da New York.
Vivian ha venduto tutto ci che era troppo pesante da trasportare appena ha scoperto che questa casa
era gi ammobiliata.
Superiamo gli scatoloni e ci ritroviamo in un ambiente unico con il pavimento di legno lucido,
dove campeggiano un lampadario a candelabro di ferro battuto e una gigantesca scalinata. I tacchi di
Vivian riecheggiano lungo il corridoio a sinistra, un rumorio che la segue ovunque vada. Da bambina
capivo dov'era seguendo quel ticchettio, persino quando si trovava in una stanza piena di donne che
portavano i tacchi. Non mi sorprenderebbe scoprire che ci dorme anche, con quelle scarpe.
Guardo la nostra casa per la prima volta. Ai muri sono appesi dipinti racchiusi in cornici dorate,
alternati a candelieri da parete con lampadine a forma di candela.  tutto molto antico, in legno scuro:
l'esatto opposto del nostro modernissimo appartamento di New York. Questa  roba da libri di favole,
penso guardando la scalinata ricurva con il corrimano di legno liscio e il tappeto orientale che copre i
gradini.
Di qua. Jaxon indica le scale con un cenno del mento. Mi toglie il borsone dalla spalla e
inizia a salire.
Potevo portarlo da me.
Lo so. Ma non vorrei che cadessi di nuovo. Le scale sono pi pericolose delle autostrade.
Allora prima mi ha vista, accidenti!
Sorride della mia espressione.
Questo tizio  troppo sicuro di s. Lo seguo reggendomi al corrimano, nel caso in cui la mia
goffaggine decidesse di farmi un altro scherzetto.
Jaxon gira a sinistra in cima alle scale. Oltrepassiamo una stanza che ha al centro un letto a
baldacchino con un piumone bordeaux: chiunque pagherebbe per dormire in un letto del genere. Dopo
la camera c' un bagno, e dentro vedo un'immensa vasca con i piedini a forma di zampa di animale e
uno specchio con la cornice laminata d'oro.
Jaxon si ferma in fondo al corridoio, di fronte a una porticina che avrebbe bisogno di una bella
mano di vernice. Il pomello  a forma di fiore, con luccicanti petali di ottone. Una margherita, forse?
Lo giro e la porta si apre con un gemito.
Trasalisco.
Ti piace? chiede Jaxon. Mia madre  stata qui tutta la settimana a spostare i mobili e a
sistemarla in vista del tuo arrivo.
Alla mia destra c' un letto di legno scuro, i quattro pali intagliati con motivi floreali. Accanto,
una toeletta dal ripiano in marmo, a sua volta decorata con fiori di legno, e un delicato comodino su cui
 posata una vecchia lampada di vetro giallo. Di fronte a me c' un armadio. Io adoro gli armadi. Su un
lato del letto c' un piccolo tappeto bianco. E una finestra, sul cui davanzale sono adagiati candidi
cuscini di pizzo, che d sul giardino davanti.
 incantevole!
Jaxon sorride, compiaciuto.
Passo la mano sul piumone e sulle lenzuola color avorio. La mia sacca nera da viaggio sembra
fuori luogo in questa stanza piena di oggetti antichi.
Non so cos'altro dire, perci tiro fuori il lucidalabbra dalla tasca e lo apro. Erano anni che non
facevo una conversazione cos lunga con qualcuno della mia et.
Jaxon si toglie il mio borsone dalla spalla. Dove vuoi che lo metta?
Lo prendo io. Allungo il braccio per afferrare la tracolla ma valuto male la distanza e, invece
di togliergli la sacca, finisco per imbrattargli la mano di lucidalabbra.
Lui si ferma e sorride. Il rosa non  proprio il mio colore.
Oh, scusami! Di solito non aggredisco la gente a colpi di gloss. S, certo, come se i gloss
fossero un'arma. Ma che diavolo sto dicendo?
L'unica cosa che mi viene in mente  cancellargli lo sbaffo di rosa, cosa che faccio con la mia
consueta goffaggine: pi che pulirlo, in sostanza, gli do una manata. Il suo sorriso si allarga. Appoggia
a terra la mia sacca e va a prendere un fazzoletto.
Jaxon mi prende la mano imbrattata di lucidalabbra alla fragola, la gira con il palmo all'ins e la
tampona delicatamente con il fazzoletto. Il cuore mi balza in gola. Neanche mi piacciono, i biondi.
Non si rompe, eh? dico. La mano, intendo... non si rompe mica.
Preferisco non rischiare.
La sua sicurezza comincia a essere frustrante. Sta monopolizzando la situazione, dovrebbe
lasciare un po' di spazio al resto del mondo.
Alza lo sguardo dalla mia mano al mio viso. Chiss con cosa mi aggredirai, in futuro.
Mi riprendo la mano. Come? Ah, s. Cio, no. Non ti toccher pi. Merda. Seriamente?
Annuisce trattenendo a malapena una risata. Ci vediamo domani a scuola.
Non ridere di me. Probabilmente non ti sarai mai sentito in imbarazzo, con i tuoi capelli biondi
e la pelle abbronzata. Perci chiudi la bocca! Scompare nel corridoio illuminato da piccole lampade e,
per la prima volta da quando pap sta male, mi sento davvero me stessa.
2
Una compagnia piacevole
Vivian e io sembriamo due stupide, sedute a questo tavolo lunghissimo con il nostro cibo da
asporto.  un tavolo per otto persone, con altrettanti segnaposto decorati.
Infilzo con la forchetta un pezzo di raviolo direttamente dal contenitore di plastica e lo offro a
Vivian, che scuote la testa.  pap lo chef di famiglia, il che tutto sommato ha senso, visto che il suo
lavoro  importare spezie. Lei cucina poco e, quando lo fa, prepara sempre la bistecca, e io sono
vegetariana.
Tuo padre parlava spesso degli anni della sua infanzia trascorsi qui dice Vivian.
Non certo con me. Non ha mai voluto raccontarmi niente di Salem, specialmente nell'ultimo
anno, dopo la morte della nonna. Non sapevo neanche che possedessimo ancora questa casa, l'ho
scoperto un paio di settimane fa.
Immagino che lui e la Meriwether fossero vecchi amici continua, con una punta di
condiscendenza.
A me pare simpatica. Do un morso al pane all'aglio.
Vivian arriccia il naso. Troppo. Scommetto che  una gran ficcanaso.
Non so. Non intendo darle ragione. A me sembra una tipa a posto.
Di certo mander qui suo figlio a raccogliere informazioni. Vivian scuote la testa. Poi
aggiunge, alzando gli occhi al cielo: Ma scommetto che a te non dispiace affatto.
Mi fermo con la forchetta a mezz'aria. Non mi fa n caldo n freddo, onestamente.
Mmm... Be', di certo non ti far male provare a farti degli amici. Si pulisce gli angoli della
bocca con il tovagliolo, macchiandolo di rossetto color mirtillo.
Stringo pi forte la posata. Tanto lo sai che finisce sempre in tragedia...  solo questione di
tempo prima che qualcuno si faccia male, o che i genitori proibiscano ai miei nuovi amici di passare del
tempo con me.
Le persone sono deludenti. Per tu dovresti tenere un po' a freno il tuo atteggiamento. Magari
sorridere, ogni tanto.
Il modo sottile con cui Vivian mi giudica sempre mi fa temere che la nostra vita in questo posto
diventer esattamente com'era a New York. Andr a trovare la signora Meriwether. Attendo una
reazione. Potrei imparare da lei.
Vivian inarca un sopracciglio perfetto, tentando di capire se sono seria o meno. Quattro mesi fa
avrebbe riso come se fosse una battuta, e anch'io l'avrei considerata tale.
Chiudo il contenitore dei ravioli con un sospiro. Da bambina seguivo Vivian ovunque. Mio
padre diceva che ero il suo fan club personale. E lei mi adorava, perch quando si sente venerata d
sempre il meglio di s. Da quando pap  stato ricoverato, per, si  creata un po' di tensione tra noi. E
quando ho scoperto che dovevamo traslocare, quella tensione si  ingigantita in qualcosa che non so
come mandare via.
Mi alzo facendo stridere la sedia sul pavimento e Vivian fa una smorfia. Senza dire una parola
lascio la sala da pranzo, che sembra uscita da un vecchio film inglese. Mancano solo la servit in guanti
bianchi e una compagnia piacevole.
Le scale sono l vicino. Supero un bagno con le pareti scure, color mora, e un'altra stanza che
riesco a definire solo sala da t per signore, che d su un giardino pieno di rose.
Stringo il corrimano e salgo due gradini alla volta. Quando arrivo in cima, l'unica luce  quella
che viene dalla mia camera, un delicato bagliore giallo in fondo al corridoio. La stanza di Vivian  dalla
parte opposta. Probabilmente vuole starmi il pi lontano possibile. Lei e io non siamo mai state due
amanti delle coccole, n due che affrontano i problemi tra loro con un confronto a cuore aperto. Ma non
posso neanche dire che questa nostra freddezza reciproca non mi disturbi.
Vorrei che ci fosse pap. Queste vecchie stanze devono essere piene di ricordi che lo
riguardano. Forse essere qui  una buona cosa, in un certo senso. Potrebbe servire a distrarmi un po'.
Apro la porta della mia stanza.
Ma che cavolo...? I vestiti, che avevo piegato con cura e riposto nell'armadio, sono
ammucchiati sul pavimento.
Ispeziono la serratura per verificare che non sia rotta. Mi pare tutto a posto, in realt. Che non
abbia chiuso bene?
Bel modo di disfare i bagagli esclama Vivian, comparendo sulla porta.
Era tutto in ordine, un'ora fa. Devo aver fatto una pila troppo alta.
Forse c' un fantasma a cui non piaci ribatte lei, sorridendo. Sono sicura che stia cercando di
stemperare l'attrito, ma questo trasferimento a Salem mi ha resa un po'... ruvida.
Esilarante bofonchio. Lei mi volta le spalle e si avvia lungo il corridoio.
In cima al mucchio di vestiti c' un paio di pantaloni della tuta, che indosso al posto dei jeans.
Mentre risistemo quel disastro osservo la mia nuova stanza. Alcune foto di pap sono posate sul
vecchio baule sotto la finestra e la scatola per i gioielli della mamma  sulla toeletta. Cerco di
immaginare i miei che abitavano in questo posto quando erano giovani.
Rimetto a posto l'ultima maglietta e chiudo l'armadio. Prendo una piccola cornice dorata e mi
butto sul letto coperto di merletti.
Nella foto ho quattro anni e sono seduta in braccio a pap, davanti a un caff di Parigi. Mi tiene
la guancia posata sulla testa e io stringo con entrambe le mani un pasticcino alla crema. Lui me ne ha
appena spalmata un po' sul naso e sto ridendo.  stato il viaggio in cui abbiamo conosciuto Vivian,
prima che iniziassi ad andare a scuola e smettessi di viaggiare cos tanto con lui.
Come posso cominciare in una nuova scuola senza un tuo discorsetto motivazionale? chiedo
alla foto. Non sono per nulla entusiasta all'idea. Ma i miei compagni dovranno per forza essere pi
gentili di quelli della mia vecchia scuola, vero? Sogni d'oro, pap. Ti vorr sempre bene. Bacio la
fotografia e la appoggio sul comodino, vicino a un sottile vaso con dentro un unico fiore, simile a una
margherita con il centro pi scuro. Sembra il pomello della porta. Spengo la luce.
3
A causa del mio cognome
Ricontrollo il foglietto che mi hanno dato in segreteria: PRIMA ORA AULA N. 11. Apro la
porta della classe. Essere quella nuova equivale ad avere un bersaglio sulla fronte: i compagni
cominciano subito a importunarti o a scommettere su chi riuscir a rimorchiarti per primo.
Mi guardo intorno mordicchiandomi il labbro. I posti sono quasi tutti occupati, a eccezione di
un paio in prima fila accanto a due ragazze vestite in total black. Io sono pi una da jeans strappati,
casual fino al midollo, il loro invece  uno stile gothic-chic, con camicetta di pizzo, blazer neri e jeans
aderenti. Gli altri studenti sembrano tipici ragazzi bene, quelli che ti aspetteresti di vedere in una
scuola nei dintorni di Boston, o roba simile.
Scivolo sulla sedia accanto alla tizia bionda vestita di nero.
 occupato mi dice.
S, esatto. Da me. Raggelo al suono delle mie stesse parole. Sono talmente abituata a dovermi
difendere che ho risposto male senza neanche volerlo.
Lei e la sua amica, una mora con la carnagione olivastra e i capelli ricci, si voltano verso di me.
Alzati mi intima la bionda. Il trucco nero intorno agli occhi le incornicia lo sguardo glaciale.
Lascia stare, Alice dice una ragazza che non ho visto avvicinarsi. I capelli color nocciola
sono raccolti alla perfezione in uno stretto chignon e indossa un vestito nero di pizzo sblusato in vita.
Mi metter qui. Si accomoda con grazia al banco alla mia destra. Suona la campanella.
Buongiorno a tutti. Come molti di voi sanno, io sono la professoressa Hoxley. E, sapete anche
questo, non accetto ritardi di alcun genere. Benvenuta al tuo primo giorno di seconda liceo mi dice la
donna robusta con occhiali e gonna venuti direttamente dagli anni Ottanta. Che fascino.
Mi tolgo la giacca mentre la Hoxley fa l'appello. Supera la lettera M senza dire il mio cognome.
Ho saltato qualcuno? chiede guardandoci.
Alzo la mano.
S?
Mi chiamo Sam. Mi sono appena trasferita da New York. Deglutisco a fatica. Odio parlare in
pubblico.
Continua. Mi serve il tuo nome completo. Picchietta sul registro con la matita.
Samantha Mather dico a voce un po' pi alta. Tutti gli occhi sono puntati su di me e sento
bisbigliare.
Mather, eh? Mi hanno detto che saresti arrivata. Non abbiamo un Mather in questa scuola da
oltre vent'anni.
Si ricorda l'ultimo Mather che ha frequentato questa scuola... Chi era? Mio padre?
Alice e la ragazza accanto a lei  credo si chiami Mary  si scambiano un'occhiata. Dopo che
 morta quella vecchia pazza pensavo non ce ne fossero pi sussurra Alice all'altra, sempre tenendo il
suo sguardo glaciale puntato su di me.
Mi volto verso di lei. Non reagire. Respira.
Evidentemente non siamo cos fortunati prosegue Alice.
La sfida che le leggo negli occhi manda in frantumi lo scarsissimo autocontrollo di cui ancora
sono provvista. Stai parlando della mia defunta nonna? Che tatto, ragazzi.
Non mi piace che gli studenti parlino senza essere stati interpellati borbotta la Hoxley.
Sono io quella nei guai, adesso?
Alice ride.
Alice, questo vale anche per te dice la professoressa. Mi aspetto che teniate i vostri affari di
famiglia fuori da questa classe.
Ricevuto ribatte lei.
Affari di famiglia? Non pu essere successo tutto questo a causa del mio cognome!
Per il resto della prima ora Alice e Mary si scambiano bigliettini e mi lanciano occhiate torve.
Ho gi la sensazione che non finir bene. La Hoxley ci spiega le regole della scuola e ci consegna il
programma. Il mio arriva direttamente dall'ufficio del preside. Seconda ora storia, poi chimica.
Quando suona la campanella afferro in fretta la giacca e il mio zaino nero.
Mi aggiro senza meta per il corridoio, cercando di capire in che modo sono organizzati i numeri
delle aule. Supero una bacheca di vetro piena di trofei con su scritto FORZA STREGHE! Ma certo,
hanno una strega come mascotte!
Mentre cammino, con lo sguardo ancora rivolto verso la bacheca, vado a sbattere contro
qualcuno. Mi giro e vedo che un ragazzo con i capelli scuri e mossi e gli zigomi alti mi osserva. Occhi
grigi che notano il mio rossore.  cos bello che mi dimentico come si fa a parlare e rimango a bocca
aperta. C' un banco sotto cui possa nascondermi prima di mettermi ulteriormente in ridicolo? Si
allontana prima che riesca a chiedergli scusa.
Sam esclama Jaxon a qualche metro da me. Ti sei persa?
S, e vorrei tanto poter andare avanti veloce fino alla fine della giornata. Cercavo l'aula di
storia.
 quella. Indicando una porta alla sua sinistra. Fai il secondo o il terzo anno?
Il secondo. Tu il terzo, giusto?
 cos ovvio?
Hai la tipica arroganza di quelli al ter... Oh, boccaccia maledetta! Gli ho appena dato
dell'arrogante. Mi sudano le mani. Voglio morire. Sono spacciata.
Jaxon scoppia a ridere. Be', grazie. Non credevo l'avessi notato.
Oh, no, non intendevo questo. Volevo dire che, ehm, sei molto sicuro di te.
La mia unica via di fuga  l'aula, cos mi ci fiondo. Lui per mi viene dietro. Mi siedo in ultima
fila, cercando di cancellarmi dal mondo con la sola forza di volont.
Jaxon viene a sedersi accanto a me, con un gran sorriso ancora stampato in faccia. 
probabilmente la cosa pi bella che mi abbiano mai detto.
Tengo lo sguardo fisso sul banco. Sarebbe anche una situazione divertente, se non fosse cos
orribile. Per fortuna pare averla presa bene. E io vorrei tanto poter dire che  l'unica cosa stupida che
ho detto in vita mia.
Non te la stai spassando nel tuo primo giorno alla Salem High, eh?
Scuoto la testa. Hai notato un gruppo di ragazze della mia classe, tutte vestite di nero... In stile
goth ma piene di soldi?
Le Eredi?
Azzardo un'occhiata verso di lui. Le cosa?
Tipo quelli? Indica con il mento un tizio e una tizia appena entrati in classe. Lui indossa una
camicia nera sbottonata dall'aria costosa, pantaloni e mocassini dello stesso colore. Lei porta un vestito
lungo fino ai piedi con sopra un blazer di sartoria. Total black, ovviamente. Ha i capelli raccolti in una
coda perfetta.
Esatto.
Ce ne sono cinque, a scuola. Lui  l'unico maschio. Discendono dalle streghe originarie. Qui
tutti nutrono per loro una sorta di amore e odio. Sono convinti che li possano maledire, se vogliono. Per
me  una gran cazzata.
Stai scherzando, vero? Ma dalla sua espressione capisco che no, non scherza.
Jaxon. Una ragazza gli fa un cenno dall'altro lato della stanza.  carina, ha un fascino...
cavallino.
Lui le sorride. Ehi.
Siediti con noi dice indicando la sua amica, che sembra una sua copia spiccicata.
Nah, sto bene qui. Aspetto Dillon. La ragazza mi lancia un'occhiata furibonda.
Perfetto. Un'altra persona a cui non piaccio. Sto andando alla grande, non c' che dire.
4
Non rido mai dei biscotti
Sono sul marciapiede di fronte alla Salem High a osservare le macchine che si fermano nel
parcheggio. Dall'altra parte della strada vedo arrivare quattro Eredi. Devo ammettere che, insieme,
hanno un'aria in qualche modo intrigante.  difficile non guardarli.
Quando passano loro, gli altri si fanno da parte. Tutti per li seguono con lo sguardo, me
compresa. Poi, insieme, come se avessero ricevuto un segnale, si girano verso di me. Mi mordo il
labbro inferiore e distolgo lo sguardo.
Sento un pizzicore improvviso alla nuca e mi volto, trovandomi davanti Alice che stringe fra le
dita una ciocca dei miei capelli. I suoi occhi truccati di nero mi fissano con aria di sfida. Ma che...?
Mi passa accanto e attraversa senza badare minimamente alle auto.  inquietante da morire.
Faccio per scendere dal marciapiede e vedo che il ragazzo moro con cui mi sono scontrata in corridoio
mi guarda.
Proprio mentre sto per gridare qualcosa ad Alice, l'auto di Vivian si ferma nel parcheggio con
uno stridio di freni. Lei raggiunge gli altri Eredi e proseguono insieme.
Ti stai facendo degli amici? chiede Vivian quando salgo in macchina.
Suppongo che non abbia visto Alice strapparmi la ciocca di capelli. Nemici, al massimo.
Vorrei tanto non aver risposto male ad Alice, alla prima ora.
Vivian sfreccia via a una velocit tale che si sente la puzza di gomma bruciata. Sam. Il suo
tono fa capire che ho fatto qualcosa di sbagliato.
Sinceramente, stavolta non  tutta colpa mia. A scuola vige una specie di ordine sociale
stregonesco, o roba simile. E il mio cognome non mi aiuta. Vorrei che qualcuno mi abbracciasse e mi
dicesse che non sono una persona orribile e che andr tutto bene, ma Vivian non  il tipo da simili
smancerie. Ho bisogno di pap.
Salem va fiera delle sue streghe. Quella parte di storia  reale, per le persone che vivono qui.
Be', per me  follia. Sento che lo stress della giornata sta per avere il sopravvento su di me.
Lei sospira. Questo atteggiamento non aiuter le tue relazioni sociali. Svolta in una strada
laterale e devo reggermi alla maniglia, tanto va veloce. Forse potresti provare a metterti nei loro
panni.
Non mi scuser certo solo perch ho lo stesso cognome di un tizio con la parrucca bianca che
secoli fa ha preso delle pessime decisioni.
 pi complicato di cos, e la cocciutaggine peggiorer solo le cose.
Eccoci qua. Punto di non ritorno raggiunto. Non mi servono i tuoi consigli.
Vivian stringe pi forte il volante e inchioda. Arrangiati, allora!
Incrocio le braccia sul petto, distogliendo lo sguardo dalla mia matrigna mentre percorriamo
sobbalzando il vialetto di casa. Neanche il tempo di fermarci che sono gi scesa dall'auto. Appena
metto piede nell'ingresso, i soffici divani bianchi e il grande caminetto della stanza sulla destra attirano
la mia attenzione. Ieri ero impegnata a disfare i bagagli e non ho esplorato la casa. Appoggio lo zaino ai
piedi del tavolinetto di legno all'entrata e mi infilo nel corridoio a destra delle scale, felice di avere
qualcosa con cui distrarmi.
Il corridoio  lungo e pieno di porte. Ritratti di lontani parenti morti da tempo pendono dalle
pareti. Riesco a immaginarmeli mentre camminano per la casa con una candela in mano. Sbircio nella
stanza con il caminetto, probabilmente il soggiorno. C' un bellissimo tappeto e il tavolino  in realt
un antico baule di pelle.
La porta successiva  chiusa, la apro. Wow!
La stanza  immensa, e sulla sinistra c' un pianoforte. Qua e l ci sono divani antichi su cui
non mi ci vedo proprio a sedermi. Decanter colmi di chiss quale alcolico sono adagiati su un vassoio
d'argento carico di delicati bicchieri di cristallo. Sollevo il coperchio della tastiera del piano e premo
un tasto a caso.
Dall'altro lato della stanza, tra due alte finestre, c' il ritratto di una ragazza all'incirca della mia
et. Indossa un vestito di seta blu e bianco drappeggiato in pizzo e tiene in mano un mazzo di fiori
gialli. Dalla sua espressione sembra a proprio agio, come se conoscesse l'autore di quel dipinto. Sono
intrigata.
Sotto il quadro c' un tavolino con sopra un libro di poesie aperto. Le pagine sono ingiallite.
Margherita... mormoro leggendo il titolo della poesia. Ma s, il mazzo di fiori! Sono margherite
gialle. E ora che ci penso, sono le stesse di cui  piena la mia stanza.
Alle mie spalle sento uno schianto e per poco non grido di paura. Mi volto e vedo il coperchio
del piano che si  richiuso. Mmm, nulla di buono... Vivian mi chiama ed esco di corsa dalla stanza,
chiudendomi la porta alle spalle. Mi tremano le mani.
S? rispondo.
Bussano!
Quando torno nell'ingresso mi ritrovo davanti Jaxon, in piedi in mezzo alla stanza con in mano
un vassoio di biscotti. Non ridere, mia madre voleva che vi portassi questi.
Vivian mi lancia un'occhiata che pu significare solo: Te l'avevo detto che erano dei
ficcanaso, poi si volta e se ne va. Potrei anche essere d'accordo ma, dopo la giornataccia che ho
passato, sono felice che ci sia qualcuno, a scuola, che non mi ritiene una persona orribile.
Prendo il vassoio. Non rido mai dei biscotti.
Burro e gocce di cioccolato.
Davvero? Tua madre  mitica dico ad alta voce per farmi sentire da Vivian.
S, be', semmai ti venisse fame, passa da noi. Mia madre  un fenomeno ai fornelli.  il suo
ambiente naturale. Coltiva erbe e ortaggi, persino d'inverno.
Una ciocca di capelli dorati gli ricade sulla fronte e rimango a fissarla un secondo pi a lungo di
quanto dovrei. Vuoi restare un po'? Stavo facendo un giro per la casa. Non ricordo quando  stata
l'ultima volta che ho invitato qualcuno a passare del tempo con me. Se pap fosse qui ci rivolgerebbe
un sorrisetto ebete, mettendomi in imbarazzo da morire, e io eviterei con tutte le mie forze di incrociare
il suo sguardo. Ora, invece, non chiedo di meglio che averlo qui.
Jaxon si scosta i capelli dalla fronte. Certo.
Tolgo la pellicola di plastica dal vassoio di biscotti e mi avvio lungo il corridoio. Sono arrivata
solo alla stanza con il pianoforte dico a bocca piena mentre ci passiamo davanti.
Allungo la mano verso la maniglia della porta successiva nello stesso momento in cui lo fa
anche lui, ma la ritraggo a una velocit tale che per poco non gli do un manrovescio. A New York
nessuno parlava mai con me  di sicuro non i ragazzi che somigliavano a Jaxon  e la cosa mi mette
incredibilmente a disagio. Anche se la mia goffaggine sembra divertirlo un mondo, il che mi fa venire
voglia di pestarlo.
 lui ad aprire la porta, e la stanza che ci si para davanti  piena di libri fino al soffitto. Ogni
scaffalatura di legno scuro  carica all'inverosimile e ci sono volumi persino sul pavimento e sui
tavolini. L'unico posto sgombro  un vecchio caminetto ad arco fatto di mattoni, con pannellature di
legno grezzo. Non  raffinato come quello del soggiorno, ma mi piace di pi.
Una biblioteca... All'istante mi dimentico di voler picchiare Jaxon.
Ogni volta che venivo da tua nonna la trovavo in questa stanza.
 strano che tu sappia pi cose di me su mia nonna. Appoggio il vassoio di biscotti su un
tavolo ingombro di volumi.
Perch non sei mai venuta a trovarla? mi chiede.
Esito. Mi domando cosa sappia della mia famiglia.
Jaxon sfiora con le dita un vecchio tavolo da lettura circondato da sfarzose poltrone. Si solleva
una piccola nube di polvere. Se non ti va di rispondere non sentirti obbligata...
No, non c' problema.  che non parlo molto della mia famiglia. Non ho altri parenti, solo mio
padre e la mia matrigna. Dall'espressione che gli vedo sul viso capisco che sa cos' successo a pap.
Mio padre non  mai voluto venire a Salem. E lui e la nonna litigavano in continuazione, perci lei
non  mai stata da noi a New York. Tengo lo sguardo fisso su una pila di volumi.
Charlotte ci parlava di te dice Jaxon.
Rimetto gi un libro troppo velocemente, e quello cade sul pavimento con un tonfo. Mia nonna
parlava di me? Credevo non fosse nemmeno al corrente della mia esistenza.
Restiamo in silenzio per qualche istante. Lui non insiste per saperne di pi, anche se sospetto
che ne abbia voglia. Raccolgo il libro caduto e mi avvicino al caminetto. Dentro ci sono delle nicchie
che somigliano a dei forni da pizza in miniatura. Non c' nulla a dividerlo dal resto della stanza: il
pavimento di legno finisce e cede il passo ai mattoni.
Scommetto che lo usavano per cucinare dico.
Lui ride. S.
 divertente?
No, voglio dire,  piuttosto ovvio che sia cos, ma in fondo sei una ragazza di citt dice tutto
allegro.
Rido anch'io, felice di aver distolto la conversazione dalla mia famiglia. Ah s? E tu cosa ne
sai di vecchi caminetti?
Be', sono un elemento cardine della nostra storia, da queste parti.
Raccontami. Mi sembrate ossessionati dalla vostra storia.
E poi io costruisco mobili prosegue. Perci le noto queste cose.
Ah s? Sono davvero sorpresa. Non mi aspettavo che facesse granch, a parte essere fico.
Di solito, all'interno di caminetti come questo, ci sono i ganci per appendere pentolini e
utensili. China il capo per guardare sotto la mensola di mattoni. Trovato. Dammi la mano.
Mi avvicino e mi prende la mano destra. Il suo palmo  caldo e leggermente calloso. Mi guida
le dita verso il lato sinistro dell'arco. Ora che gli sto accucciata cos vicino, sento che profuma di alberi
di Natale.
Hai ragione! Afferro un piccolo gancio di ferro e, quando lo tiro, si muove.
Si sente uno scricchiolio. Jaxon e io ci guardiamo. Una folata di vento che odora di vecchia
pelle e fiori secchi soffia fra di noi. Mi ritraggo dal camino, chiss che non mi crolli sulla testa.
Porca... dico appena vedo il muro alla sinistra del caminetto. Una parte della pannellatura di
legno si  aperta di qualche centimetro, rivelando una porta. Vieni a vedere.
Jaxon si alza e scruta la parete con curiosit.
Avevo sentito dire che nelle case pi vecchie ci sono passaggi come questo. Solo che non ne
avevo mai visto uno.
Com' che sei cos calmo? Abbiamo appena trovato una porta segreta! Il volume della mia
voce sorprende persino me stessa.
Sfioro il telaio della porta.  perfettamente incastrato tra il caminetto e le pannellature, nessuno
potrebbe sospettare mai della sua esistenza. La apro e mi trovo davanti uno stretto corridoio che
conduce a una scala a chiocciola altrettanto angusta. Le pareti sono fatte con gli stessi vecchi mattoni
del caminetto e il pavimento  di assi di legno, come le parti pi vecchie della casa. Tremo
letteralmente dall'emozione mentre entro nel varco. Se c' una cosa che ho sempre voluto, fin da
bambina,  trovare un passaggio segreto.
Sam! strilla Vivian dal fondo del corridoio.
Salto fuori dall'eccitante nascondiglio e torno nella biblioteca, chiudendomi la porta alle spalle.
Presto, aiutami.
Jaxon afferra il bordo della porta e tira, ma non riusciamo a chiuderla del tutto.
Sam, sei qui? La voce di Vivian si fa pi vicina. Non voglio che veda il passaggio. Non
prima che io lo abbia esplorato.
Togli un secondo le dita dice Jaxon, e allunga un braccio dentro il caminetto. Sposto la mano
e lui tira il gancio. La porta si chiude con un clic.
Ti stavo cercando. Vivian, infastidita, entra nella stanza. Abbiamo delle commissioni da
sbrigare.
Okay. Cerco di comportarmi come se fosse tutto normale, ma sono abbastanza sicura che sto
sudando.
Lei guarda prima me poi Jaxon e si accorge che c' qualcosa di strano in noi. Se non altro, 
impossibile che indovini che abbiamo trovato una porta segreta...
5
Fammi fare l'albero
Sbatto la testa contro il finestrino dell'auto quando Vivian inchioda davanti alla scuola. Mi
massaggio il collo. Ho dormito di merda, stanotte. Non che sia una novit: non riposo pi bene da
quando mio padre  in coma.
Tieni dice Vivian prendendo qualcosa dal sedile posteriore. Portali in classe. Potrebbero
servirti ad ammansire i tuoi compagni e a farti benvolere. Mi passa una scatola di pasticcini.
Mi rendo conto che sta dicendo sul serio. E come faccio a dirle di no?  un bel gesto, da parte
sua. Dev'essere preoccupata per me. Ma siamo seri... pasticcini? Qui non siamo a una delle sue
festicciole. Se porto a scuola questa roba il mio secondo giorno sembrer solo troppo ansiosa di
piacere. Quelle ragazze mi sbraneranno viva. Sento suonare la campanella.
Grazie. Cerco di sfoderare un sorriso, prendo le mie cose e corro dentro. Quando svolto in
corridoio ci sono solo pochissimi ritardatari in vista. Apro la porta della classe della Hoxley proprio
quando suona la seconda campanella.
Tutti sono gi seduti e l'unico posto disponibile  quello accanto a Susannah, l'Erede cui ho
accidentalmente rubato il posto ieri.
Giusto in tempo, signorina Mather. E ha con s dei doni, vedo dice la Hoxley adocchiando i
pasticcini con bramosia.
Avrei dovuto buttarli nella pattumiera. Sono solo un... be', ho pensato... ehm... ho portato
questi. Benissimo, ho fatto la figura della perfetta idiota. Le Eredi ridacchiano quando passo la scatola
alla professoressa Hoxley.
Tiro fuori il lucidalabbra alla fragola e il quaderno con i miei orari, e mi siedo. La Hoxley fa
girare la scatola con i pasticcini e tutti ne prendono uno, a eccezione delle Eredi. Io studio il mio
programma fingendomi impegnatissima. Non posso fare a meno di notare che manca un mese al mio
compleanno.
Sweet sixteen, un paio di palle. Io detesto il mio compleanno. Quando ero piccola organizzavo
feste cos orrende che ha cominciato a girare la voce che fossi maledetta. E a undici anni ho smesso di
festeggiare e basta. Va gi tutto da schifo, l'ultima cosa che mi serve  un altro po' di sfiga.
Faccio un cerchio intorno al 27 ottobre e ci metto su una bella croce. Poso la penna e guardo
l'orologio: per fortuna un'ora non dura poi cos tanto. Mi accorgo che la penna sta rotolando verso il
bordo del banco e tento invano di afferrarla. Susannah invece non sbaglia e la prende a mezz'aria,
prima che tocchi terra.
I nostri sguardi si incrociano. I suoi capelli color nocciola sono legati in un alto chignon e
indossa un vestito nero merlettato. Per certi versi mi ricorda una ballerina. E non ha neanche quell'aria
malvagia delle altre. Mi allunga la penna. Ha le unghie dipinte di nero.
Grazie.
Suona la campanella. Butto il quaderno nello zaino e mi alzo. Le Eredi escono senza dire una
parola.
In corridoio mi ritrovo bersagliata dagli sguardi di tutti. E non sono occhiate che dicono: Ehi, 
quella nuova, ma sguardi che mi fanno credere che sappiano qualcosa che io non so. Allora  questo
che succede quando non piaci agli Eredi. Detesto la gerarchia sociale che c' qui dentro.
Giro l'angolo, diretta alla lezione di storia. La coda bionda e il blazer nero di Alice spuntano da
dietro l'anta di un armadietto aperto. Gesticola mentre parla e scorgo per un attimo il viso di Susannah.
Mi spalmo contro la parete e continuo a camminare verso di loro. Purtroppo ci sono costretta, visto che
devo andare da quella parte.
Ti ho detto di lasciar perdere dice Alice da dietro l'armadietto.
Non ti sembra strano che il bisnonno di John sia morto proprio ieri sera? chiede Susannah
mentre passo e cerco di origliare la loro conversazione confondendomi tra la folla degli studenti di
passaggio. Tiro fuori il mio orario dalla tasca dei pantaloni e mi appoggio agli armadietti per provare a
non destare sospetti.
Aveva novant'anni commenta Alice.
S, ma come ti spieghi...
Basta! taglia corto l'altra.
Io dico di parlare con lei.
Alice scuote la testa e la coda di cavallo le sfiora le spalle. Assolutamente no. E non pensare
che non ti abbia visto prenderle la penna, stamani.
Io? Stanno discutendo a causa mia? Faccio un passo avanti. Perch mai Susannah vorrebbe
parlare con me a proposito della morte del bisnonno di qualcuno?
Forza. Sputa il rospo mi sussurra Jaxon all'orecchio.
Faccio un salto per lo spavento e picchio il gomito contro l'armadietto di metallo. Alice si volta
di scatto al rumore e mi vede a meno di due metri da lei, con uno sguardo colpevole puntato nella loro
direzione. Stringe le palpebre e io mi allontano in fretta insieme a Jaxon. Non so perch ho pensato che
fosse una buona idea spiarle. Non farmi notare  una cosa che mi riesce malissimo. E sono piuttosto
sicura che dopo questa prodezza ad Alice piacer ancora meno.
Sputare il rospo riguardo a cosa? rispondo, mettendo pi distanza possibile tra Alice e me.
Jaxon mi apre la porta della classe. La porta segreta. Cos'hai trovato?
A dire il vero non sono entrata.
Paura? Gli occhi azzurri gli si illuminano.
Sorrido e mi metto a sedere. No, ieri siamo tornate a casa tardi perch Vivian mi ha trascinato
in giro per tutta la citt a fare commissioni. E dieci minuti dopo che siamo rientrate  andata via la luce.
 tornata solo stamattina.
Quindi stai aspettando me per andare a vedere.
Fingo di provare fastidio nel vedere la sua espressione divertita.
Tutti al proprio posto ci esorta il professor Wardwell togliendosi la giacca e appendendola
allo schienale della sedia. Come molti di voi forse immaginano, il nostro corso giocher un ruolo
importante nell'annuale fiera storica di Salem perch organizzeremo una rievocazione. Oggi assegner
le parti.
Oh, no! Io non riesco neanche a parlare davanti ai miei venti compagni di classe, figurarsi di
fronte a un pubblico vero.
Inoltre prosegue Wardwell, scriverete tutti un saggio su un aspetto specifico del processo
alle streghe.  un compito di gruppo, quindi lo svolgerete a coppie. Oggi dovrete trovare un compagno
e un argomento su cui scrivere. Prende una grossa pila di fogli da distribuire. Questo  il copione.
Non  proprio la mia giornata. Per favore fammi fare l'albero, o un'altra parte che non preveda
battute.
Per lo spettacolo lavoreremo con la classe della professoressa Edelson, e ogni parte verr
distribuita in maniera equa. Non voglio sentire lamentele sulle assegnazioni, perch non ho intenzione
di fare modifiche.
 una classe speciale, la nostra prosegue il professor Wardwell, visto che abbiamo dei veri
discendenti dei protagonisti del famoso processo alle streghe. Credo sia giusto dare a ciascuno di loro
l'opportunit di interpretare il proprio antenato.
Gi a met di questa frase lo stomaco mi balza in gola. No, no, no!  una pessima idea! I miei
parenti hanno avuto un ruolo chiave in quei processi. Non ce la posso fare.
Gli occhi di Wardwell si posano su di me. Samantha, se non mi sbaglio discendi da Cotton
Mather, giusto? Tutti si voltano a guardarmi.
Scivolo di qualche centimetro in gi sulla sedia, nel tentativo di scomparire. S. Ehm, in realt,
forse non  meglio che lo faccia qualcun altro? I due Eredi che seguono storia insieme a me mi
guardano con particolare interesse.
Il professor Wardwell aggrotta la fronte. Non hai sentito quello che ho detto, Samantha?
Nessuna lamentela.
Sam lo correggo.  che io non... non sono proprio un'attrice, mi creda.
Qui non si tratta di vincere l'Oscar, Sam.  una celebrazione della nostra storia. E tu
parteciperai, se vuoi avere una speranza di passare il mio corso.
Brutto stronzo.
John e Lizzie, anche voi interpreterete i vostri antenati dice il professor Wardwell ai due
Eredi.
Fantastico esclama John, lanciandomi un'occhiata cattiva.
Un momento. John... era suo il bisnonno che  morto? Mi agito sulla sedia, profondamente a
disagio.
Professore dice una ragazza in prima fila. La riconosco, era con me alla prima ora. Ha una
vocetta acuta e si tiene le mani sulla pancia. Devo andare in bagno.  un'emergenza.
Prima di ricevere una risposta schizza fuori dalla stanza tappandosi la bocca.
Leggete il copione, io torno subito. Il professor Wardwell esce dalla classe seguendo la
ragazza.
Bella, Jax! dice un tizio con la maglia da lacrosse seduto davanti a me. Lo facciamo insieme
questo saggio?
Mi stai chiedendo se voglio scrivere tutto il compito da solo mentre tu mangi il mio cibo e
svieni coperto di briciole sul divano di casa mia? ribatte Jaxon. Si vede che sono ottimi amici.
Be', se ti va.
No, amico. Ho gi promesso a Sam che lo avrei fatto insieme a lei.
Bugiardo dice l'altro. Ma non ti biasimo.  molto pi carina di me. Mi porge la mano e io
la stringo. Io sono Dillon.
Sam rispondo, e lui mi fa il baciamano. Mi ritraggo istantaneamente e Dillon sorride, con
Jaxon che scuote il capo. Il caschetto di Lizzie ondeggia nella mia direzione e la vedo bisbigliare
qualcosa a John. All'improvviso mi pento di aver origliato la conversazione di Alice. Vorrei non essere
mai entrata nel raggio d'azione del loro radar.
Il professor Wardwell rientra in classe.  tutto sotto controllo. Non fa neanche due passi
prima che un altro ragazzo, anche lui con me alla prima ora, gli passi accanto di corsa. O forse no si
corregge.
Oh, merda! Quante sono le possibilit che due ragazzi che hanno fatto la prima ora con me si
sentano male lo stesso giorno? Per favore, fa' che sia solo una coincidenza. E qualsiasi cosa sia, fa'
che non sia colpa di quei pasticcini.
6
La ragazza pi strana
Quando esco in corridoio, alla fine dell'ultima ora, gli sguardi sospettosi si sono moltiplicati.
Sento brandelli di conversazione mentre cammino. Avvelenamento... L'ha fatto apposta...
Almeno quindici, forse di pi... Quanto devi essere bastarda?
Vado verso il mio armadietto e mi risistemo lo zaino in spalla. Gli altri studenti mi evitano.
Quindici dei miei compagni di classe si sono sentiti male? Sul serio? Voglio morire.
Ci sono alcuni ragazzi che chiacchierano e ridono davanti al mio armadietto. Quando mi
vedono, per, fingono di dover andare da qualche parte con urgenza.
Dev'essere uno scherzo. Sull'anta del mio armadietto vedo scritto PSICOPATICA a grandi
lettere nere. Mi volto e mi guardo intorno nel tentativo di scoprire il colpevole, e invece  che fortuna 
John e Susannah stanno venendo verso di me. Lei si risistema una ciocca di capelli nello chignon e apre
un armadietto a qualche metro dal mio. Non mi guarda.
John le passa accanto e si china su di me, cos vicino che riesco quasi ad assaporare il suo
profumo. A volte la verit fa male.
So che dovrei andarmene e basta, ma non  giusto! Non gli ho mai rivolto la parola, n
tantomeno gli ho fatto qualcosa. Lui fa una risatina e le parole mi escono di bocca impetuose, come la
Coca-Cola da una lattina agitata per ore. Credimi, se volessi far star male qualcuno avrei cominciato
da te. Sbatto l'armadietto e mi giro per andarmene.
Ehi, Sam mi grida dietro una volta che ho messo cinque metri buoni tra noi. Hai mandato
anche tuo padre in ospedale? Ho sentito che rischia di morire.
Adesso basta. Lascio cadere lo zaino e mi avvento contro quella sua faccia dai lineamenti
perfetti. Lo ammazzo! Gli strapper via a unghiate quel suo sorrisetto da stronzo! Jaxon, che non
sapevo neanche fosse qui, mi prende al volo appena prima dell'impatto.
Non sei stato gentile, amico dice a John.
Abbiamo attirato una folla di curiosi. Io mi divincolo per liberarmi, ma Jaxon mi stringe
saldamente tenendomi con un braccio intorno alla vita.
John mi rivolge un sorriso arrogante e mi mostra il dito medio. Susannah gli tira gi la mano e
prova ad allontanarlo.
Non finisce qui gli dico. Non so bene di cosa lo stia minacciando, ma non me ne frega nulla.
Se ricapita la lascer fare. Anzi, l'aiuter aggiunge Jaxon.
Mentre Susannah lo trascina via, John allarga le braccia come a invitarmi a farmi sotto. Come
cavolo hanno fatto a sapere di mio padre?
Che sta succedendo qui? interviene il preside Brennan.  alto, ha il riporto prominente e la
camicia di una taglia troppo piccola. Tutti si disperdono.
Jaxon mi lascia andare. Qualcuno ha imbrattato l'armadietto di Sam.
Il preside esamina la scritta. Ho letto di te nei registri della tua vecchia scuola a New York. 
un brutto modo di cominciare l'anno, Samantha.
Tiro subito fuori le unghie, sulla difensiva. Pensa che sia colpa mia? Come posso controllare
una cosa simile?
Potresti partire dal tuo carattere, intanto replica in tono autoritario.
Stringo forte i denti.
Brennan si raddrizza sporgendo il petto in fuori e temo che gli saltino i bottoni della camicia.
Ora andate, me ne occupo io. E ci scaccia con un movimento della mano.
Apro la bocca ma la richiudo appena incrocio lo sguardo di avvertimento di Jaxon. Raccolgo lo
zaino da terra e guadagno l'uscita a grandi passi.
Stai bene? chiede quando siamo fuori.
S.
Vuoi che prenda a pugni quell'idiota? Lo farei, sai.
No. Posso cavarmela da sola.
S, ho visto. Dai, picchiamolo insieme. Tu riempi di cazzotti la sua testa bacata e io mi occupo
del resto. Si gira e fa per tornare dentro.
Non posso fare a meno di apprezzare l'intenzione e sorrido. Fermo!  tutto a posto, giuro.
Be', almeno posso accompagnarti a casa?
Annuisco. Mando un messaggio a Vivian. Tiro fuori il cellulare e inizio a digitare. La
risposta mi arriva dopo una decina di secondi: SAR A CASA TRA QUALCHE ORA.
Caspita, aveva proprio una gran voglia di venirmi a prendere. Andiamo.
Quando giriamo l'angolo e ci lasciamo la scuola alle spalle mi sembra di riuscire a respirare
meglio. Vorrei essere sola, in questo momento, ma Jaxon  l'unica persona che sia stata gentile con me
e mi sentirei malissimo a chiedergli di andarsene.  davvero possibile che stia succedendo tutto questo
solo per colpa del mio cognome? Persino gli insegnanti mi giudicano. Jaxon, devo chiederti una
cosa.
Spara!
Non hai scommesso che saresti uscito con me, vero?
Mi sorride. Se cos fosse vincerei?
In strada, un carro funebre avanza seguito da una fila di macchine. Lo guardiamo passare.
Sono la pi odiata della scuola, ma tu sei gentile con me. Non ha alcun senso.
Be', a parte gli scherzi, la mamma mi ha detto cos' successo a tuo padre. Il mio  morto
qualche anno fa. China la testa e si guarda le mani.
Mio padre non sta morendo dico quasi fra me, cercando di scacciare l'immagine del carro
funebre.
S, lo so. Mi fa un mezzo sorriso. Ma... capisco che  molto dura. Io non ci sono stato con la
testa per pi di un anno.
Forse Jaxon  davvero un bravo ragazzo. Mi dispiace, non lo sapevo.
Se mai volessi parlarne, o... cio, so che hai la tua matrigna, ma mi hanno detto che sono un
ottimo ascoltatore.
Lo guardo. Ha la straordinaria abilit di rendere pi leggera qualsiasi discussione. Anch'io
vorrei essere cos. Davvero?
Gi. E mi piace che tu abbia cercato di fare il culo a John, fra l'altro.  uno stronzo. Si ferma
sul marciapiede di ciottoli, davanti al cancello nero di casa mia.
E lo avrei fatto, se non mi avessi fermato.
Certo dice imboccando il vialetto. Dai, andiamo a esplorare quel passaggio.
Vorrei dirgli di no, ma potrei motivare il rifiuto solo dicendogli che ho avuto una brutta
giornata? Non mi sembra un granch come scusa. E poi sta facendo del suo meglio per risollevarmi il
morale. Perci buttiamo gli zaini nell'ingresso e andiamo dritti nella biblioteca. Le assi di legno
cigolano leggermente sotto il nostro peso.
Chiudiamo la porta dico accendendo la luce.
Jaxon la blocca con il gancetto di ottone. Vivian dovrebbe tornare solo tra qualche ora, ma
preferisco non correre rischi. Perch se dovesse scoprire il passaggio anche lei, non sarebbe pi il mio
segreto.
Cerco a tastoni il gancio nel caminetto e l'eccitazione mi fa dimenticare tutto lo stress della
giornata. Sono proprio contenta che Jaxon sia rimasto. Se fosse andato via, probabilmente al momento
mi troverei nella mia stanza, a piangere con la faccia sepolta in un cuscino. Tiro il gancio e il
meccanismo scatta, rivelando la porta nascosta. Jaxon la apre ed entriamo nel corridoio segreto.
C' una vecchia lanterna appesa all'inizio dello stretto passaggio. Credi che funzioni ancora?
chiedo staccandola dal supporto.  pi pesante di quanto immaginassi.
Jaxon la ispeziona nella luce soffusa.  datata di sicuro, ma dimostra pi una settantina d'anni
che trecento.
Ruoto il pomello sulla base di metallo e subito si solleva una fiammella, che getta ombre
danzanti sui mattoni tutto intorno a noi. Se quest'affare  di inizio secolo, allora scommetto che non
siamo gli unici ad aver scoperto questo passaggio.
Jaxon si chiude la porta alle spalle. S, ma per ora questo posto  solo nostro.
Qualcosa, nel modo in cui dice nostro, mi fa pensare a quanto tempo  passato dall'ultima
volta che ho avuto un amico. Sai, non parlo molto di mio padre, con la mia matrigna. Prima hai detto
che posso confidarmi con lei, invece non  cos... Scusa, non so neanche perch te lo sto dicendo.
Salgo con cautela i primi gradini della scala a chiocciola in fondo al corridoio. Sembra che siano stati
costruiti per una persona con i piedi molto piccoli.
Per via delle mie abilit come ascoltatore, ovviamente risponde, e riesco quasi a sentirlo
sorridere. Come funziona, quindi? Non andate d'accordo?
In realt prima che pap si ammalasse avevamo un buon rapporto. In un certo senso siamo
simili: brutto carattere, indipendenti, forse un po' troppo dirette. Solo che quando lui  stato ricoverato
in ospedale le cose sono diventate strane. Ho smesso di parlare per un po' e quando ho ricominciato ho
avuto la sensazione che fosse arrabbiata con me. Non lo so.
Arrivo in cima alle scale e Jaxon  dietro di me.  esattamente come mi sono sempre
immaginata una stanza segreta: non  grande ma ha l'aria accogliente, come una vecchia libreria
polverosa di Londra. Davanti a una piccola finestra quadrata c' una pesante scrivania antica coperta di
carte e libri.
Fantastico! Jaxon accarezza con una mano le pareti inclinate. Siamo in uno dei timpani che
si vedono dalla strada. Ne sono pi che certo.
Timpani? Prendo un libro da un vecchio baule di pelle, e l'emozione per aver trovato questo
posto fa svanire tutti i brutti pensieri sulla scuola.  come nella biblioteca: anche qui ci sono pile e pile
di volumi in tutta la stanza.
 la facciata del tetto spiovente.  per questo che le pareti sono inclinate.
Come sai che si chiama timpano?
Una delle destinazioni turistiche pi famose di Salem  la casa dai sette timpani. Ci sar stato
almeno dieci volte, tra gite scolastiche e visite con la famiglia.
Ah. Sembra che un sacco di questi libri parlino del processo alle streghe.
Gi. Jaxon soffia via la polvere dalla pila di volumi pi vicina. E del tuo avo.
Sulla scrivania c' la fotografia sbiadita di una bella donna con i capelli raccolti in uno chignon.
Stringe la mano di un bambino. Trattengo il fiato. Il sorriso di mio padre  ancora identico a quello di
un tempo. Sfioro con il dito la cornice dorata. Doveva essere lo studio di mia nonna. Era bellissima.
Non avevo mai visto una sua foto, prima d'ora.
Jaxon si avvicina e sbircia la foto: Tuo padre?.
Annuisco senza alzare lo sguardo e prendo un diario rilegato in pelle. Lo apro alla pagina da cui
spunta un segnalibro fatto di nastri di raso e vedo che  piena di scritte in un elegante corsivo. Leggo ad
alta voce.
 stata una buona giornata di ricerche. Sono entusiasta di aver trovato la missiva in uno dei
libri di Perley. Era proprio uno storico bravo e preciso, lui. La lettera  stata scritta dal dottor
Holyoke il 25 novembre 1791 e recita: Nell'ultimo mese  morto un uomo, in questa citt, chiamato
John Symonds, all'et di cento anni meno sei mesi, visto che era nato nel famoso '92. Mi ha riferito
che la sua infermiera gli diceva spesso... che, dalla finestra della camera, vedeva persone infelici su
Gallows Hill, giustiziate come streghe nel delirio dell'epoca.
Trovare la casa di Symonds a Salem mi permetter di chiarire una volta per tutte il mistero del
sito delle impiccagioni. La cercher domattina come prima cosa. Ora devo andare, il bollitore sta
fischiando sul fuoco.
Faccio una smorfia. Cosa credi che significhi? Guardo Jaxon, che si  avvicinato per leggere
meglio, la guancia vicina alla mia. Dice che non si sa dove venissero impiccate le streghe?
Sembra di s conferma lui. Io ho sempre saputo che le giustiziavano a Gallows Hill Park.
Ma  anche possibile che non sia vero. Non me lo sono mai chiesto.
La pagina successiva del diario  bianca.  stata l'ultima volta in cui ha scritto. Torno
all'inizio e riprendo a leggere:
Oggi ho parlato col sindaco.  gentile, ma un perfetto imbecille. Non ha idea se il luogo in cui
eseguivano le impiccagioni sia proprio quello. Ha ammesso che Gallows Hill Park  stato indicato a
caso da Upham. E tutti in questa citt l'hanno accettato senza discutere. Upham ha persino confessato
di non avere alcuna prova a sostegno della sua tesi. Ridicolo.
Ho chiesto al sindaco di indagare e lui mi ha cordialmente messa alla porta.  un vero peccato,
a mio parere, che Salem non sappia quale sia davvero il luogo storico pi importante di cui dispone.
Mable e io risolveremo la questione. Spero che in questo modo si avvicini il momento in cui il mio
Charles e la mia Samantha torneranno a casa da me.
Chiudo il diario, incerta su come interpretare l'ultima frase. Mia nonna voleva conoscermi? Mio
padre diceva che era una tipa eccentrica e solitaria, cosa che ho sempre dato per scontato fosse un
eufemismo per scontrosa e fuori di testa. Sapevo che litigavano spesso, ma se avesse davvero
voluto conoscermi lo avrebbe fatto, giusto?
Mia madre si chiama Mable dice Jaxon.
Davvero? Resto per un po' a guardare la fotografia di mia nonna sulla scrivania. Cosa credi
che intendesse, con l'ultima frase? Non vedo come il sito delle impiccagioni possa essere collegato a
me. Mi chiedo cosa sappia sua madre al riguardo.
S,  un bel mistero. Credo comunque che abbiamo trovato l'argomento per il nostro saggio.
Il luogo esatto delle impiccagioni?  una bella idea. Cercarlo sar come una specie di caccia al
tesoro.
Squilla il cellulare di Jaxon e lui guarda lo schermo.  la mamma. Mi sono dimenticato che
oggi avevo un appuntamento dal dentista.
Dimenticato?
O magari volevo venire qui. Si gira a guardarmi.
All'improvviso sono assolutamente consapevole che a dividerci c' solo il diario di mia nonna.
Grazie di essere l'unica persona che non mi detesta. Per non posso prometterti che non roviner
tutto.
Jaxon sorride. Sei la ragazza pi strana che abbia mai incontrato.
Mi rendo conto che anch'io sto sorridendo. Non immagino cosa possa significare questa
affermazione, visto che hai intenzione di passare del tempo con me.
Significa... e si china leggermente in avanti. Gli squilla di nuovo il cellulare e io faccio un
passo indietro. Voleva baciarmi? Voglio che mi baci?
Sembra deluso. Devo andare dice, guardando il telefono.
7
Tra uno sguardo e un bisbiglio
Mi dirigo subito alla biblioteca pubblica. Sono su di giri per aver scoperto quello studio segreto.
Dopo aver cercato invano su internet la casa di cui ha scritto mia nonna, ho immaginato che la mia
unica speranza di trovarla  e di conseguenza, di trovare il luogo dove avvenivano le impiccagioni  sia
nei vecchi archivi.
L'aria profuma di autunno e le prime foglie hanno gi iniziato a cambiare colore. In strada si
respira un'atmosfera familiare. Le vetrine dei negozi espongono zucche e cappelli da strega. Passo
davanti a un vecchio pub chiamato Mather's Maleficence e, mentre lo guardo, inciampo su una radice
sporgente. Fantastico. A quanto pare tutti, in questa citt, conoscono i miei avi.
Mi fermo davanti alla biblioteca, indicata da un cartello di legno fatto a mano e appeso a un
palo.  un edificio di mattoni e arenaria con due colonne ai lati della porta. Sembra che un tempo fosse
la dimora del capitano John Bertram, mercante e armatore di successo. Cadde in disgrazia e quasi tutta
la sua famiglia mor verso la met dell'Ottocento, probabilmente in questo stesso edificio. Ho appreso
queste informazioni cercando l'indirizzo della biblioteca.
Spingo una delle pesanti porte di legno e mi avvicino alla donna alla reception.  minuta e con i
capelli bianchi, gli occhiali da lettura in equilibrio sulla punta del naso.
Cerco i vecchi registri di Salem, quelli risalenti al Settecento dico piano.
Mi scruta da sopra gli occhiali, in un modo che mi mette in soggezione. Non ti ho mai vista
prima.
Ottimo inizio. Devo per forza essere quella nuova sia alla Salem High sia in citt? Mi sono
appena trasferita.
Allora devi fare la tessera della biblioteca. Come ti chiami?
Samantha Mather sussurro.
Come? Alza la voce, ragazza dice chinandosi verso di me.
Samantha Mather ripeto un po' pi forte. Non mi sono mai vergognata tanto del mio
cognome.
Mather, eh? risponde a voce altissima. Mi guarda inarcando un sopracciglio in segno di
disapprovazione. Un nome antico e ricco di storia. Non sempre allegra.
Annuisco e sento gli sguardi di tutti puntati sulla mia schiena. Scommetto che qui dentro ci
sono almeno un paio di persone che gi sanno del mio incidente di oggi con l'armadietto.
Sa dove posso trovare informazioni sui luoghi dove viveva la gente tra la fine del Seicento e
l'inizio del Settecento? E magari una piantina? chiedo, ansiosa di allontanarmi da l.
Di sopra a sinistra, poi vai in fondo, stanza piccola alla tua destra. L ci sono le copie di tutti i
documenti originali del periodo del processo alle streghe. Torna a ritirare la tessera quando hai finito.
Grazie. Corro verso le scale senza incrociare lo sguardo di nessuno. Potete anche giudicarmi,
ma non devo per forza guardarvi mentre lo fate.
Dopo due ore in compagnia di una pila di libri polverosi e un tavolinetto di legno in una stanza
minuscola, finalmente ottengo alcune informazioni utili. Trovo l'indirizzo della casa di Symonds,
quella di cui parla Perley nel suo saggio sul sito delle impiccagioni delle streghe di Salem. Ma non 
chiaro se ci sia ancora o meno, perch le strade descritte nel libro non corrispondono a quelle attuali.
Passo una mano su alcuni libri che parlano dei miei avi, Cotton e Increase Mather. Se il mio
cognome deve mettermi i bastoni tra le ruote, in questo posto, almeno voglio sapere perch. A quanto
pare erano due membri rispettati della comunit. Fu proprio Increase a riportare dall'Inghilterra l'atto
costitutivo grazie al quale il Massachusetts diventava una provincia. Purtroppo la pecora nera era
Cotton. Era un ragazzo prodigio, si laure a Harvard a sedici anni e ancora prima di compierne
venticinque era capace di scrivere in sette lingue, tra cui l'irochese. Alcuni storici dicono che fosse
buono e onesto, ma i pi credono che sia stato il principale istigatore del processo alle streghe. Era
talmente ansioso di sradicare il male che, per riuscirci, non si faceva scrupolo a impiccare la gente.
Non posso fare a meno di pensare a come sia radicalmente cambiata oggi la reputazione dei Mather a
Salem.
Un'ombra cade sulla pagina che sto leggendo. Alzo lo sguardo e vedo Lizzie sulla soglia della
stanza. Noto che ha gli occhi di due colori diversi, uno marrone dorato e l'altro verde, un effetto ancora
pi accentuato dai capelli nerissimi.
Allora  vero dice, ispezionandosi le unghie dipinte di nero e decorate con teschietti di
brillantini.
Scusa? Piego il foglio con gli appunti che ho preso e me lo infilo in tasca.
Mi avevano detto che eri qui.
Ma che vuole? Chi te l'ha detto?
Non puoi nasconderti in una citt come questa, Mather.
Mi viene da pensare alle accuse che rivolgevano alle streghe, all'epoca. E non mi sfugge
neanche il fatto che mi stia chiamando per cognome. Stai dicendo che mi hai seguita fin qui?
Sto dicendo che so dove sei. Alza lo sguardo e punta su di me i suoi occhi bicolore.
Mi viene la pelle d'oca. Non finger che questa sua frase non mi abbia turbata, perch  chiaro
che non intende adesso. Intende sempre. Cerco di buttarla sul ridere: Quindi che fai, passi il tuo
tempo libero a seguirmi? Che vita di merda.
Stringe le palpebre per un brevissimo istante. Scoprirai che a Salem ci sono poche cose che
contano, e tu non sei una di queste. A nessuno qui importa cosa ti succede.
 una minaccia? Se c' una cosa che ho imparato a New York  che non devo farle capire di
essere a disagio. Non me ne frega niente se sai dove sono. Mi hai trovata, sono qui a leggere un libro.
Congratulazioni per la scoperta.
E lei che fa? Sorride. Aspetta e vedrai. Te ne fregher.
Okay, conversazione finita. Do un calcio alla porta e gliela sbatto in faccia. Per una
sfortunatissima coincidenza, per, proprio in quel momento va via la luce. Dal corridoio, attraverso la
finestra aperta che lascia penetrare una sottile falce di luce, la mia unica fonte di illuminazione, sento
Lizzie ridere.
Non ci posso credere, accidenti. Mi alzo e sbatto il ginocchio contro una sedia di legno. Ahi!
La sposto e, pi lentamente, mi avvicino alla parete. Non  possibile che stia succedendo
davvero. Inizio a picchiare la mano contro il muro e dopo un po' sento sotto le dita un interruttore. Lo
premo ripetutamente, su e gi, su e gi. Niente.
Trovo la maniglia della porta e tiro, ma non si muove. Tiro ancora, pi forte. Niente. Mi butto
all'indietro con tutto il peso del corpo e mi aggrappo alla maniglia. Ancora niente. Lizzie si 
allontanata e mi ha lasciata l, sola e in trappola.
Che mi abbia chiuso dentro? A quanto ne so non c' modo di chiudere, senza chiave. Come ha
fatto? Forse la serratura  vecchia e si  inceppata quando ho sbattuto la porta? Ma questo non spiega
perch sia andata via la luce. Prendo il telefono, ma non c' segnale.
Non resta che battere colpi sulla porta e gridare. Aiuto!
E se non mi sentono? Sono in una parte della biblioteca dove non viene mai nessuno. Anche se
a pensarci bene non  cos isolata, visto che Lizzie e le sue spie mi hanno trovata senza fatica, ma
tant'. Che cos'ha in mente quella ragazza, comunque? Trovo difficile credere che questa storia e lo
scherzetto dell'armadietto non siano collegate.
Passano venti minuti prima che un custode dall'aria trasandata mi trovi.
La prego, mi aiuti a uscire di qui strillo. Sto cominciando a sentire puzza di stantio, ed  buio.
Inoltre non sono una grande fan dei ragni che, ne sono sicura, hanno fissa dimora in questa stanza cos
poco utilizzata. Riesco quasi a sentirli mentre zampettano verso di me sopra i vecchi manoscritti. E
soprattutto non mi piace trovarmi in trappola.
Quello armeggia con un mazzo di chiavi, ma non sembra avere quella giusta. Alza una mano
come a dirmi Aspetta l e si allontana.
Passano altri dieci minuti e sto diventando irrequieta. Anzi, sudo come una fontana. Mi incollo
alla finestrella. Vi prego, qualcuno torni... chiunque.
Il mio respiro sta appannando il vetro quando di fronte a me compare la bibliotecaria del piano
di sotto. Mi salta il cuore in gola. Per la miseria, me la sono fatta sotto! E non  venuta da sola: c' un
piccolo gruppo di spettatori alle sue spalle.
Niente panico, peggiorerai solo le cose! mi grida.
Sono calma! mento.
Bene. Lo sentono, sai? mi avvisa.
Chi sente cosa? chiedo.
I fantasmi.
Istintivamente mi guardo alle spalle. Non c' niente. Certo che non c' niente. Che problemi
hanno in questa citt? Voglio gridare che non credo ai fantasmi, che  stata colpa di Lizzie se la porta si
 bloccata. Ma mi pare di aver gi dato abbastanza spettacolo.
Sento un cupo ronzio. Un trapano?
Stai indietro! grida il custode.
La porta vibra e dopo pochi secondi un pezzettino di metallo mi cade vicino ai piedi. La porta si
apre di colpo, rischiando quasi di colpirmi. Faccio un balzo indietro e finisco contro il tavolo, perdendo
l'equilibrio. Mulino le braccia per non cadere, tra i risolini della folla.
Stai bene? chiede la bibliotecaria con voce drammatica.
S, grazie rispondo. Devo avere uno sguardo da invasata. Con tutti quegli occhi puntati su di
me, quasi vorrei essere rimasta chiusa al buio finch tutti si fossero dimenticati persino che esisto.
Sono fradicia di sudore, ho i capelli appiccicati alla faccia e mi sono appena lanciata di schiena
contro un tavolo. Con mia grande irritazione, peraltro, tra uno sguardo e un bisbiglio la folla 
raddoppiata.
Esco alla luce e vedo John in fondo al corridoio, appoggiato a uno scaffale. I nostri sguardi si
incrociano e il mio sistema nervoso gi provato impazzisce. Non penso pi. Corro e basta.
8
C' qualcosa che non quadra
Oggi mi ha telefonato il preside mi informa Vivian sulla porta del soggiorno.
Sono seduta a gambe incrociate sul grande divano bianco con intorno fogli e libri sparsi.
Ti ha detto dell'armadietto?
S. Mi guarda come se mi giudicasse. Non capisco come tu abbia fatto a provocare cos in
fretta un astio del genere.
Mi irrigidisco. Stai dicendo che sarebbe stato pi normale se fosse successo un po' pi tardi?
Conoscendomi meglio, magari?
Sai che non  questo che intendo. Aggredisci le persone senza motivo. Che ti sta succedendo
ultimamente? Non mi dici pi niente.
Mi rilasso un po'. Ha ragione. Prima che pap si ammalasse le avrei raccontato l'accaduto, e lei
avrebbe rivolto ai responsabili qualche epiteto mordace che ovviamente mi avrebbe fatta ridere,
rendendo tutto in qualche modo pi tollerabile. Ora ho la sensazione di essere sempre sulla difensiva.
Sospiro. Stamani quei pasticcini avevano qualcosa che non andava. In quindici sono tornati a casa
vomitando. E tutti hanno dato la colpa a me. Per questo hanno scritto PSICOPATICA sul mio
armadietto.
Serra le labbra. Appoggia un cartone di pizza sul divano accanto a me. Me ne occupo io dice,
ed esce dalla stanza.
Sta chiamando la pasticceria. La sua voce si fa via via pi aggressiva e sta usando con il
pasticcere il suo tono da  chiaro che sei un idiota. Abbiamo entrambe un bel caratterino, e so quanto
siano tremende le sfuriate di Vivian.  accaduto soltanto due volte, quando ero pi piccola, che
perdessimo le staffe l'una con l'altra, ma in entrambe le occasioni abbiamo litigato con tale veemenza
che i vicini hanno chiamato la polizia. La prima volta mi ha lanciato addosso un vaso che  andato a
schiantarsi contro il muro, mentre la seconda ha gridato cos forte e cos a lungo che credevano che
stessero ammazzando qualcuno.
Chiaramente pap non era mai a casa in quelle occasioni, e io non gliel'ho raccontato. Abbiamo
litigato perch lei voleva mandarmi in terapia, perch non avevo amici e credeva che fossi troppo
legata a mio padre. Una parte di me teme ancora che avesse ragione, magari  vero che il mio problema
sono io.
Apro la confezione e do un morso alla pizza al formaggio.  molto diversa da quella che fanno
a New York. Controllo per la centesima volta il cellulare per vedere se Jaxon mi ha scritto. Niente.
Eppure mi era sembrato cos sincero oggi, anche se  piuttosto strano che sia carino con me quando
tutti, a scuola, mi trattano male. Magnifico, Vivian mi ha attaccato anche il suo vizio di sospettare delle
persone gentili.
Mi fermo con la pizza a mezz'aria. Jaxon oggi ha ammesso che sapeva di mio padre. Ma nessun
altro a scuola pu saperlo, come potrebbero? John pu averlo scoperto in un solo modo... Oh, no. D'un
tratto mi sento malissimo.
Raccolgo i libri e i fogli e mi precipito nella mia stanza. Non posso credere di essermi quasi
fidata di lui.  facile abbindolare con tante belle parole una persona sola come me. Sono cos stupida...
Questo non cambia il fatto che ne parler con Mable dice Vivian con voce d'acciaio. Le sue
scuse non mi bastano.
Mi fermo sulle scale. Cosa centra la signora Meriwether con la pasticceria? All'improvviso mi
torna in mente quello che mi ha detto Jaxon sulla cucina di sua madre, e la sensazione di disagio che
provo si amplifica. Forse Vivian aveva ragione su di loro.
Tutto sistemato mi assicura Vivian dal fondo delle scale.
Combatter per me, lo so, ma ora come ora ho bisogno di conforto pi di ogni altra cosa.
Ottimo dico delusa.
Non c' di che dice, e io percorro il corridoio verso la mia stanza.
Mentre mi avvicino alla camera bordeaux sento che al suo interno il legno antico geme piano.
Sbircio dalla soglia e accendo la luce: la sedia a dondolo si muove avanti e indietro. La fermo
afferrandola per un bracciolo. Perlustro la stanza ma ovviamente  deserta.
Esco e mi guardo intorno con fare circospetto prima di proseguire verso camera mia. Mi
piacerebbe che le lampade alle pareti fossero pi luminose e non creassero cos tante ombre lungo il
corridoio.
Apro la porta, infilo la mano e a tastoni accendo le luci prima di entrare. Subito scopro che i
miei vestiti sono di nuovo ammonticchiati sul pavimento.
Ma che cavolo! protesto con la stanza vuota.
Okay, ora basta. O qualcuno si sta prendendo gioco di me o in questo armadio c' qualcosa che
non va. Aziono un paio di volte la vecchia serratura, che scricchiola. Tolgo dai ripiani i vestiti restanti,
li metto per terra accanto agli altri e vedo che al centro del pannello posteriore dell'armadio c'
intagliato il solito fiore, la margherita gialla che compare su tutti gli altri mobili della stanza. Controllo
bene i bordi e le giunture delle ante per capire se non ci sia qualcosa di strano.
Per scrupolo decido di cominciare a bussare sul legno: sulle ante, ai lati e sul pannello
posteriore. Un momento, qui fa un suono diverso. Riprovo a picchiettare vicino al fiore. Rimbomba,
come se fosse vuoto. Cerco di scostare l'armadio dalla parete per guardarci dietro, ma non si muove.
Peser tipo duecento chili.
Torno a esaminare la margherita e la premo forte. Si sente un lieve scricchiolio e mi accorgo
che uno dei petali sembra essersi spostato. Si  mosso o me lo sono immaginato? Afferro la corolla in
rilievo con la punta delle dita e tiro. Si stacca facilmente.
Infilo la mano nel buco lasciato dal fiore e le mie dita toccano qualcosa di soffice. Con cautela
estraggo un fascio di vecchie lettere legate da un nastro blu. Sono ingiallite dal tempo e odorano di
muffa. Wow! All'improvviso, dei vestiti sparpagliati sul pavimento non mi importa pi nulla.
Mi siedo alla toeletta, sciolgo il nastro e, con delicatezza, apro la prima busta, svolgendo la
spessa carta da lettere all'interno. La grafia  minuta e cos elaborata che risulta difficile da leggere.
Mia carissima Abigail,
niente mi darebbe maggiore gioia che vedere ancora una volta il vostro sorriso. Ritengo
davvero che il male di mia madre sia svanito e di poter fare ritorno da voi. Abbiate pazienza, amor
mio, giacch questi tempi sventurati mi opprimono.
Vostro per sempre,
William
Vecchie lettere d'amore. Che cosa romantica. Scommetto che questa Abigail  la ragazza del
ritratto, quello nella sala del pianoforte. Era la sua stanza, questa? Per qualche motivo ho la netta
sensazione che lo fosse. Evidentemente adorava le margherite gialle, visto che sono disegnate e
intagliate dappertutto.
All'improvviso va via la luce e io sobbalzo. Ma che razza di scherzo  questo? Non adesso, dai!
Poso le fragili lettere e mi guardo intorno alla ricerca della torcia elettrica che tengo sul comodino. Mi
tremano le mani.
Vivian! strillo, uscendo nel corridoio buio, ma nessuno mi risponde. Quando arrivo alle scale,
dall'ingresso giunge una flebile luce. Vivian!
Che c'? La sua voce sembra lontanissima. Scendo e corro fino in cucina. Sono sicura di
trovarla l, si prepara sempre un t, la sera. Apro la porta e la vedo accanto alla stufa, intenta ad
accendere il fornello sotto un antiquato bollitore.
 andata via di nuovo la luce dico.
Ma l'elettricista ha riparato l'impianto da poco.
Dopo le cose strane che mi sono successe oggi, non sono proprio entusiasta di non avere la luce
in camera. S, be', ma in camera mia  buio.
Sbatte la tazza vuota sul bancone di marmo ed esce in veranda dalla porta posteriore. La seguo e
le tengo la torcia mentre scruta il contatore.
Hai ragione, c' un interruttore abbassato. Lo rimette in posizione. Andiamo a dare
un'occhiata dice, ed entra in casa a passo svelto.
Non voglio che veda quelle lettere. Tranquilla. Allungo il passo. Ti dico io se  tornata o
no.
Voglio controllare di persona. Se c' ancora qualche problema chiamer quell'idiota e lo far
tornare. Non ho proprio voglia di passare un'altra serata a sbattere contro i mobili perch non ci vedo a
un palmo dal naso.
Inutile discutere con lei, specialmente quando  cos brusca, perci mi rassegno e la seguo nella
mia stanza. Ho chiuso la porta? Non mi pareva... Sento un formicolio alla nuca. Afferro la maniglia
prima di Vivian, sperando di riuscire in qualche modo a nascondere quelle lettere. C' la luce mi
affretto a dire.
Ti comporti come una squilibrata. Stai bene? Mi guarda e apre la porta della camera.
Mi giro immediatamente in direzione della toeletta, ma le lettere sono sparite. Sparite! Ma
che...? Mi avvicino e tiro indietro la sedia per vedere se per caso non siano cadute.
Questa stanza  un disastro commenta Vivian arricciando il naso. Sam, sei sicura che vada
tutto bene?
Sono esterrefatta. Non riesco a capire dove possano essere finite. S. E non sono stata io.
Parli delle luci?
No, di questo! esclamo indicando i vestiti. Ho trovato tutto cos quando sono entrata. E ora 
scomparsa una cosa, credo ci sia qualcuno che si prende gioco di me.
Stai dicendo che secondo te qualcuno  entrato in casa? Tutte le porte sono chiuse a chiave.
Qui dentro manca qualcosa, ed  la seconda volta che trovo i vestiti per terra. Faccio fatica a
mantenere il sangue freddo.
Rallenta un secondo. Cos' che manca?
Una cosa...
Le cade lo sguardo verso il buco sul fondo dell'armadio. Se non vuoi dirmelo, come faccio ad
aiutarti?
Va bene. Lettere. Le ho trovate nell'armadio.
Quindi mi stai dicendo che qualcuno ha buttato per terra i tuoi vestiti. E che in qualche modo
hai trovato delle lettere nell'armadio. Poi  andata via la luce e queste lettere sono scomparse?
E la sedia a dondolo nella camera bordeaux si muoveva da sola.
Vivian si acciglia. Dormi bene nell'ultimo periodo? Sai che scherzavo quando ho detto che c'
un fantasma a cui non piaci, vero?
Non penso che sia stato un fantasma. Penso che sia stata una persona.
Il bollitore inizia a fischiare. Vado a spegnere il fuoco. Poi ne parliamo.
No. Chiudo subito la porta appena esce.
Chiacchierare con lei significherebbe sorbirsi di nuovo tutti quei discorsi sulla terapia. Io non
sono pazza. E la qualit del mio sonno non ha nulla a che vedere con questa storia. Che quei deficienti
dei miei compagni di scuola si siano spinti a tanto? S, credo che lo farebbero. Forse c'entra persino
Jaxon. Scommetto che si stanno facendo tutti delle gran risate, in questo momento.
Mi vibra il cellulare sul comodino.  un messaggio.
Jaxon: TROVATO NIENTE?
Per qualche motivo questa domanda mi fa ribollire il sangue. Mi sta prendendo in giro,  chiaro.
Io: UN BUGIARDO.
Jaxon: ???
Lancio il telefono sul letto e afferro la torcia di metallo: una fonte di luce o una potenziale arma.
Resisto alla tentazione di scendere le scale sbattendo i piedi perch non ho alcuna voglia di farmi
sentire da Vivian.
Entro nella stanza con il pianoforte e mi metto davanti al dipinto di Abigail, esaminando ogni
dettaglio. Ha un'espressione tranquilla, i capelli marrone scuro e gli occhi grigi. Dietro di lei tutto 
immerso nell'ombra, ma sono piuttosto sicura che abbia posato accanto al caminetto in biblioteca,
proprio davanti alla porta nascosta.
Sono venuta a ficcare il naso nei tuoi segreti dico rivolta al quadro.
Cerco la firma del pittore, ma non trovo niente. Illumino il retro del dipinto. Bingo! C'
appiccicato un biglietto da visita su cui vedo l'elegante grafia di mia nonna. Grazie, Charlotte. C'
scritto ABIGAIL ROE ~1691.
L'anno prima che cominciassero i processi alle streghe. Guardo di nuovo il vestito di seta e
pizzo della ragazza. Sembra fin troppo elegante per l'America di epoca coloniale. Sul libro di storia ho
visto un sacco di illustrazioni delle puritane di quei tempi, e indossavano tutte abiti banalissimi con la
cuffia. I colori che andavano per la maggiore erano il marrone e il nero, non certo tinte vivaci come il
bianco e il blu. A quanto ho letto, i bambini non giocavano n avevano giocattoli, perch erano
considerate attivit frivole e peccaminose.  impossibile che se ne andasse in giro vestita cos nella
Salem del Diciassettesimo secolo. C' qualcosa che non quadra.
Alle mie spalle, un bicchiere di cristallo cade sul pavimento.
9
Maledetta
In corridoio rallento il passo per non dare a Jaxon l'opportunit di parlarmi prima dell'inizio
della lezione.  solo il mio terzo giorno e gi nessuno vuole incrociare il mio sguardo. In una situazione
normale dovrei farmi largo tra la folla, qui invece si scansano tutti al mio passaggio. E non come fanno
con gli Eredi, con loro si spostano in segno di rispetto.  come se avessero paura di toccarmi. Carpisco
qualche brandello di conversazione a proposito della mia prodezza in biblioteca, un aneddoto che
conoscono gi tutti.
Suona la campanella proprio mentre arrivo a lezione di storia, cercando di ignorare il macigno
che sento nel petto. Assumo un'espressione glaciale e apro la porta. Wardwell mi lancia un'occhiata di
disapprovazione, ma non pu dirmi nulla perch tecnicamente sono ancora in orario.
Mi siedo al mio posto accanto a Jaxon, ma tengo lo sguardo fisso davanti a me.
Iniziamo dal vostro saggio dice il professore. Indossa una giacca di tweed con le toppe sui
gomiti.
Sam? sussurra Jaxon. Lo ignoro, e il macigno si fa ancora pi pesante.
Jaxon lo riprende Wardwell, se hai tanta voglia di parlare, allora forse ti va di illustrarmi
l'argomento che avete scelto.
Certo risponde lui senza esitazione. Lavorer con Sam, e il nostro saggio riguarder il sito
delle impiccagioni durante i processi alle streghe. Omette di specificare che secondo noi non si tratta
del luogo che conoscono tutti.
La ragazza carina che gli aveva tenuto il posto l'altro giorno non si volta a guardarci, mentre
tutti gli altri s. Puoi stare tranquilla, penso.  tutto tuo.
Magnifica scelta si complimenta Wardwell. Venerd andremo in visita a Gallows Hill Park.
Potrete fare un po' di ricerca sul campo.
Alzo la mano e il professore mi guarda. S?
Posso fare il saggio da sola?
No.  un lavoro di gruppo. Passa a un altro studente e sento che Jaxon mi fissa. Non oso
guardarlo, perch so che potrei scoppiare in lacrime.
Lizzie  seduta qualche fila avanti a me e si gira. I capelli nascondono a Wardwell il sorriso
malefico che mi indirizza. Da sotto il banco tira fuori una bambolina fatta a mano con la parola
MATHER cucita sopra e un cappio intorno al collo. Jaxon mi afferra il braccio, come a dirmi di non
reagire, ma io mi divincolo dalla sua presa.
John, accanto a Lizzie, mi guarda e pronuncia in un sussurro la parola maledetta.
Mi immobilizzo.  la stessa parola che da bambina ha distrutto tutte le mie amicizie. Hanno
cominciato a chiamarmi cos dopo che la mia amica Kara  caduta nella gabbia del leone, alla festa per
il mio settimo compleanno.
Non sta molto bene, non pu vederti dice la madre di Kara aprendo la porta solo di uno
spiraglio.
Torneremo tra un paio di giorni replica mio padre poggiandomi la mano sulla spalla.
Sam? La voce di Kara arriva dal fondo del corridoio.
Mi dispiace tanto, Kara! grido cercando di guardare dietro sua madre. Non so per cosa mi
scuso, ma so che mi sento in colpa.
Kara arriva alla porta ma sua madre la tiene lontana. Kara, d'ora in poi tu e Sam non vi
vedrete pi. Se ne stavano andando.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime e mio padre si irrigidisce accanto a me.  normale che
sia sconvolta per quello che  successo, ma non  stata colpa di Sam. Tenere le bambine lontane  una
reazione...
Allungo una mano verso Kara, ma sua madre mi blocca. E mi sbatte la porta in faccia. Non
capisco cosa significhi tutto ci. So solo che non avr pi Kara come amica perch c' qualcosa di
sbagliato in me, e non sono sicura di capire cosa sia.
John ghigna vedendo la mia espressione scioccata.  possibile che abbiano scoperto che la
sfortuna mi perseguita fin da bambina? O  solo una terribile coincidenza?
Non sono maledetta. E se lo ripeti un'altra volta, ti faccio sparire quel sorrisetto a suon di
cazzotti! grido. Nella classe cala il silenzio e tutti mi fissano.
Il professore raddrizza la schiena. Signorina Mather, non permetto minacce simili nella mia
classe. Se non riesci a controllarti sar costretto ad allontanarti. Sono stato chiaro?
Lizzie stringe il cappio intorno al collo della bambola.
Stringo i pugni. Ah, mentre invece va benissimo che quella l abbia fatto una schifosa
bambolina voodoo con un cappio? Mi prende in giro? Mi hanno strappato via un ciuffo di capelli,
l'altro giorno!
Wardwell guarda Lizzie, ma della bambola nessuna traccia.
Fuori! Wardwell indica la porta. Raccolgo lo zaino ed esco furibonda.
Professore interviene Jaxon, non ...
Non voglio sentire un'altra parola, Jaxon. Wardwell mi segue in corridoio.
Voglio che tu vada in quella stanza dice puntandomi contro il dito e che ti calmi. Verr a
parlare con te pi tardi.
Attraverso il corridoio, entro nella classe vuota e getto lo zaino sul pavimento. So che non
dovrei permettere al mio caratteraccio di avere sempre la meglio su di me, ma quegli Eredi sono
completamente fuori di testa. Chi  che fa una cosa simile? Non credo nella stregoneria, o qualsiasi
stronzata sia, per... E Jaxon che mi stava difendendo? Non mi serve il suo aiuto. Me la sono sempre
cavata da sola. Non so proprio perch ho creduto di potermi fare degli amici, in questo postaccio.
Cammino su e gi per la stanza finch non mi stanco. Do un calcio al banco vicino alla finestra,
poi mi siedo. Rivoglio mio padre. Ho bisogno di parlargli. Ho bisogno di sentirgli dire che alla fine si
sistemer tutto. La mia vita sta andando a rotoli... E la situazione sembra sfuggirmi di mano sempre di
pi, ogni minuto che passa. Mi prendo la testa fra le mani, i capelli davanti agli occhi.
Mio padre si inginocchia accanto a me. Non  colpa tua. Lo sai questo, vero, Sam? Quella
donna  una...  spaventata per quello che  successo a Kara e ha bisogno di dare la colpa a
qualcuno. Mi scosta i capelli dalle guance bagnate di lacrime. Sei una delle persone pi belle e
gentili che conosca, e ti prometto che far tutto il possibile per sistemare questa storia.
Annuisco. Okay, papi. Ma dentro di me so che le cose non torneranno mai com'erano prima.
Dopo essere rimasta alcuni minuti con gli occhi chiusi, il ritmo del mio respiro rallenta. Quando
alzo la testa vedo sulla soglia il ragazzo con i capelli scuri contro cui sono andata a sbattere l'altro
giorno. Per qualche istante restiamo entrambi in silenzio.
Vattene. Parla con tono piatto, ma il suo sguardo  intenso.
Dalla classe? Non posso.
Da Salem dice, e per la prima volta mi rendo conto che anche lui  tutto vestito di nero.
10
Sotto tutta quella spavalderia
Suona la campanella che mette fine alla lezione di letteratura, all'ultima ora, e sono la prima a
uscire dalla classe. Non vedo l'ora di andarmene da qui. Se sento qualcun altro bisbigliare che gli Eredi
mi hanno lanciato una maledizione, mi metto a urlare.
Corro all'armadietto. Bene, Susannah non  ancora arrivata. Inserisco la combinazione nel
lucchetto e lo apro pi in fretta che posso. Prendo i quaderni e vedo Jaxon dirigersi verso di me. Lo
richiudo e guadagno l'uscita, ma appena metto piede fuori dalla scuola mi raggiunge.
Sam, che diavolo sta succedendo?
Vattene.
Non se non mi dici perch sei cos arrabbiata. Mi cammina accanto, sebbene io stia
praticamente correndo. Mi hai evitato per tutto il giorno.
Lo sai perch. Siamo arrivati sul marciapiede davanti alla scuola.
No che non lo so.
Ti prego, non farmi sentire ancora pi ridicola. Tengo lo sguardo puntato sulle crepe del
marciapiede sotto di me, cercando di non pensare a quanto mi senta ferita.
Sono sempre stato gentile con te. Mi sono perso qualcosa?
Lo guardo per la prima volta da quando abbiamo iniziato a parlare. Come hanno fatto gli Eredi
a sapere che mio padre  in ospedale?
Io non... Oh, merda.
Merda, giusto. Abbasso di nuovo lo sguardo e riprendo a camminare pi in fretta di prima.
Una parte di me sperava ancora che non fosse stato lui. Non avrei dovuto fidarmi.
Non  come pensi.
Non voglio parlarne.
Sam, tu non c'eri. Non sai cos'ho detto.
Non mi interessa. Sto meglio da sola.
Be', a me s dice. Durante la pausa pranzo, il tuo primo giorno, ho sentito che gli Eredi
volevano renderti la vita un inferno. Giravano un sacco di voci su di te. Ho parlato con Susannah, le ho
detto di tenere a bada il suo gruppo, perch stai passando un brutto periodo. Non avevo idea che lo
avrebbero usato contro di te.
Lo stress della giornata si fa sentire e mi ritrovo sul punto di piangere. Voglio andarmene prima
di mettermi ancora pi in ridicolo. Salgo sul marciapiede davanti a casa, ma lui mi si para di fronte
prima che possa raggiungere il vialetto.
Spostati gli intimo.
No. Non finch non mi dici che mi credi.
Jaxon, andiamo. Lo guardo negli occhi. Sei al terzo anno e hai una miriade di amici. Piaci
alle persone. Non ci credo neanche per un secondo che tu voglia passare del tempo con me. Mi trema
un po' la voce. Voglio solo che tu la smetta di prendermi in giro.
Non ti prendo in giro. Sembra cos sincero che non so se prenderlo a pugni per essere cos
bravo a mentire o... credergli.
Hai gi vinto. Mi sento una merda. Ottimo lavoro.
Vieni a parlare con mia madre.
Cos'ha in mente?
Facciamo un patto. Vieni da mia madre e, se non sei convinta che ti sto dicendo la verit, ti
lascer in pace. Aspetta in silenzio che io valuti la proposta. E far io il saggio di storia per tutti e
due. Non dovrai pi neanche parlarmi.
Lo guardo con sospetto. Va bene. Ma sar meglio che tu non faccia schifo in storia.
Lo seguo a casa sua, un edificio con le persiane blu e le rose dei venti dipinte sui muri. Appena
apre la porta, le narici mi si riempiono di profumo di impasto caldo, cannella e mele.
La casa  sorprendente. L'interno mi ricorda una barca, di quelle con il pennone alto, su cui si
va in cerca di avventure. Rustiche travi di legno spuntano dal soffitto. Gli scaffali e la mensola del
caminetto sono tutti in legno grezzo.
Mamma! urla Jaxon, che poi imbocca il corridoio sulla sinistra. Mi guida attraverso una
soglia ad arco, anche questo di legno.
I ripiani della cucina sono coperti di biscotti, torte e ogni altro ben di Dio. Le pareti sono
abbellite da modellini di navi, mentre sui davanzali delle finestre riposano allineati tanti barattoli di
spezie.
Samantha! esclama la signora Meriwether con un gran sorriso. Finalmente sei venuta a
trovarci.
Salve, signora Meriwether. Mi avvicino all'isola della cucina, piena di delizie di ogni tipo.
Mia madre  la proprietaria della pasticceria Sugar Spells, qui in citt spiega Jaxon. Ma
passa quasi tutto il suo tempo qui, a ideare nuove ricette.
Allora la pasticceria  sua. Annuisco, sperando che Vivian non la sgridi per via di quei dolcetti.
La signora Meriwether sorride. Prendi quello che vuoi.
Scelgo un tortino a forma di cuore con lamponi freschi e lo addento.  delizioso.
Mamma, di' a Sam cosa ti ho raccontato quando sono tornato a casa dopo il primo giorno di
scuola dice Jaxon.
Lei inclina la testa da un lato, incuriosita. Mi ha riferito che i compagni se la prendevano con
te.
E...?
E che sapeva come ci si sentiva e che avrebbe cercato di farli smettere.
Visto?
Guardo prima lui poi la madre, confusa.
La signora Meriwether posa la ciotola in cui sta lavorando un impasto. Jaxon, lasciaci sole un
minuto.
Mamma...
Jaxon.
Lui sbuffa ma esce dalla stanza.
Siediti dice e trascina verso l'isola una delle sedie dallo schienale alto. Versa dello zucchero
grezzo nella ciotola, poi mi chiede: Sapevi che sono cresciuta in questa casa?.
Scuoto la testa.
Tuo padre e io eravamo inseparabili. Siamo nati a un mese di distanza, facevamo ogni cosa
insieme. Era bravissimo a inventare scherzi nuovi, ma imbrogliava sempre quando facevamo una gara
dice ridendo. Mi distraeva facendomi guardare da un'altra parte e iniziava a correre prima di me.
Cerco di immaginarmi mio padre che fa lo scemo con una giovane signora Meriwether. Dopo
che i miei rapporti sociali hanno cominciato ad andare a rotoli, lui ha perso gran parte del suo carattere
giocoso. Ha preso molto male il fatto di non poter cambiare le cose, di non essere in grado di aiutarmi.
Sospiro. Ho sempre voluto sapere tutto di questo posto, ma lui non me ne ha mai parlato. Non sapevo
di lei. Temo di aver detto la cosa sbagliata, ma la signora Meriwether sembra solo immersa nei propri
pensieri.
Gi dice mescolando l'impasto nella ciotola. Si  buttato alle spalle questo posto dopo la
morte di tua madre. Era distrutto. Lo eravamo tutti. Ma non ha permesso che questo interferisse con il
suo essere padre. Avresti dovuto vedere il modo in cui ti teneva, da piccola. Non ti lasciava mai.
Abbasso lo sguardo. Mi manca. Ogni giorno senza di lui sembra vuoto.
Lo so che ti manca sussurra. Mi si spezza il cuore se penso a quanto starai soffrendo,
adesso. Ma tagliare fuori le persone dalla tua vita non ti aiuter di certo. Vedo in te tutta la
cocciutaggine di Charlie. Una volta si  slogato una caviglia mentre pattinavamo sul ghiaccio, gi al
fiume. Si  trascinato a casa da solo, per due chilometri e mezzo. Non mi ha permesso neanche di
portargli le scarpe. A Charlotte  quasi venuto un infarto.
Non sto tagliando fuori nessuno.  che qui alla gente non piaccio.
A Jaxon s. E se gli permetti di avvicinarsi a te, potresti scoprire qualcosa che vale la pena
conoscere, sotto tutta quella spavalderia.
Non sono affatto spavaldo urla Jaxon dal corridoio.  che sono favoloso per natura.
Jaxon, origliare  una pessima abitudine lo rimprovera. Comune agli imbroglioni e alle
vecchie signore.
Compare sulla soglia con il suo solito ghigno che trasuda sicurezza. Non preoccuparti. Ero
tornato solo a vedere se avevate finito.
Dovrebbe dirlo Samantha dice lei.
S, credo di s rispondo. Posso tornare, qualche volta? Mi piacerebbe sentire alcune delle sue
vecchie storie su pap.
Niente mi farebbe pi felice. Solleva una cucchiaiata di impasto che profuma di zabaione e
burro caldo.
Jaxon mi fa segno di seguirlo.
11
La Friendship
Come fai a non ingrassare? chiedo assaggiando la cioccolata calda al peperoncino e cannella
comprata alla Sugar Spells.
Jaxon si d un colpetto sull'addome piatto. Genetica.
Attraversiamo la strada diretti a Bickford's Pond e vedo per la prima volta l'enorme nave.
Accidenti!
Non avevi ancora visto la Friendship?
 cos che si chiama quel galeone pirata?
Scoppia a ridere. In realt  una ricostruzione. Di una nave mercantile delle Indie orientali che
fu varata nel 1797.
Conosci la data esatta?
Mio padre mi portava qui, quando ero piccolo. Costruiva barche e questa gli piaceva in modo
particolare.
All'improvviso le decorazioni di cui casa sua  piena assumono un significato. Sorseggio la mia
cioccolata.
La Friendship ha girato il mondo una dozzina di volte e, viaggio dopo viaggio,  sempre
tornata a Salem carica di merci da tutto il pianeta. Osserva gli alberi maestri con il loro intrico di
corde.
Davvero? Sono affascinata dall'amore che dimostra per questa vecchia nave.
Purtroppo gli inglesi si sono presi l'originale nella guerra del 1812 e l'hanno venduta pezzo
per pezzo.
Che tristezza.  cos bella.
Parla di questa nave a cuore aperto. S, detesto quando le cose belle vengono fatte a pezzi.
Quindi venivi qui con tuo padre?
S, mi spiegava quali erano le varie parti di un'imbarcazione e come funzionavano.  per
questo che mi piace realizzare mobili. Con lui costruivo un sacco di cose.
Il cielo ha cominciato ad assumere una tonalit rosa. Che tipo era tuo padre?
Jaxon sorride. Portava d'abitudine le bretelle e aveva una risata profonda, di quelle che ti
scuotono in tutto il corpo. E aveva sempre con s una vecchia pipa che faceva andare fuori di testa mia
madre da quanto puzzava. Ma amava la mamma pi di ogni altra cosa. E adorava i dolci. Di notte
sgattaiolava in cucina e mangiava i pasticcini che lei aveva preparato per il negozio. Mia madre si
lamentava, ma so che sotto sotto le faceva piacere.
L'amore che nutre per suo padre  quasi tangibile, tanto forte da togliermi il fiato. Sembra una
persona splendida.
Mi mette un braccio intorno alle spalle e mi tira a s. Mi irrigidisco al suo tocco. Forse la
signora Meriwether aveva ragione su Jaxon. Non gli ho dato veramente una possibilit.  che non
sono abituata a essere trattata bene. Le poche volte che i miei compagni di scuola sono stati carini con
me era solo per farmi qualche scherzo, e questo non mi ha aiutata ad avere fiducia nel prossimo.
Rilasso i muscoli tesi e mi appoggio a lui, un sentore di aghi di pino nelle narici.
Non avevo amici, a New York. Guardiamo il cielo limpido riflettersi nell'acqua e mi godo la
sensazione del suo braccio che mi cinge.
Sei una che dice sempre quello che pensa, no? Detto da lui sembra quasi un pregio.
Mi stringo nelle spalle. Vivian sostiene che non ho filtri. E la cosa buffa  che penso di averlo
imparato da lei. Per s, semplicemente non vedo il bisogno di indorare la pillola.
Allora immagino che non ti manchi New York.
Non proprio. Ma mi manca poter andare ogni giorno in ospedale.  il periodo pi lungo che ho
passato senza vedere pap, da quando  entrato in coma. Il nostro appartamento  stato venduto molto
pi in fretta di quanto Vivian pensasse e abbiamo dovuto fare i bagagli ancora prima che lo
trasferissero a Boston.
Jaxon mi stringe un po' pi forte e non resisto alla tentazione di rannicchiarmi contro il suo
corpo caldo. Accanto a lui il cuore mi martella nel petto.
Mi guarda. Cosa gli  successo? Se non ti secca parlarne...
Rimango in silenzio. Jaxon  la prima persona che mi chiede di raccontargli questa storia.
Quattro mesi fa mio padre stava preparando la colazione. Era un sabato mattina e, prima che lui si
ammalasse, io mi facevo delle grandi ronfate fino a mezzogiorno. Dormivo anche se suonava un
allarme o se passava il camion dei pompieri. Non mi svegliavo neanche con le cannonate. Ma quella
mattina, da qualche angolo nel mio inconscio, ho sentito le urla di panico di Vivian e sono saltata gi
dal letto. Allora non lo sapevo, ma era al telefono con il 911.
Ricordo solo di essere corsa in cucina e di aver visto mio padre riverso sulle piastrelle nere. La
cosa bizzarra  che, in quel momento esatto, mi sono resa conto che stava preparando la mia colazione
preferita, pancake con banana e gocce di cioccolato. Ha chiuso gli occhi un istante prima che lo
raggiungessi.
I medici hanno detto che ha una piccola lacerazione nello strato pi interno del cuore. L'hanno
riparata con l'operazione, ma da allora  rimasto in coma. E non riescono a spiegarsi perch.
Jaxon scuote la testa. Mi dispiace tanto.
Ormai mi sveglio spessissimo in preda al panico. Ehm... credo che sia colpa mia. Se mio padre
si  ammalato, intendo. Non lo avevo mai ammesso con nessuno.
Sam, non  colpa tua.
All'improvviso mi sento esposta e sento l'esigenza di nascondermi, perci mi allontano da
Jaxon. Tu non sai molto di me. Le persone che mi stanno intorno finiscono sempre per farsi male.
Sono come una calamita per i disastri.
Non puoi darti la colpa per...
Lasciamo perdere dico, mordendomi il labbro. Farei meglio a tornare a casa. Non ho
nemmeno detto a Vivian che sarei uscita.
Va bene.
Ci allontaniamo dal molo e torniamo sulla strada. Senza il braccio di Jaxon sulle spalle fa pi
freddo, ma non so ancora se sono del tutto a mio agio, cos vicina a qualcun altro. Quasi nessuno mi
tocca.
C' qualcos'altro da vedere, lungo la strada? chiedo, sperando di distrarmi da quei pensieri
cupi. Siti storici, cose del genere?
S, ce ne sono un po' dappertutto. In fondo a quella via, a un paio di isolati, c' l'Old Burying
Point, il cimitero pi antico di Salem. C' sepolto un Mather. Un giorno ti ci porter, magari non con il
buio.
Perch, hai paura?
Jaxon fa un sorrisetto e continuiamo a camminare. Dopo un po' imbocchiamo una stradina
costeggiata da bellissime case antiche. E laggi in fondo viveva il giudice Corwin. Tantissimi abitanti
di Salem si sono presentati a casa sua per difendersi dall'accusa di stregoneria.
La sua mano sfiora la mia e mi ritraggo subito, prima di rendermi conto che in realt voglio
stringergliela. Conosci un sacco di storia. Sono impressionata.
 un complimento?
Be', li faccio anche, se sono meritati.
Puoi ripeterlo? Vorrei ricordarmene.
No. Cerco di non sorridere, ma invano.
Si ferma davanti a una sterminata villa con delle enormi finestre e il tetto punteggiato di cupole.
Mi ricorda un castello del New England. I prati sono tenuti magnificamente e il giardino  circondato
da un'imponente recinzione.
Che posto  questo? chiedo.
Un tempo era una prigione.
Wow, alla faccia della prigione.
Ci tenevano gli uomini catturati durante la guerra del 1812 mi spiega.  morta un sacco di
gente qui dentro, per lo pi impiccata. Ci hanno rinchiuso anche lo strangolatore di Boston.
Indica il camposanto dietro l'edificio. Ecco il cimitero di Howard Street.
Avete cimiteri ovunque, eh?
Gi. Immagino che a Salem sia morta parecchia gente.
Per nulla inquietante...
Giles Corey  stato schiacciato a morte proprio qui. Parla con un tono drammatico. 
successo in questo vicolo.
Cosa? Come schiacciato?
Be', quando fu accusato di stregoneria era molto anziano, rifiut di dichiararsi colpevole o
innocente. Fu quindi spogliato, messo in una buca e gli vennero messe sul petto due assi di legno e poi
pietre sempre pi pesanti.
Ma  una vera e propria barbarie. Perch non si  dichiarato innocente?
Jaxon fa spallucce. So solo che in due giorni gli chiesero tre volte se si dichiarava colpevole o
innocente. E ogni volta lui rispondeva solo: "Altro peso!". Si racconta che a un certo punto lo sceriffo
abbia usato il bastone da passeggio per rimettergli in bocca la lingua che, a quanto pare, gli era spuntata
fuori. Appena prima di morire, Corey lo maledisse.
 una delle cose pi tremende che abbia mai sentito. Vorrei tanto non visualizzarla cos bene
nella mente.
Si dice che da allora ogni sceriffo sia morto di attacco cardiaco o che abbia contratto una
qualche malattia del sangue.
Oh cavolo. E per cosa lo usano questo posto, adesso?
Alla fine  stato acquistato dal comune, che l'ha trasformato in un complesso di appartamenti e
ristoranti.
Ah. Quindi c' qualcuno che vive in una vecchia prigione. Mi chiedo se ci riuscirei.
Si dice sia infestato dal fantasma di Giles Corey e che a volte si senta una mano fredda che ti si
posa sulla spalla. Spalanca gli occhi.
Io non credo ai fantasmi.
Gi, nemmeno io. Ma probabilmente siamo gli unici, qui.
Si alza il vento e incrocio le braccia sul petto. E in quell'istante sento qualcosa che mi sfiora la
spalla. Faccio un salto e Jaxon scoppia a ridere.
Non  divertente.
Pensavo non credessi ai fantasmi.
Infatti! Ma questo non significa che non mi spaventi quando qualcuno mi tocca senza
preavviso.
Capito. Niente toccatine senza preavviso ribatte con un sorrisetto. Solo con preavviso.
Per un attimo ho addirittura pensato che tu fossi un ragazzo maturo e colto. In realt sei un
cazzone totale.
Come hai detto? Ho sentito solo fino a "colto".
Incredibile dico scuotendo la testa. Svoltiamo l'angolo proprio mentre il sole tramonta dietro
le vecchie case e gli imponenti alberi.
12
Il momento giusto per andarsene
Le assi del pavimento gemono sotto i miei piedi nel lungo corridoio che conduce alla biblioteca.
Mi fermo quando mi cade lo sguardo su un dipinto che ritrae un vecchio dall'aria particolarmente
scorbutica e un grosso cane. Mio padre mi ha parlato di questo quadro.
Ripetimi la storia di come hai conosciuto la mamma dico infilandomi a letto.
Pap  seduto accanto a me e mi sistema le coperte intorno ai piedi. Avevo quindici anni, sei
pi di te adesso. Ed ero il ragazzo pi bello della storia.
Ridacchio. Ho visto delle foto di pap a quell'et, era magrolino e aveva i capelli tutti sparati:
sembrava un porcospino mezzo calvo.
Tua madre stava consegnando dei libri a tua nonna. La sua famiglia era proprietaria della
libreria locale. Io stavo arrivando nella direzione opposta alla sua e ci siamo incrociati. Lei si 
spostata a destra per farmi passare, ma io ho fatto la stessa cosa nello stesso momento. Ci siamo
scostati contemporaneamente nelle due direzioni cinque o sei volte. Ammetto che alla fine lo facevo
apposta solo per poterla guardare un po' di pi. Mi fa l'occhiolino.
Mi ha chiesto di star fermo. Io ho obbedito e lei mi ha spinto contro il muro con entrambe le
mani. In quell'istante ho capito di amarla, con quei suoi capelli ricci selvaggi. Il dipinto del mio
bisnonno mi guardava con aria di disapprovazione dalla parete alle mie spalle. Non riuscii a fare a
meno di ridacchiare alla vista di quel vecchiaccio con il suo basset hound.
Sospiro ed entro in biblioteca, puntando dritta al caminetto. Ci sono cos tante cose che non
conosco della mia famiglia. Non so neanche com' morta la mamma. Pap mi diceva sempre che ci ha
lasciati pi felice di quanto non sia mai stata perch ero tra le sue braccia, e che per pochi, brevi istanti
dopo la mia nascita siamo stati la famiglia perfetta. Poi si chiudeva nel suo ufficio per il resto della
serata.
Tiro il gancio, accendo la lanterna e mi chiudo alle spalle la porta segreta. I mattoni e le vecchie
travi di legno si illuminano. Salgo la scala a chiocciola, godendomi l'emozione che mi provoca questo
luogo nascosto. Chiss se pap sa di questo passaggio o se la nonna non ha condiviso con lui il suo
segreto.
Sorrido entrando nella stanzetta piena di libri e mi faccio subito largo verso la scrivania della
nonna, coperta di fogli su cui immagino si aspettasse di continuare a scrivere, un giorno. Poso la
lanterna e mi accomodo sulla sedia. Apro il diario e inizio a leggere:
Oggi ho ricevuto una lettera da Charles, piena di foto della mia cara Samantha. Non ce la
faccio pi a sopportare questo muro che ha costruito tra noi due. Non mi permette neanche di andarli
a trovare a New York. So perch ha paura di questa famiglia. Teme la maledizione, anche se la sua
cocciutaggine non glielo far mai ammettere ad alta voce.
Sono pi determinata che mai a risolvere il mistero. Mable  di grande aiuto e mi  anche di
conforto. Anche se credo di essere un po' ingrassata per colpa della sua cucina.
Trasalisco nel leggere la parola maledizione, e giro pagina con mano tremante.
Ho parlato con alcuni dei discendenti delle persone giustiziate per stregoneria e ho chiesto i
certificati di morte dei loro antenati. Credono che io sia impazzita, lo so bene. Ma a essere onesti sono
troppo impegnata per curarmi di quel che pensano. Dopo alcune ore di conversazioni inutili sono
andata direttamente in municipio e ho fatto una lista dei discendenti delle persone morte durante i
processi alle streghe.
Domani passer la giornata a cercare di capire dove abitano, ma mi sono gi resa conto che in
questa storia c' uno schema che si ripete. Ogni cento anni circa, per motivi sconosciuti, alcuni
membri di quelle famiglie, e della mia, muoiono a pochissimo tempo gli uni dagli altri. Non so ancora
perch, ma devo spezzare questa maledizione prima che colpisca il mio Charles o la mia Samantha.
Punto.
Se voleva conoscermi, allora perch pap ci teneva separate? Non  da lui. Perci ci sono due
possibilit: uno, mia nonna era davvero pazza. Due, mia nonna aveva ragione e la mia famiglia 
maledetta, nel qual caso la malattia di mio padre potrebbe essere dovuta a questo.
Forse  veramente in coma per colpa mia. Mi sento il cuore stretto in una morsa e spingo forte
sul petto per impedire al dolore di espandersi. Ti prego, no.
Sento dei rumori attutiti provenire dal piano di sotto. Deve essere tornata Vivian. Chiudo il
diario e prendo la lanterna, poi scendo in silenzio la scala a chiocciola e mi metto ad ascoltare dietro la
porta. La apro quel tanto che basta per sbirciare con un occhio solo. Non c' nessuno. Esco dal
passaggio e lo richiudo. Il sangue mi pulsa nelle orecchie, il cuore mi martella nel petto come un
tamburo.
Percorro la biblioteca in punta di piedi finch non urto un libro. Inciampo, barcollo in avanti e
allungo una mano per non andare a sbattere con la faccia contro il muro. E questo da dove  sbucato?
Lo raccolgo e faccio per lanciarlo sullo scaffale, ma noto il titolo: Il momento giusto per andarsene. Mi
irrigidisco ripensando a cosa mi ha detto il ragazzo con i capelli scuri: che me ne devo andare da
Salem.
Vivian! grido, ma non mi risponde nessuno.
Faccio capolino in corridoio. Sono sicura di aver chiuso a chiave le porte, come d'abitudine per
ogni newyorkese che si rispetti. Vado nell'ingresso e mi guardo intorno.
Vivian! urlo di nuovo.
Con il libro ancora in mano corro di sopra. Raggiungo la mia stanza in pochi secondi e mi
chiudo dentro a chiave. Come facevano a sapere che ero in biblioteca? Che mi stiano tenendo
d'occhio?
Sento un rumore di vetri rotti e faccio un balzo all'indietro, finendo con la schiena contro la
porta chiusa. Un pannello della finestra si frantuma in mille pezzi, sparpagliando schegge di vetro sul
pavimento. Resto immobile per qualche istante. Mi concentro su un sassolino nero, grande come un
mignolo, che quasi non si vede sulle assi scure.
Stringo forte i pugni. Non mi far tormentare persino in casa mia! Mi lancio in avanti e afferro
il sasso.  freddo e liscio. Me lo rigiro tra le dita e vedo che, incisa su un lato, c' scritta la parola
MUORI.
Sento sbattere la porta d'ingresso e mi paralizzo.
Sam! La voce di Vivian riecheggia di sotto e tiro un sospiro di sollievo.
Vivian! grido di rimando e apro la porta della stanza. Vieni quass! Hanno appena rotto la
finestra della mia camera con una sassata!
Il rumore dei suoi tacchi  attutito dal tappeto che riveste le scale, ma risuona forte e chiaro
quando arriva in corridoio.
Studia la finestra rotta e i vetri per terra. Ma  vergognoso si indigna.
Tieni. Le passo la pietra.
Vedo che irrigidisce la mascella. Che storia  questa, Sam?
Non so bene da dove cominciare. Oggi a scuola arriva un tizio che mi fa: "Vattene da Salem",
quasi come a volermi minacciare. E poi ho trovato questo libro sulla porta della biblioteca dico
passandoglielo. Ero spaventata, perci sono corsa qui e, dopo neanche un minuto, mi hanno rotto la
finestra con questo sasso.
Sei sicura che il libro non fosse gi l? Quella stanza trabocca di libri.
Sicura.
Vado a controllare le porte e le finestre. Ed esce.
Io sto bene, grazie per l'interessamento bofonchio tra me, e vado a sbirciare il cortile buio
attraverso il vetro rotto della finestra.
13
Ti pentirai di ogni parola
Diciannove persone e due cani sono stati impiccati, una  stata schiacciata a morte e almeno
altre quattro sono decedute in prigione. Il professor Wardwell  seduto sul bordo della cattedra e ci
guarda in faccia. Sono tutte morti causate direttamente dai processi alle streghe di Salem. Ma, come
molti di voi sanno, le ripercussioni hanno avuto una portata ben pi ampia. Tante famiglie hanno
sofferto per generazioni, per colpa delle detenzioni hanno perso i loro averi e si sono indebitate fino al
collo. Senza contare l'inevitabile risvolto emotivo.
Faccio questa domanda ogni anno ai miei studenti, quindi oggi tocca a voi: che cosa ha
causato i famigerati processi alle streghe di Salem? Una serie di fattori complessi e interconnessi tra
loro? O c' stata una sola causa principale?  successo per motivi politici, religiosi, culturali o per
semplice isteria collettiva? Mentre analizzeremo i saggi che state scrivendo e ci prepareremo per la
rievocazione, continueremo a cercare la risposta a queste domande. Al momento, ogni suggerimento da
parte vostra  ben accetto.
Lizzie alza la mano ben curata, sfoggiando un anello con diamante a forma di teschio.
Il professor Wardwell annuisce verso di lei. Lizzie?
Cotton Mather risponde. Il colpevole  Cotton Mather.
Jaxon alza gli occhi al cielo. Apprezzo che si renda conto di quanto sia fuori luogo l'intervento
di Lizzie.
Era un esperto di stregoneria continua, un'arte che ha studiato per molti anni prima dei
processi alle streghe, in attesa di riuscire a stanarne qualcuna. Poi ha indagato su un caso di stregoneria
verificatosi a Boston e, con estrema arroganza, ci ha scritto un libro che ha venduto un sacco di copie e
ha preparato il terreno per ci che  accaduto a Salem tre anni pi tardi. Fa una pausa, poi aggiunge:
Alcune persone proprio non sanno capire quando farla finita, anche se le loro azioni provocano la
morte del prossimo.
E proprio lei parla di arroganza? Lo so benissimo che c' anche il suo zampino dietro la storia
del sasso.
Una risposta ben ponderata, Lizzie osserva Wardwell.
Lei si volta verso di me con uno sguardo omicida. Io rimango a fissarla, non voglio farle capire
che mi ha turbata. Ma mi si rizzano i peli sulle braccia e lei inarca un sopracciglio prima di voltarsi.
Bene. Il professore si guarda intorno nella classe. Qualche altra teoria? Tutti rimangono in
silenzio. Nessuno osa parlare dopo Lizzie. Prendetevi cinque minuti per confrontarvi con il vostro
compagno.
C' una pausa di un paio di secondi, poi tutti iniziano a chiacchierare.
Sam... esordisce Jaxon in tono conciliante.
 tutto okay, Jaxon, davvero. Non parliamone neanche.
Avevo dimenticato che sei... una tipa tosta di citt.
Sorrido. Cos'altro ti aspettavi?
Proprio niente.
Ah, a proposito, ho trovato la casa. O almeno la posizione approssimativa dico.
Quale casa?
Quella da cui mia nonna dice che si pu vedere il sito delle impiccagioni. Ho letto una cosa al
riguardo, nella biblioteca pubblica.
Un lampo passa nello sguardo di Jaxon quando pronuncio la parola biblioteca. Allora  vero:
lo sanno tutti. Almeno lui ha la decenza di non accennare all'episodio.
Vuoi venire a dare un'occhiata alla mappa che ho trovato, dopo la scuola? proseguo.
Mi stai chiedendo di uscire?
Rido.
Lo prender come un s, allora. Suona la campanella.
Prendiamo gli zaini e ci dirigiamo alla porta.
Ci vediamo alla fine delle lezioni dico.
S, vienimi a prendere all'armadietto. Mi piacciono le rose rosse e il cioccolato europeo.
Quello buono, non la robaccia da due soldi.
Scuoto la testa e ci separiamo.
Mentre percorro il corridoio la gente si scansa. Non tanto gli studenti del primo anno, che non
sanno nulla delle dinamiche sociali in vigore nella scuola, quanto tutti quelli dal secondo in su. Mi
evitano volutamente. Sento la parola maledetta sussurrata di bocca in bocca. Gli Eredi sanno che mi
prendevano in giro con quell'epiteto, nella mia vecchia scuola? In tal caso vorrebbe dire che ce la
stanno davvero mettendo tutta per rendermi la vita difficile. Oppure  solo una coincidenza, il che
sarebbe alquanto inquietante. In realt non saprei quale dei due scenari sarebbe il peggiore.
Giro l'angolo diretta a lezione di chimica e vado a sbattere contro la schiena di Lizzie, che 
ferma a parlare con Susannah. Si volta e mi guarda.
Intorno a noi gli altri si accorgono della situazione. Susannah si torce le mani ed evita di
incrociare il mio sguardo.
Qui dovresti dire "mi dispiace", sperare che ti perdoni e poi andartene dice Lizzie scandendo
bene le parole, come se fossi un'idiota.
Stringo i pugni, conficcandomi le unghie nei palmi. O magari dovresti essere tu a scusarti, per
avermi rotto la finestra con un cazzo di sasso. Poi puoi anche andare a giocare con le tue bamboline.
Lizzie stringe le palpebre e fa un passo verso di me. Sa di fal e gomma da masticare alla
menta. Susannah le prende la mano, ma lei la scansa.
Ti pentirai di ogni parola dice proprio mentre il ragazzo dai capelli scuri ci passa accanto.
Ehi, tu! gli grido. Lizzie sembra confusa dal fatto che di colpo non parlo pi con lei. Il tizio si
ferma un istante, mi lancia uno sguardo di disapprovazione e continua a camminare, quasi risentito.
Questa cosa mi infastidisce ancora di pi e provo ad afferrarlo per un braccio. Riesco a toccargli
la maglietta nera con le dita, ma lui tira via il braccio e perdo la presa. Faccio un passo avanti per non
perdere l'equilibrio ma peggioro solo le cose, precipitando verso gli armadietti di metallo.
Sollevo le mani davanti a me, ma ormai  troppo tardi: la mia goffaggine non perdona. Sbatto la
fronte su una serratura con un tonfo violento. Per un attimo il corridoio si fa sfocato e scivolo sul
pavimento. Si girano tutti a guardare. Provo ad alzarmi, ma mi fa malissimo la fronte e mi gira la testa
da morire.
Lizzie mi sovrasta con un'espressione divertita. Le persone intorno a noi bisbigliano che mi ha
fatto un incantesimo, che mi ha lanciato una maledizione. Vorrei urlare a tutti di piantarla, ma mi pulsa
la testa.
Okay, tutti indietro dice il preside Brennan facendosi largo tra la folla. Che  successo?
Si  lanciata di testa contro gli armadietti risponde Lizzie, e i bisbigli continuano.
Sono inciampata replico io, con una smorfia.
Via da qui! Tutti! esclama il preside. Forza, andiamo in infermeria. Riesci ad alzarti?
Penso di s dico, ma quando vedo il sangue gocciolarmi sulla mano, svengo.
14
Succede, quando si muore
Tiro fuori una gamba da sotto il piumone e mi sistemo meglio il cuscino dietro la testa. Il sole
filtra attraverso la finestra rotta, rattoppata alla meglio con il nastro adesivo. Prendo l'acqua dal
comodino e butto gi un altro antidolorifico, in caso la mia testa decida di ricominciare a martellare. In
generale, comunque, non  il dolore fisico il problema principale. Il mio problema  la vergogna
pazzesca che provo.
Vivian sbuca dentro la stanza. Sono passati Jaxon e sua madre. Ho detto che stavi riposando.
Non le ho pi chiesto se abbia sgridato o meno la signora Meriwether per quei pasticcini, ma non so se
voglio saperlo.
Ah, okay rispondo tentando di sorridere. Sai, la signora Meriwether  una brava persona.
Potrebbe piacerti.
Vivian arriccia il naso. Vado a comprare da mangiare. Hai voglia di qualcosa in particolare?
Formaggio grigliato e zuppa di pomodoro.
Lei annuisce. Torno presto.
Chiudo gli occhi e penso che, tra questa storia dell'armadietto e quella della porta bloccata in
biblioteca, sto senz'altro riuscendo a far sembrare Lizzie una vera potenza. Sono sicura che ormai si
sar sparsa la voce.
Una mano fredda mi tappa la bocca con forza. Apro gli occhi di colpo e vedo il tizio con i
capelli scuri seduto sul mio letto, le ciocche ondulate che gli ricadono sulle guance mentre sta chino su
di me. Preme ancora di pi la mano quando inizio a dibattermi. Provo a gridare, ma riesco a emettere
solo un gemito soffocato.
Smettila dice in tono piatto, come se non stesse accadendo nulla di straordinario.
Cerco di tirargli via la mano, ma  troppo forte. Mi guarda con un'intensit tale che mi viene la
pelle d'oca.
Non ho intenzione di farti del male.
Gli psicopatici dicono sempre cos prima di sgozzarti! Cerco di colpirlo con la destra, ma lui
me l'afferra a mezz'aria. Provo con la sinistra, ma mi blocca anche quella nell'incavo del gomito. Sono
in trappola!
Non ho intenzione di farti del male, ripeto. Ha un leggero accento britannico e usa un lessico
formale che, viste le circostanze,  del tutto fuori contesto. Lever la mano dalla bocca, se non urli.
Ma se insisti a voler lottare, allora mi vedr costretto a tenerti ferma.
Lo guardo negli occhi e smetto di dimenarmi. Qualsiasi cosa  meglio che essere impossibilitata
a muovermi. Annuisco. Ti prego, fa' che Vivian sia ancora in casa. Sicuramente sbatterebbe questo
tizio fuori a calci, se lo beccasse cos. Una volta ha fatto lo sgambetto a un uomo d'affari che
attraversava la strada solo perch mi aveva guardato in maniera poco appropriata. Il ragazzo con i
capelli scuri mi fissa per qualche secondo, poi toglie la mano.
Mi tiro a sedere e mi faccio indietro con velocit tale che vado a sbattere contro la testiera del
letto, ma riesco a creare soltanto mezzo metro di spazio fra noi. Vorrei non aver detto quelle parole a
Lizzie. Non avevo idea che si sarebbe spinta fino al punto di mandare questo tizio in casa mia. Valuto
l'idea di gridare, ma  talmente vicino che potrebbe farmi male sul serio prima che qualcuno riesca a
sentirmi. Guardo la porta.
 chiusa a chiave mi avverte.
Mi volto verso la finestra. Il sole  ormai basso nel cielo e da fuori non entra pi molta luce.
Lui segue il mio sguardo.  uscita dice.
Sono delusa. Speravo che fosse ancora qui, non ho sentito il rumore del motore.
Esamina la fasciatura che ho sulla testa. Ti sei ferita.
S. Ho la bocca secca, quella parola mi resta appiccicata al palato.
Lui si acciglia.
Che cosa vuoi? La mia voce  solo un sussurro, cosa che mi fa arrabbiare ancora di pi.
Dovrei prenderlo a pugni e lottare, invece di bisbigliare.
Voglio che tu sappia che sono pentito di ci che  accaduto oggi.
Un momento, come? Lo guardo in faccia per capire se  serio.
Per tu non avevi il diritto di aprire quelle lettere. In lui c' una calma che mi d sui nervi.
Devo aver capito male. Le lettere nel mio armadio, intendi?
 da maleducati leggere la corrispondenza privata altrui.
Da maleducati? Il mio raziocinio cerca di farsi largo tra le nebbie della paura. Da
maleducati! ripeto a voce un po' pi alta. Ti sei introdotto nella mia stanza, non hai alcun diritto di
parlare di maleducazione. Mi costringo a chiudere la bocca, consapevole di quanto sia vicino e dei
danni che in genere mi procura il mio caratteraccio. Ma lui non reagisce.
Devo constatare che, anche a un esame pi attento, le tue maniere non migliorano.
Mi stai insultando?
E che non sei molto intelligente.
Mi ci vuole un grande sforzo di volont per non spingerlo via dal letto. Ascolta, psicopatico.
Non devo certo giustificarmi con te. Sei tu che devi giustificarti, piuttosto! Farai meglio a spiegarmi
perch sei entrato in casa mia.
L'ho gi fatto.
Se volevi quelle lettere, perch non hai bussato e me le hai chieste?
Perch le stavi leggendo.
Per forza! Erano nella mia stanza. Non riesco a mantenere il suo sangue freddo. E quindi?
Mi hai seguita, mi hai spiata dalla finestra?
Ti osservo fin dal tuo arrivo a Salem.
 peggio di quanto credessi.  pazzo. Guardo di nuovo la porta e mi mordicchio il labbro.
Ti ho detto che  chiusa a chiave.
Dimmi solo cosa vuoi e poi vattene.
Lui sospira. Un tempo vivevo in questa casa. E non mi fido di te.
La sua spiegazione non mi fa sentire meglio. Quindi mi hai pedinata? Sei malato!  forse lui
che spiffera gli affari miei a Lizzie?
Stringe gli occhi grigi a fessura. Quindi dovresti lasciare Salem, prima che io commetta
qualche gesto inconsulto.
Per un attimo mi chiedo se non ho tirato troppo la corda. Fuori dalla mia stanza!
No.
Allora spero che ti piaccia la galera dico con veemenza. E lui per poco non ride. Mi trattengo
dal dargli un pugno. Quel libro nella mia biblioteca... Sei stato tu, vero?
Lui annuisce.
Perch? Perch sono una Mather?
In parte s.
E il resto?
Sembra che ti piacciano le conversazioni ripetitive. Ti ho gi spiegato che non volevo che
leggessi quelle lettere.
 la persona pi irritante con cui abbia mai parlato. Quindi sono tue?
Pi di quanto non siano tue.
Quelle lettere sono vecchissime. Non possono essere tue. Sono piuttosto certa che fossero
della Abigail del dipinto.
Appartenevano a mia sorella dice con un lievissimo tremore nella voce.
Allora tua sorella non avrebbe dovuto lasciarle qui!
 morta.
Per un istante sembra cos triste che non solo mi sento malissimo per avergli gridato contro, ma
ho addirittura voglia di abbracciarlo per confortarlo. Ma mi riprendo in fretta. Be', erano nel mio
armadio.
Non sono tue. E neanche l'armadio, a voler essere precisi.
 casa di mia nonna. Tutto quello che contiene  di propriet della mia famiglia.
Non necessariamente.
 forse possibile che mia nonna abbia preso i mobili di sua sorella? Perch mai tua sorella
dovrebbe aver lasciato i mobili in casa di qualcun altro?
Perch non aveva altra possibilit.
E perch mai?
Succede, quando si muore.
Esamino quel volto, l'espressione fiera. Tua sorella conosceva mia nonna?
Ne dubito.
Quando  stata qui?
L'ultima volta? Il giorno in cui  morta, nel 1692. Non c' traccia di sarcasmo in questa
affermazione.
Lo scruto con attenzione.  vestito completamente di nero: pantaloni e scarpe classici e un
sottile maglione di cashmere. Gli abiti sono adattissimi al suo modo di parlare forbito. I capelli gli
incorniciano il volto e profuma di lenzuola lavate di fresco. Scuoto la testa, infastidita anche solo dal
fatto che sto prendendo in considerazione l'idea di credergli.
Seriamente, che storia  questa? Sei pazzo, oppure mi prendi in giro. E poi mi hai toccata. Mi
hai tappato la bocca. Non puoi essere un fantasma. Deve trattarsi di uno scherzo perverso ideato da
Lizzie.
Mi rendo conto che  stato un errore venire qui. Si alza e fa per uscire, io scendo dal letto e
poso i piedi sul soffice tappeto bianco. Non credo... Di colpo mi si formano macchie nere dietro le
palpebre. Non avrei dovuto tirarmi su cos in fretta. Barcollo.
Samantha?
Provo ad aggrapparmi al palo del letto, ma lui mi afferra il braccio e mi tiene in piedi. Torna a
sdraiarti. Non stai affatto bene.
Non dirmi cosa fare ribatto, ma lui mi aiuta a stendermi sul letto. Chiamo la polizia.
Non te lo consiglio. Va verso la porta ma non afferra la maniglia, n gira la chiave. Si limita a
passarci attraverso, scomparendo.
15
Un colibr sovreccitato
Salgo sull'autobus e mi accomodo sul sedile di plastica blu navy, con Jaxon che mi scivola
accanto. Tutti chiacchierano entusiasti mentre prendono posto: d'altro canto, cosa c' di meglio di una
gita di venerd? Il professor Wardwell deve penare un po' per ottenere l'attenzione dei miei compagni.
Quando la classe si  un po' calmata, l'autobus sobbalza in avanti e parte. Mi tocco la garza che
ho ancora sul lato destro della fronte.
Ti fa male? chiede Jaxon.
Tiro fuori il lucidalabbra alla fragola e me lo metto. Non proprio.  pi umiliante che
doloroso.
Dicono tutti che Lizzie ti ha fatto un incantesimo e che sei letteralmente volata lungo il
corridoio, andando a sbattere contro gli armadietti. Storie di ordinaria follia, almeno qui a Salem. Mi
offre una caramella mou, che rifiuto.
Sono d'accordo con lui,  pura follia, e solo una settimana fa ci avrei riso su. Ma non posso
negare che ogni volta che mi avvicino a lei succedono cose strane.  stata soltanto una caduta
clamorosa.
Be' s, sarebbe inutile negarlo, hai avuto davvero una sfiga pazzesca.
Gi,  la storia della mia vita.
Per, in effetti, prima ho visto gli Eredi aizzare tutti contro di te. Ma non preoccuparti, presto
perderanno interesse. Si divertono a prendere di mira qualcuno per un po', convinti di saperne di
magia. E tu sei l'obiettivo perfetto.
Forse.  quello che sta succedendo a casa mia a mandarmi fuori di testa dico prima ancora di
rendermene conto. Sto cominciando pian piano ad accettare quest'idea di avere un amico, ma non sono
pronta a raccontargli del sasso, n di quello che  successo ieri sera. Una cosa di cui peraltro non mi
capacito neppure io. Se ne parlassi con qualcuno farei la figura della squilibrata.
Il sorriso di Jaxon svanisce. Che sta succedendo a casa tua?
Okay, ascoltatemi tutti urla il professor Wardwell dalla testa dell'autobus. Siamo arrivati a
Gallows Hill Park. E prima di scendere voglio che sia ben chiara una cosa: dovete rimanere nelle aree
designate. Se non rispettate questa regola vi rimander sull'autobus e ci resterete tutto il giorno.
Poi ci fa scendere, radunandoci nel parcheggio.
Che sta succedendo a casa tua? insiste Jaxon mentre camminiamo sul prato circondato da
collinette e alberi frondosi.
Lancio un'occhiata a Lizzie e John, in cima al gruppo. Te lo spiego dopo.
Come tutti sapete spiega Wardwell, nel 1692 alcuni cittadini di Salem furono dichiarati
colpevoli di stregoneria e condannati a morte per impiccagione. Per chi praticava la magia era prevista
la pena capitale e si credeva che, con la loro morte, si sarebbe impedito al maligno di mettere radici
nella comunit.
La corte stabil le date in cui eseguire delle impiccagioni di gruppo e il giudice Corwin fu
incaricato di scegliere il sito pi adatto. Gli fu detto che avrebbe dovuto trovarsi nella periferia della
citt, e in effetti, all'epoca, il luogo in cui ci troviamo era fuori dai confini di Salem. Il giorno stabilito
per l'impiccagione, quindi, le streghe condannate furono caricate su alcuni carri con le mani legate
dietro la schiena e condotte su per quella collina alla mia sinistra. Saliamo anche noi.
Lo seguiamo lungo un percorso sterrato che si inerpica sul fianco di una collina alberata. Il
sentiero si fa pi ripido man mano che saliamo e inizio ad avere il respiro affannato. Tra i rami alla mia
destra vedo il ragazzo con i capelli scuri che mi guarda. Mi fermo cos di colpo che rischio di perdere
l'equilibrio. Mi sfugge dalle labbra un gridolino di sorpresa prima che riesca a ricompormi.
Cercano solo di farti sbroccare. Non dar loro questa soddisfazione dice Jaxon scalciando il
terreno. Abbasso lo sguardo e, prima che lui riesca a cancellare tutto con la scarpa, vedo ci che resta di
un disegno fatto con un rametto:  una figura impiccata con sopra scritta la parola MATHER. Jaxon
pensa che siano stati Lizzie e John, e forse ha ragione.
Guardo di nuovo tra gli alberi, ma il ragazzo  sparito. L'ho visto davvero o sono cos tesa che
la mente mi gioca strani scherzi?
Forza, tenete il passo! abbaia Wardwell.
Dopo un altro minuto di salita su un sentiero praticamente verticale, sbuchiamo sulla sommit
della collina. Come avrebbe fatto un carretto a salire fin quass? E con sopra delle persone, per giunta?
Questo  il punto esatto in cui le streghe condannate sono state impiccate annuncia il
professor Wardwell guardandoci. Bridget Bishop, Sarah Good, Samuel Wardwell e molti altri.
Mi chino verso Jaxon e sussurro: Aspetta un attimo, il professor Wardwell discende da uno
degli impiccati?. Per forza non gli piaccio.
Jaxon scuote la testa. Credo sia un semplice caso di omonimia. Qualche anno fa c' stato un
piccolo scandalo su questa storia, ma non mi ricordo molto bene.
Wardwell guarda dritto verso me e Jaxon, e noi fingiamo di ascoltarlo con la massima
attenzione. Alla fine del Seicento non si usavano le forche per impiccare la gente, ma si assicurava
una corda al ramo di un albero. Il condannato veniva fatto alzare in piedi sul carretto, con il cappio al
collo, poi il carretto partiva.
 agghiacciante...
Vi dar tutto il tempo per guardarvi intorno. Non allontanatevi dalla collina. Ci rivediamo qui
tra dieci minuti.
Jaxon mi prende la mano. La sua  calda, e lungo il braccio mi sale un tepore che arriva fino
alle guance. Seguiamo una diramazione quasi invisibile del sentiero e ci addentriamo in un gruppo di
alberi.
Questa roba  inquietante dico, cercando di non pensare al suo pollice che mi sfiora
delicatamente il dorso della mano.
Lui fa spallucce. Ormai non ci bado pi.  tutta la vita che sento queste storie.
Jaxon si ferma e si appoggia a un albero, e la mia mano sguscia via dalla sua. Allora, adesso
dimmi cosa sta succedendo a casa tua.
Accidenti a me e alla mia boccaccia. Mi hanno rotto la finestra della camera con un sasso su
cui c'era incisa la parola MUORI. Tra la salita, il disegno per terra e la mano di Jaxon mi sento troppo
spossata per tenerglielo nascosto.
La sua espressione si fa severa. Stai scherzando? Perch non me l'hai detto?
Be', cos'avresti potuto fare?
Aiutarti a trovare i responsabili e fargli il culo. Lo dice come se fosse una cosa ovvia.
Anche se uno di loro potrebbe essere frutto della mia immaginazione? Non lo so...
Tutto qui? insiste.  successo qualcos'altro?
Mi mordo il labbro e abbasso lo sguardo.
C' qualcosa che non mi dici, l'ho capito.
 che non sono brava a fidarmi delle persone, n a raccontare i miei problemi. E nemmeno a
parlare in generale. E la lista continua, credimi. Lui non pu saperlo, ma sono anni che non mi confido
cos con qualcuno.
Provaci.
Non scherzavo quando dicevo che vicino a me le persone si fanno del male.
Sono disposto a correre il rischio.
Davvero? Potresti pensare che io sia pazza.
Lo penso gi.
Sorrido. Ma non  un tuo problema.
Proprio non ci arrivi, eh?
A cosa?
Che mi piaci. Mi tira a s e i nostri corpi entrano in contatto. Mi mette le mani sui fianchi ed
 come se il suo tocco mi spronasse a fare altrettanto.
Gli appoggio le mani sul petto, cercando disperatamente di concentrarmi. Il mio corpo si sta
comportando come un colibr sovreccitato che ha smarrito la strada di casa.  una cosa strana...
Voglio saperla lo stesso.
Ho i pensieri troppo annebbiati per protestare. Va bene. Hai vinto. Te lo dico.
Lui sorride. Se avessi vinto, in questo momento ci staremmo baciando. Si china su di me e
sento il suo alito caldo sulla faccia. Valuto l'idea di andarmene, ma il mio corpo non mi obbedisce.
Anzi, mi sta tradendo in pieno, visto che si avvicina sempre di pi a lui. Le sue labbra mi sfiorano.
Sai di fragola sussurra.
Preme le labbra sulle mie, stavolta pi forte, ed  come se dentro di me si accendessero mille
luci. Mi stringe forte e apro la bocca.
Meglio che le lettere rimangano fuori da questa storia dice una voce accanto a me.
Spingo via Jaxon cos forte e talmente all'improvviso che lo mando a sbattere contro l'albero a
cui  appoggiato. Il tizio dai capelli scuri  accanto a noi. Scuoto la testa, sperando che scompaia.
Scusa,  che ho pensato... prova a giustificarsi Jaxon.
Non pu vedermi dice il ragazzo moro, pi calmo che mai.
Guardo Jaxon con gli occhi spalancati. Non degna neanche di un'occhiata il ragazzo che se ne
sta l, a mezzo metro da noi. Un fantasma. Non va bene. Non va bene per niente. Sono cos imbarazzata
che mi arrabbio.
Sparisci, subito! dico a denti stretti.
Merda, scusa fa Jaxon. Ma anche tu mi hai baciato.
Il ragazzo moro inarca un sopracciglio, si volta e scompare tra gli alberi. Rimango l impalata
un paio di secondi, cercando di trovare una spiegazione per quello che  successo. Ha rovinato il mio
primo bacio! Non tu. Non dicevo a te di sparire.
Be', ma l'hai detto.
I dieci minuti stanno per finire! urla il professor Wardwell.
Non ce la faccio.  troppo... Da amici ai baci in un solo giorno, e ora questo tizio morto che mi
perseguita. Della maledizione di famiglia mi occuper per conto mio. Non mi serve l'aiuto di nessuno.
Jaxon, seriamente. Non vado bene, n per te n per nessuno. Non sono cos sicura di non essere
davvero maledetta. Mi trema il labbro inferiore. Mi volto e faccio per riunirmi al resto della classe.
Lui mi prende per un braccio. Non credo alle maledizioni.
Mi divincolo e continuo a camminare. Stammi lontano, prima che finisca anche tu per farti
male. Vorrei solo infilarmi in un buco per terra e scomparire.
Ma io non voglio starti lontano protesta.
Be', ti chiedo di farlo, invece. Ricaccio indietro le lacrime e raggiungo il gruppo.
Bene, ci siete tutti! Ora fate silenzio, ragazzi. Allora, lo sapevate che pu volerci pi di un'ora
per morire mediante impiccagione? chiede allegramente Wardwell.
16
Salem non  come gli altri posti
Svolto a sinistra su Blackbird Lane, terrorizzata all'idea di tornare a casa.  venerd sera e io
trover ad aspettarmi un fantasma che mi odia. Quanto a Jaxon... non riesco neanche a pensare a lui
senza sentirmi morire di imbarazzo. L'unica cosa che davvero non vedo l'ora di fare  andare a trovare
pap, domenica, quando finalmente lo trasferiranno a Boston.
Guardo la porta di casa senza aprirla. Fanculo tutto borbotto rivolta all'edificio.
Lascio cadere lo zaino davanti all'entrata laterale e giro sui tacchi. Me ne torno in citt. Non ho
idea di dove andare, ma ne ho le scatole piene di vivere sotto costante minaccia. Ho bisogno di un po'
di spazio.
Cammino sul marciapiede osservando le belle case e i negozi eleganti. In molti hanno gi
iniziato ad appendere le decorazioni per Halloween, anche se siamo solo a met settembre. Berr
qualcosa di caldo, penso passando davanti a un localino molto grazioso di nome The Brew.
Apro la porta e sento suonare una campanella. Il negozio  pieno di ornamenti fatti con chicchi
di caff macinato fresco e spezie natalizie. Non c' nessuno in fila.
Un latte alla zucca chiedo alla ragazza con la coda di cavallo dietro al bancone.
Arriva subito dice lei afferrando un bicchiere. Cognome? domanda con un pennarello in
mano.
Mi prendete in giro? Sono entrata nell'unico caff che sul bicchiere scrive il cognome dei
clienti, invece del nome? Non  proprio la mia giornata.
Mather dico in fretta, e le passo la carta di credito.
Lei mi guarda ed  come se mi riconoscesse. Perfetto. Di solito, quando ho una pessima
giornata come questa, metto la mia musica preferita, mi infilo a letto con una vaschetta di gelato con
gocce di cioccolato e guardo film stupidi finch non mi sento meglio.
Stavolta, per, l'ultimo posto in cui ho voglia di trovarmi  la mia stanza.
Zucca per Mather annuncia la commessa.
Sul serio? Lo devi proprio urlare? Le strappo di mano il latte e le lancio un'occhiata in tralice.
Sul cartone intorno al bicchiere c' una macchiolina di caff che ricorda proprio un cappio. Mi guardo
intorno con fare circospetto. Qualche cliente mi osserva di sottecchi con aria di velata disapprovazione.
Sar sempre cos ogni volta che esco di casa?
Ebbene s dico con aria teatrale alle persone che mi guardano. Sono proprio una discendente
di quei Mather. Ora anche i pochi che parevano non avermi notata si voltano verso di me. Mangiamo
i bambini, s, ma solo al venerd. Ehi, un momento, ma oggi  venerd! Una donna prende il fidanzato
per mano ed esce dal caff.
Avete paura che la mia maledizione vi contagi? Uuuuuh! esclamo agitando le braccia per
aria, latte incluso. Poi faccio la linguaccia a quegli impiccioni e infilo la porta a passo deciso. So che
non mi sono comportata esattamente da persona matura, ma se non altro sono un po' sollevata.
Vago senza meta per le strade di Salem finch il sole non cala all'orizzonte, contando le case
nere e il numero di negozi i cui nomi alludono alle streghe o alla stregoneria. Sotto uno degli antichi
lampioni di ferro al limitare della citt sono stati posti un mazzo di rose e una candela nera spenta. Qui
dev'essere morto qualcuno, penso. Probabilmente in un incidente d'auto. Per un attimo mi sembra che
anche le rose siano nere, ma quando mi avvicino constato che sono viola scuro.
Alcuni ragazzi della mia scuola mi passano accanto sul marciapiede, diretti a qualche negozio
pi avanti. Mi indicano e bisbigliano. Mi tiro su il cappuccio sperando di scomparire e continuo a
camminare. Che palle!
Taglio attraverso un vicolo e finisco all'ingresso dell'Old Burying Point.  circondato da alberi
e da vecchi edifici in legno. Mi fa strano vederli tutti ammassati in pieno centro della citt.
Fa freddo ora che ho rallentato il passo. E si  fatto molto pi buio. Dove sono finiti i lampioni?
Allineate per terra davanti all'entrata del cimitero ci sono grosse pietre grigie. Ci cammino sopra,
lasciandomi il marciapiede alle spalle, e mi rendo conto che ci sono delle parole incise sotto i miei
piedi. Mi avvicino.
Sono innocente, non c'entro con questa follia leggo.
L'ha detto Mary Bradbury al processo mi spiega una voce di ragazza. Mi volto e vedo alle
mie spalle Susannah, con indosso un vestito nero da ballerina. Come sapeva che ero io, con il
cappuccio sulla testa? Mi ha seguita?
Ah  tutto ci che riesco a dire. Mi aspetto che gli altri Eredi spuntino fuori da un momento
all'altro.
 il memoriale dei processi alle streghe. Mi fissa in attesa di una mia reazione. Ognuna di
quelle panche di pietra porta il nome di uno degli impiccati. La mia antenata Susannah Martin 
laggi. Indica un punto nel buio.
Ti chiami come lei?  una cosa super inquietante!
Tutti ci chiamiamo come i nostri antenati.  una tradizione. Le nostre famiglie lo fanno da
generazioni.
Il suo tono piatto e noncurante mi mette agitazione. Che cosa vuole da me? Allora sono
contenta che i miei non mi abbiano chiamato Cotton. Non credo che mi starebbe bene.
Lei ride e il vento le soffia sul viso alcune ciocche di capelli. No, probabilmente no.
Perch parli con me?
Ignora la mia domanda. C' la lapide di un Mather, l dentro. La vuoi vedere?
Adesso s che ho la sensazione che mi stia tendendo una trappola. Mi guardo intorno, ma non
c' nessuno in giro. Penso di s.
Non sei costretta.
Lo so.
Si avvicina a un piccolo cancello di ferro. La seguo guardinga, sempre lanciandomi rapide
occhiate alle spalle. Mi addita le varie panche di pietra del memoriale via via che ci passiamo accanto.
Alice Parker e Mary Parker. Non erano parenti,  solo che c'erano un sacco di Parker nella vecchia
Salem.
C' un che di pesante, di oscuro, nel modo in cui indica le antenate impiccate delle sue migliori
amiche. Mi tiro la zip della felpa fino in gola. Potreste benissimo essere tutti imparentati, tanto siete
inseparabili.
 cos da sempre.
Intende lei e le sue amiche o tutti i loro avi negli ultimi trecento anni? Ci facciamo largo tra le
prime lapidi. Sono scolorite, le incisioni consunte dal tempo.
Mi chiedo perch abbia menzionato solo Mary e Alice. E Lizzie e John dove sono?
Susannah apre la bocca ma la richiude subito. Dopo qualche secondo chiede: Perch sei caduta
sbattendo contro gli armadietti?.
 capitato.
Non  stata Lizzie. Ne sembra piuttosto sicura.
Su questo siamo d'accordo rispondo, anche se non sono ancora riuscita a capire cosa sia
successo in biblioteca.
Io c'ero. Hai gridato "Ehi, tu!" a qualcuno, ma non c'era nessuno! Fa ruotare un braccialetto
di perline nere che porta al polso, di quelli che si creano a mano per le amiche, alle elementari.
Ci addentriamo fino all'angolo pi lontano del cimitero. Cerco di evitare di andare a sbattere
sulle lapidi nel buio, ma ho paura di calpestare la faccia di qualcuno. Susannah, invece, scivola
sull'erba con grazia, senza alcuna difficolt.
Non so che dirti rispondo.
Io credo di s.
 difficile da spiegare. Ma che vuole? Non dovrei dirle queste cose. Le sue amiche mi
detestano. Fino a dieci minuti fa pensavo che mi odiasse anche lei. E forse  cos, peraltro.
Ecco. Indica una piccola lapide di pietra dall'aria molto antica.
La illumino con lo schermo del mio cellulare: NATHANAEL MATHER, MORTO IL 17
OTTOBRE 1688. UN GIOVINE CHE VIDE SOLTANTO DICIANNOVE INVERNI IN QUESTO
MONDO.
C'era qualcuno in corridoio? insiste.
Esito.
 cos, vero?
S.
Lei mi guarda aggrottando le sopracciglia. Lo sapevo! Fa una pausa, poi: Devo andare.
Ha ottenuto quello che voleva e ora se ne va. Non avrei dovuto dirglielo. Si dirige verso l'uscita
del cimitero a velocit molto pi sostenuta rispetto a quando siamo entrate.
Fatico a starle dietro. Aspetta, tutto qui?
S.
Perch ti importa se ho visto qualcuno in corridoio, scusa? E cos' che dicevi l'altro giorno del
fatto che il bisnonno di John  morto?
Si ferma all'improvviso sul vialetto di pietre all'ingresso. Ops. Ho appena ammesso di aver
origliato. Devo decisamente fare qualcosa per risolvere questo problema della mancanza di filtri...
Si volta a guardarmi. Stai attenta, Sam.
 un avvertimento oppure una minaccia? A cosa devo stare attenta?
Lei si guarda alle spalle, poi si gira di nuovo. Salem non  come gli altri posti.
Be', questo lo so. Odio questa situazione, accidenti. Non posso continuare a vivere con
l'ansia che un folle dai capelli scuri mi compaia davanti o che un gruppo di svitati goth mi terrorizzi a
scuola.
No, non lo sai. E mi molla l senza aggiungere altro.
17
Sempliciotta e sboccata
Il professor Wardwell sale sull'auto parcheggiata sul marciapiede vicino al cancello d'ingresso
di casa mia. Non mi vede, al buio, e quando arrivo al vialetto se n' gi andato.
Corro in casa, furibonda. Vivian! grido aprendo la porta, ma non ce n' bisogno. La vedo a
pochi metri da me seduta al tavolo, intenta a leggere la posta. Che ci faceva qui il professor
Wardwell?
Mi ha aiutato a riparare la finestra.
Quella della mia stanza? chiedo alzando la voce.
S.
E perch mai? Non mi piace affatto. La situazione sfugge sempre di pi al mio controllo.
Lei si irrigidisce. L'ho conosciuto in ferramenta ed  venuto qui con il suo tuttofare di fiducia.
Non mi sembra il caso di farne un dramma, Sam.
Stringo le palpebre. Mio padre  in ospedale.
Appoggia una lettera sul tavolo. So esattamente dov' tuo padre. E non azzardarti mai pi a
fare simili insinuazioni.
Vado in camera mia a grandi passi e sbatto la porta. Guardo il nuovo vetro alla finestra e
comincio a camminare in cerchio.
Fantasma? lo chiamo. Ehil? Dove sei?
Silenzio.
Forza, ignorami pure. Ora vado dritta di sotto a distruggere quel dipinto di Abigail.
Faccio per uscire, ma prima che riesca ad arrivare alla porta, lui mi blocca la strada. Per poco
non gli sbatto contro. Mi afferra per le braccia e stringe cos forte che quasi mi fa male.
Che arroganza! Ha gli occhi grigi puntati nei miei. Chiamarmi cos, alla stregua di un cane.
Il suo accento si fa pi marcato quando  infastidito.
Non mi importa se non ti piaccio dico. Nemmeno tu mi vai a genio.
Non osare mai pi pronunciare il nome di mia sorella.
Alzo il mento e uso la voce a cui ricorre mio padre quando deve fare affari con clienti cocciuti.
Facciamo un patto propongo. Lui allenta un po' la stretta. L'ho sorpreso! Aiutami a capire se sono
maledetta e come spezzare la maledizione, e me ne andr da questa casa.
Mi lascia le braccia. Non esiste alcun motivo per cui dovrei fidarmi di te.
La cosa  reciproca.
Potrei costringerti ad andare via senza stipulare alcun accordo.
Certo, ma potrei fare un mucchio di danni prima di levarmi di torno. Qui c' un sacco di roba
decorata con quel fiore, la margherita gialla.
Resta in silenzio a lungo, poi:  vero.
Tiro un sospiro di sollievo. Bene. Da dove cominciamo?
Proprio non lo so.
Ma vivi qui da trecento anni, osservi tutto e tutti. Devi pur sapere qualcosa.
L'ultima volta che sono venuto a Salem era la fine del Seicento.
E poi basta?
Basta.
E dov'eri?
Altrove.
Potrebbe essere pi vago di cos? Perch?
 affar mio.
Okay, d'accordo. Cosa sai della mia famiglia?
Pochissimo. So che Increase Mather era un uomo molto rispettato nel Diciassettesimo secolo
ed era una persona influente a Boston. So che suo figlio Cotton ne ha seguito le orme e che la sua
pronipote di nono o decimo grado, Samantha Mather,  una sempliciotta.
Mi hai appena dato della sempliciotta?
Temo di s.
Stringo i denti. E tu sei un coglione.
Sempliciotta e sboccata.
Non sono nata nel Diciassettesimo secolo! Le ragazze oggi dicono le parolacce, sai? Ti
converr farci l'abitudine.
Preferirei di no.
Mi stringo la testa tra le mani, in preda alla frustrazione. Va bene, non farlo. Andiamo nello
studio segreto di mia nonna e ti mostrer cosa ho trovato.
Quello studio  mio. L'ho progettato io.
Non mi interessa di chi . Ci vediamo l.
Scompare. Mi tolgo gli anfibi per evitare di far rumore in corridoio e mi chiudo piano la porta
alle spalle. Spero che non sia tutto il frutto della mia immaginazione, perch chi diavolo si crea una
proiezione mentale che la insulta pure?
Non c' traccia di Vivian mentre percorro in punta di piedi il corridoio ed entro in biblioteca,
ma per sicurezza non accendo le luci. Evito i tavoli e i libri usando il bagliore dello schermo del
cellulare. Passo le dita sulla mensola del caminetto di mattoni e tiro il gancio.
La porta si apre e vedo che il passaggio segreto  immerso in un lieve chiarore. Bene. Il
fantasma ha preso la lanterna? Deve essere comodo poter scomparire in un posto e ricomparire in un
altro.
Quando arrivo in cima alla scala a chiocciola trovo il fantasma al centro della stanza, in piedi su
un tappeto sbiadito. Per un secondo mi rendo conto di quanto io sia fuori posto, qui, rispetto a lui. Tutti
questi mobili antichi lo rendono pi affascinante e fiero di quanto gi non sia.
Come ti chiami? Non posso continuare a chiamarti "tizio dai capelli scuri" nella mia mente.
Preferirei anch'io che non mi chiamassi in questo modo, difatti. Mi presento, sono Elijah
Roe.
Strano nome, ma gli sta bene. Vado alla scrivania della nonna e mi siedo, sfogliando il suo
diario.
Ecco. Gli mostro la pagina in cui parla della maledizione, e lui mi si avvicina.
Mentre legge do un'occhiata ai fogli sulla scrivania, alla ricerca del fascicolo in cui mia nonna
ha segnato la data di morte dei vari discendenti. Non devo cercare a lungo perch  proprio l, in cima
al mucchio.
Sono una cinquantina di pagine di statistiche di morte. Le sfoglio in fretta e vedo che ha
cerchiato in rosso tre anni in cui tutti i discendenti su cui stava facendo ricerche sono deceduti a breve
distanza l'uno dall'altro. Mi si contrae lo stomaco. Non si mette bene per pap. Scuoto la testa e cerco
di concentrarmi sui numeri. Non riesco a interpretare la sequenza, ma intuisco che la successione di
quei decessi segue uno schema preciso.
Elijah mi porge il diario. Gli scritti personali di un'anziana signora non costituiscono alcuna
prova della presenza di una maledizione.
Se non volessi risolvere il mistero con tutta me stessa, gli direi cosa pu farsene della sua
opinione. Guarda, qui ha segnato la data di morte di tutti i discendenti. Ha elencato quelle delle
principali famiglie coinvolte nei processi alle streghe. Gli passo il fascicolo. La mia vita sta cadendo
a pezzi, e se mia nonna aveva ragione ed  per colpa di qualche stupida maledizione, allora voglio
saperlo.
Prende il fascicolo.
So che tutta questa storia sembra ridicola continuo. Nessuno lo sa meglio di me. Non credo
neppure ai fantasmi. Salem mi ha incasinato la mente.
Spiriti risponde.
Che?
Ci chiamiamo spiriti. "Fantasma"  un termine volgare.
Non riesco a trattenermi. Be', pardonnez-moi.
Lui mi guarda con aria esasperata. Me ne occuper io. Il registro  incompleto in alcuni anni.
Lo sistemer.
Bene. Prima ancora che finisca di parlare,  scomparso.
Mi appoggio allo schienale della sedia di mia nonna e mi tolgo i capelli dalla faccia. Spero solo
di non aver fatto un patto molto, molto stupido.
18
Cosine delicate
Guardo la fotografia di me e pap a Parigi.
Mio padre tiene in mano un pasticcino glassato, con uno sbaffo di crema che spunta da sopra.
Sam, stai per mangiare la cosa pi deliziosa che tu abbia mai assaggiato. E io sar il fortunato che
potr assistere a questo avvenimento. Se svieni per il piacere, per, non dire che non ti avevo
avvertita.
Sorrido scioccamente mentre pap mi prende sulle ginocchia e mi mette in mano il dolcino.
Ora aspetta ad assaggiarlo, dobbiamo documentare questo momento. Pap fa un cenno a
una bella donna che sta per entrare nel caff davanti al quale siamo seduti. Mademoiselle, pardon.
Pouvez-vous prendre une photo de nous?
Lei sorride quando pap le passa la macchina fotografica. Ha i capelli legati in una treccia,
lunghe gambe e tacchi alti. Ma certo.
Aspetta un attimo, manca un ultimo tocco dice pap tirandomi a s. Passa il dito nella crema
e me la spalma sul naso. Ecco. Perfetto.
Io rido e mio padre mi abbraccia forte. Ha ragione. In questo momento  tutto perfetto.
Appoggio la cornice sul comodino. Ancora un giorno e potr vederti. Mi cade l'occhio sul
cellulare accanto alla foto e vedo che c' una chiamata persa di Jaxon. Faccio una smorfia al pensiero
del nostro catastrofico bacio.
Spingo via le coperte e mi infilo un paio di infradito nere. Il fiore, che riposa nel vaso sottile sul
comodino, attira il mio sguardo e ne tocco i petali setosi. Non  possibile che sia ancora lo stesso che
c'era quando sono arrivata, sicuramente Elijah l'avr sostituito.  evidente che amasse molto sua
sorella. Chiss cosa le  successo.
Drizzo le orecchie: nessun rumore di tacchi lungo il corridoio, la casa  immersa nel silenzio.
Elijah? sussurro. Nessuna risposta.
Avrei dovuto chiedergli informazioni riguardo al sito delle impiccagioni, ma se n' andato
troppo in fretta. E va bene, vuol dire che trover da me la casa di cui parlava mia nonna. Ormai questa
storia mi ha incuriosita, e poi mi serve per il compito di storia. Non posso certo citare tra le fonti il
fantasma che vive in casa mia.
Apro la porta della cucina, dove aleggia ancora un leggero aroma di caff. Vivian me ne ha
lasciato un po' nella caffettiera. Tiro fuori una tazza bianca dalla credenza e mi trovo davanti agli occhi
quella con su scritto PAP N.1. L'ho regalata a mio padre in quarta elementare. Da quel giorno l'ha
usata ogni mattina, si diceva orgoglioso di quel titolo e voleva che tutti lo sapessero.  una delle
pochissime cose che mi sono portata dietro da New York.
Aggiungo al caff una dose generosa di latte e zucchero ed esco in veranda dalla porta sul retro,
accomodandomi al tavolo bianco di ferro battuto. Dal profumo che si sente nell'aria sembra che stia
arrivando la primavera.
Samantha! esclama la signora Meriwether dal suo gigantesco giardino. Mi saluta con una
manciata di erbe in mano.
Mi guardo intorno e non c' traccia di Jaxon. Buongiorno, signora Meriwether.
Hai gi fatto colazione?
No dico, poi aggiungo in fretta: Ma non ho appetito.
Sciocchezze. Vieni a fare colazione insieme a me. Jaxon dormir ancora per qualche ora, come
al solito, e stavo giusto per mettermi a tavola.
Non si preoccupi, sono a posto.
Non vedo l'auto di Vivian nel vialetto e non mi va che tu resti tutta sola e affamata in casa tua,
mentre qui da me c' un sacco di cibo.
Ma sono in pigiama protesto lanciando un'occhiata ai miei pantaloni di pile.
Non c' abito migliore, mia cara ribatte lei, cos mi arrendo. Non c' modo di opporre
resistenza alla giovialit di questa donna.
Scendo dalla veranda sull'erba bagnata. Potrei davvero pentirmi di questa decisione se Jaxon
dovesse svegliarsi e trovarmi seduta in pigiama nella sua cucina. Ma sua madre ha detto che dorme fino
a tardi... Magari riuscir a scoprire qualcosa su mia nonna.
La signora Meriwether mi apre la porta sul retro. Vieni, entra.
Mi accompagna al tavolo di legno consunto della sala da pranzo, che ha lo stesso stile rustico
del resto della casa.  imbandito con uova, waffle alla fragola e frittelle.
Che meraviglia! esclamo sedendomi.
Devi venire pi spesso. Non ho mai abbastanza ospiti per cui cucinare. Avrei dovuto fare una
dozzina di figli.
Le sorrido e inizio a riempirmi il piatto. Lei era molto legata a mia nonna, vero, signora
Meriwether?
Charlotte era come una seconda madre, per me. Mi sono presa cura di lei fino alla fine.
Com'era? Cio, era... Vorrei dire normale, ma sembrerei maleducata. Lucida, quando ha
cominciato a invecchiare?
Charlotte aveva una mente tutta particolare. Non sempre veniva compresa. Le sue eccentricit
si sono fatte pi pronunciate con il passare degli anni, specialmente la sua fede in ci che non si pu
vedere. Ma s, era lucida e lo  rimasta fino al giorno in cui  venuta a mancare.
Crede nelle cose che non si possono vedere? chiedo. Non so proprio come entrare
nell'argomento della maledizione o del fantasma musone.
Quasi tutto ci in cui vale la pena credere non si pu vedere. L'amore, per esempio.
Non ci avevo mai pensato.
Sam? dice Jaxon alle mie spalle. Merda!
La signora Meriwether nota la mia reazione. Jaxon, sei in piedi prima di mezzogiorno. Che
bella sorpresa.
Ho sentito delle voci replica. Ah, anche tu?
Siediti, ti prendo un piatto.
Si accomoda a capotavola, tra me e la madre. Lei sparisce in cucina e io rimango a capo chino,
gli occhi sul piatto.
Ora vado dico appena si  allontanata.
Perch?
Lo sai perch, per via di... be', di ieri.
Allora sei arrabbiata con me? mormora con aria triste.
Come? No.  che... non lo so cosa sono.
La signora Meriwether torna con un piatto e un bicchiere di succo d'arancia appena spremuto.
Devo controllare i macaron. Sono delle cosine delicate, sapete?
Quando esce di nuovo, mi alzo.
Sam, fermati. Non ti bacer pi. Non voglio litigare.
Credimi, non si tratta di questo.
Sembra sollevato. Allora vuoi che ti baci?
Divento rossa come un peperone. A volte vorrei davvero prenderti a sberle.
Non ho paura di una stupida maledizione, n di quello che tu credi non vada in te.
Mi rimetto a sedere e abbasso la voce, in modo che la signora Meriwether non mi senta: Lo so
che non mi credi, ma non sto mentendo. Una delle mie migliori amiche  caduta dalle scale di casa mia.
Un'altra  stata messa sotto da una macchina mentre attraversavamo la strada. Io attiro gli incidenti.
Lui ignora il mio avvertimento. Non saresti venuta qui, se cercassi di evitarmi. Sei in casa mia
in pigiama.
Sono venuta perch tua madre mi ha invitata.
Mi guarda con aria scettica, come se non mi credesse.
Okay, va bene. Prendo la forchetta. E allora?
Allora vuol dire che ti piaccio. Sorride e si mette le uova nel piatto.
Non posso farci niente, mi scappa da ridere. Mi piaci pi di quanto tu creda. Ma... se dovesse
succedere qualcosa a Jaxon per colpa mia? Non potrei sopportarlo.
Per oggi  confermato il nostro appuntamento alla casa? chiede lui sornione.
Sorrido. Non se lo chiami ancora appuntamento.
19
La casa nera
Studio la mappa che ho disegnato.
 sicuramente in quel bosco, te lo dico io dice Jaxon.
Guardo con timore i grandi alberi, ancora poco propensa ad accettare la sua versione. Non mi
piace inoltrarmi in sentieri isolati. Non ho portato la torcia.
Lui ride. Ma  pomeriggio.
I boschi mi rendono sempre nervosa. Io sono cresciuta sul cemento, accidenti.
Se la tua mappa  giusta, conosco la casa... o meglio, ne ho sentito parlare. Tutti si sfidano a
trovarla la notte di Halloween. Se ne parla in una vecchia storia.
Ah, questo s che mi rassicura.
 solo una storiella di fantasmi, niente di cui preoccuparsi. Non c' niente di vero.
Lui non lo sa, ma  la cosa peggiore che potesse dire. E se ci perdiamo?
Non succeder. Ho la bussola sul telefono.
Cellulari.  vero. Possiamo contare sulla tecnologia. Okay, ma chi  che vive in mezzo al
bosco? Non mi sembra normale.
Mi avvio con riluttanza. Appena ci addentriamo all'ombra degli alberi, rabbrividisco.
Sembra che ci sia un vecchio sentiero che porta nella giusta direzione. Vedi, qui la vegetazione
 pi giovane. Jaxon indica alcuni cespugli alla sua destra. E sono sicuro che non fosse strano vivere
qui, quando la casa  stata costruita. All'epoca non avevano strade asfaltate.
L'idea di un mondo senza asfalto mi atterrisce, come se non avessi pi il controllo di niente. Un
uccello stride e mi aggrappo al braccio di Jaxon. Lui mi prende la mano, ma sono troppo nervosa per
analizzare le sensazioni che mi provoca quel contatto.
A un certo punto si ferma per guardarsi intorno. Stando alla tua mappa, la casa dovrebbe
trovarsi su quella collina.
Ti ricordi da che direzione siamo venuti, vero?
Sai,  davvero carino questo lato del tuo carattere. Sei pronta a prendere a pugni John in un
corridoio come se nulla fosse, ma gli alberi ti fanno paura.
Non ho paura. Non ci crede, e neppure io.
Allora forse dovrei raccontarti la storia che gira su questo posto.
Mi si contorce lo stomaco. Nessun problema.
Comincia con la voce drammatica che ha usato per parlarmi della morte di Giles Corey.
Secondo la leggenda, una vecchia  vissuta qui per centinaia di anni. Non era brutta come nelle favole,
ma aveva gli occhi cattivi. E poteva ucciderti solo con lo sguardo. Mangiava uccelli e la sua casa era
piena di cadaveri di pennuti morti. E soprattutto odiava le persone innamorate. Di tanto in tanto una
coppietta si inoltrava troppo nel bosco e nessuno li rivedeva mai pi.
Stranamente questa storia mi fa sentire meglio. Ma  ridicolo.
Te l'ho detto.
La gente crede davvero a queste stronzate?
La gente crede a un sacco di cose bizzarre, a Salem.
Tra gli alberi davanti a noi compare d'un tratto un edificio. La casa nera, a due piani,  mezza
diroccata. Le finestre hanno vetri sottili, quasi tutti rotti. Le piante la accerchiano da ogni lato e le
pareti sono coperte di rampicanti.
L'istinto mi urla a gran voce di girare sui tacchi e tornarmene a casa. Vi piacciono proprio le
case nere, eh?
Gi. Jaxon si gratta il collo con la mano libera.  strano. Abbiamo percorso meno di due
chilometri nella foresta.
E cosa ci trovi di strano?
Non ho mai sentito di nessuno che l'abbia vista davvero, prima d'ora. Voglio dire, se  cos
vicina dovrebbe essere facile trovarla. Prima di cominciare a cercare avevo anche pensato di dirti che
probabilmente se l'erano inventata, ma non volevo fare il guastafeste.
Devo costringere il mio corpo a continuare a camminare in direzione della casa. Quindi cosa
vuoi dirmi?
Che porti fortuna risponde Jaxon sorridendo.
Be', sarebbe una novit.
Vuoi entrare?
In realt no. Ma dobbiamo salire al primo piano, per guardare dalla finestra della camera e
vedere dove si trova il luogo delle impiccagioni. Mi suda la mano da morire.
Se vuoi vado io a dare un'occhiata. Tu puoi aspettare qui propone lui.
Come no!  fuori discussione.
Ci avviciniamo all'ingresso e lui afferra la maniglia che, purtroppo, funziona. Perch questo
posto non  sbarrato con delle pesanti assi?
La porta si apre e ci ritroviamo in una grande stanza vuota con un caminetto nella parete pi
lontana, uguale a quello della biblioteca di casa mia. Non c' praticamente luce e procedo con cautela
sulle assi scricchiolanti del pavimento. C' puzza di foglie in decomposizione. La cosa strana  che
questo posto mi pare un po' troppo pulito.
Non capisco. La casa  abbandonata da un sacco di tempo, giusto? Non ci dovrebbero essere
graffiti o spazzatura, o cose simili?
Magari siamo i primi a trovarla.
Non credo proprio. Andiamo di sopra e facciamola finita.
Uno stretto corridoio si apre sulla sinistra. E in fondo si scorgono gli ultimi gradini di una
scalinata immersa nel buio. Jaxon si dirige in quella direzione e io gli rimango vicino, stringendogli la
mano e tentando di calmarmi. Le scale gemono sotto il nostro peso e lui si ferma.
Che c'?
Niente, solo un gradino rotto. Stai attenta mi rassicura lui.
Dietro di me un altro scricchiola. L'hai sentito? chiedo scavalcando la porzione di scala rotta.
I gradini cigolano mentre stiamo fermi?
Sam,  una casa vecchissima. Fanno rumore.
Non sono troppo convinta, e avanzo guardandomi alle spalle ogni due secondi. Non so cosa mi
aspetti di vedere, ma qualsiasi cosa sia so gi che non mi piacerebbe.
Quando arriviamo in cima alle scale ci ritroviamo in un altro piccolo corridoio. Ci sono due
porte tra cui scegliere. Jaxon mi lascia la mano e sceglie quella a sinistra. La apre.
 troppo piccola per essere la camera da letto padronale dico dal corridoio. Non voglio
entrare se non  necessario.
Jaxon mi passa accanto e va verso la seconda porta. I cardini gemono quando la apre e arriccio
il naso per la puzza di aria stagnante e polvere.  pi grande dell'altra stanza, si notano lo scheletro
rotto di un letto e alcuni mobili decrepiti.
Sorride. C' una sola finestra. Almeno sar facile capire da che parte guardare.
Vado verso la finestra a forma di diamante, i cui vetri sono tutti rotti. Ed  anche pi buio...
Guarda esclama Jaxon indicando la parete dietro al letto. Il tuo nome.
Mi irrigidisco. Cos'ha detto? Mi avvicino a lui e noto che le pareti sono completamente
ricoperte di scritte, sepolte sotto uno strato di sporcizia. Vicino al dito di Jaxon vedo i nomi CHARLES
e SAMANTHA. Impallidisco all'istante.
Non  divertente. Charles  il nome di mio padre. Lo sapevo che non dovevo venire.
Jaxon abbraccia la stanza con un gesto della mano. Sam, hai visto questi muri? Sono pieni di
scritte assurde. Sono sicuro che  solo una coincidenza.
E come ti spieghi che il mio nome e quello di mio padre sono uno accanto all'altro?
Sono nomi molto comuni. Pensavo che vederli ti avrebbe fatto sentire un po' meglio. Eccoli, i
graffiti che cercavi al piano di sotto.
Guardo pi attentamente le scritte. No, questi sembrano i deliri di un pazzo che  rimasto
chiuso qui per anni. Troviamo il sito delle impiccagioni e andiamocene.
Torno alla finestra, ho la pelle d'oca. Voglio uscire da questo posto. Sul davanzale ci sono
incise alcune piume d'uccello, e non posso fare a meno di ripensare alla storia ridicola che mi ha
raccontato Jaxon.
Okay, questa proprio non me l'aspettavo dice lui raggiungendomi alla finestra e guardando
fuori. Oltre le cime degli alberi vediamo una collina, in lontananza, appena dietro il Walgreens.
Il Walgreens? No. Impossibile.  assurdo.
 l'unica altura visibile. Il resto del paesaggio  tutto piatto. Se la lettera che hai trovato dice il
vero, cio che si pu vedere la collina da questa finestra, allora il posto  quello.
Mi sporgo per guardare meglio la foresta e poso la mano sulla struttura consunta della finestra.
Una donna singhiozza: un gemito violento, devastato. Mi volto di scatto con il cuore a mille. Cos'
stato? L'hai sentito?
Sentito cosa?
Una donna che piangeva.
Jaxon mi posa la mano sulla schiena e sussulto per lo spavento. Questi muri, con le loro scritte,
mi fanno mancare l'aria. Non ce la faccio a restare qui. Mi precipito verso l'uscita senza aspettare
Jaxon. Appena arrivo in corridoio, la porta in fondo si chiude sbattendo. Mi fiondo verso le scale.
Sam,  soltanto il vento! mi urla Jaxon, cercando di starmi dietro. Sono sicura che stia
sghignazzando.
Scavalco con un salto il gradino rotto. Non va bene.
Vado talmente veloce che sono quasi sicura di cadere. Corro attraverso la stanza con il
caminetto e apro la porta d'ingresso. Jaxon, divertito, mi segue all'esterno. Agito le mani dinanzi a me,
tentando di scuotermi via la sensazione di quella casa sotto le dita.
Davvero non l'hai sentito? insisto allontanandomi a passo svelto da quel posto orribile.
Sam, era un uccello.
Rallento un po' e lo guardo. Pu darsi.
Di sicuro.
Andiamocene da questo bosco.  un postaccio.
Gi.  ufficiale, non ti far pi scegliere il luogo dei nostri appuntamenti.
20
Registri di morte
Jaxon e io arriviamo al vialetto di casa mia proprio quando le ultime luci del giorno svaniscono
all'orizzonte. Davanti alla porta vedo Elijah. Che abbia scoperto qualcosa?
Io passo un secondo a casa di Dillon, c' qualche amico. Dovresti venire anche tu propone
Jaxon.
Mi fermo a qualche metro dalla porta.
Sar altrimenti impegnata, temo mormora Elijah.
Gli lancio un'occhiata, ma riesco a tenere la bocca chiusa. In realt domattina devo alzarmi
presto. Andiamo a Boston a trovare mio padre.
Jaxon mi si avvicina. Ti scrivo domani, allora.
Salutalo, oppure lo far io per te dice Elijah.
In un'altra circostanza gli avrei detto di andare a quel paese, ma ho appena risistemato le cose
con Jaxon e non  il caso che faccia di nuovo la pazza.
D'accordo dico, e mi giro per entrare in casa proprio mentre lui si china verso di me.
Jaxon resta impalato per qualche istante, poi si volta sconsolato. Io entro e mi richiudo la porta
alle spalle prima che Elijah possa seguirmi. Mossa inutile, comunque, perch entra attraversando la
parete.
Ma che cavolo, Elijah? Cerchi di mettermi in imbarazzo?
Chi  Elijah? chiede Vivian comparendo nell'ingresso. Sembra particolarmente di
buonumore.
Abbasso lo sguardo sulla posta che inonda il tavolinetto, cercando di fare la disinvolta.
Anche da sola riesci a mettere in imbarazzo te stessa alla perfezione, non ti serve il mio aiuto
risponde lui.
Nessuno di importante dico a Vivian. Un tizio a scuola.
Lei mi guarda poco convinta. Allora perch parli con lui qui in casa nostra?
Non ci parlavo mica, ragionavo tra me e me.
Certo. Il suo sguardo preoccupato lascia il posto a un bel sorriso. Hai fame? Ho pensato che
magari potremmo uscire, per cambiare un po'. Festeggiare il trasferimento di tuo padre.
No, grazie. Ho mangiato qualcosa insieme a Jaxon tornando a casa.
Come vuoi.
Le passo accanto e salgo nella mia stanza, con Elijah che mi tallona.
Non fare cos! sussurro e mi chiudo la porta alle spalle.
Non gradisco aspettare dice in tono neutro, i capelli ondulati che gli ricadono sulle guance.
Allora perch non sei venuto a cercarmi?
Non ho alcuna intenzione di setacciare l'intera Salem al solo scopo di trovarti.
Volevo individuare il sito delle impiccagioni. Avrei potuto semplicemente chiedere a te e
risparmiarmi un sacco di problemi, se non fossi scomparso ieri sera.
Si trova dietro il Walgreens.
Lo so! abbaio, anche se me ne convinco solo ora che me l'ha confermato.
Sono riuscito a interpretare i registri di morte.
Davvero? La curiosit prende il posto del fastidio.
Raccoglie alcuni fogli dal tavolo e si siede. La grafia che li copre  un corsivo dall'aria antica.
Mi siedo vicino a lui e per un secondo, lo giuro, mi sembra di sentire il profumo dell'erba tagliata di
fresco.
A prima vista quelle morti non seguivano uno schema discernibile.
Parla con quel suo vocabolario forbito da Vecchio Mondo. Ha le ciglia lunghe, pi delle mie, e
le sopracciglia perfettamente disegnate.
Non  giusto che un ragazzo le abbia cos, men che meno un ragazzo morto.
Ho cercato di capire se avessero cause mediche, ma non si  verificato alcunch di anormale
negli anni in cui ha vissuto tua nonna. Anzi, il resto della popolazione di Salem nasceva e moriva a
ritmo costante.
Per le famiglie delle persone coinvolte nei processi alle streghe  diverso, invece?
Ti prego di non interrompermi, per cortesia dice brusco.
Ti prenderei a pugni su quel tuo viso perfetto, per cortesia.
Dopo un inizio poco incoraggiante ho scoperto, con un certo grado di approssimazione, da
quante persone erano formati i nuclei familiari coinvolti nei processi alle streghe. Ho notato che, negli
anni in cui si sono verificate le morti pi frequenti, c' stato un significativo aumento nel numero di
discendenti venuti a vivere qui a Salem. E, cosa pi importante, in citt c'era sempre almeno un
esponente di tutte le principali famiglie. Negli altri periodi, invece, quando qualcuno di loro viveva
altrove,  stato tutto normale.
Quindi questa cosa ha a che fare con il numero di discendenti presenti a Salem? Non ti seguo.
Sembra che i decessi inizino a verificarsi al raggiungimento della massa critica spiega.
Elijah! Che cosa significa?
Non frequenti la scuola, Samantha?
Arrogante figlio di...
Almeno un discendente delle principali famiglie di Salem deve trovarsi in citt. Quando ci
accade, iniziano le morti.
La mia mente corre subito a pap. E adesso? A Salem ci sono i discendenti di quelle famiglie?
Tutti?
S.
Il mio cuore salta un battito. Ne sei sicuro?
 il numero di discendenti pi alto mai raggiunto.
Ho la bocca secca. Conosco gi la risposta a questa domanda, ma come una falena attirata dalla
luce, mi sento costretta a rivolgergliela: Qualche discendente  gi morto?.
Sette. Hanno iniziato a perire quando sei giunta in citt. Eri tu l'anello mancante.
E il bisnonno di John era uno di loro. Sette? Forse allora  finita...
Improbabile, se si osservano i numeri registrati negli anni passati. Se dovessi azzardare
un'ipotesi, direi che dobbiamo aspettarci ancora molti decessi.
Faccio fatica a respirare. Guardo i fogli sul tavolo per cercare di dare un senso alle cifre che ha
scritto. Ma quando vedo che, in un'occasione, il numero dei morti  arrivato addirittura a venticinque
mi pento di averlo fatto. Ti prego, fa' che mio padre non sia uno di loro. Ti prego.
Allora la maledizione esiste davvero. Questo lo capisci, no? Mi alzo e inizio a camminare per
la stanza. E noi abbiamo fatto trasferire pap ancora pi vicino a Salem! Questo peggiora le cose?
Possiamo rimandarlo a New York?
Non lo so.
Ma ammetti che sia ben pi di una coincidenza?
 insolito, s.
Come fai a essere cos calmo?
Perch sono gi morto.
21
Non sarai mai sola
La stanza ventisette  da quella parte ci informa l'infermiera, indicando lungo il corridoio.
Senza aspettare che finisca la frase mi metto a correre. Un visitatore sbalordito si scansa appena
in tempo sentendomi arrivare. Spalanco la porta della stanza di pap e faccio un bel respiro. Ha la
faccia coperta di tubi, ma ormai sono abituata a vederlo cos.
Le lenzuola sono sistemate con grazia. Sono di un azzurro diverso rispetto a quelle dell'altro
ospedale. Gli tocco il braccio, quello senza la flebo.
Vivian entra ticchettando nella camera e si chiude la porta alle spalle. Per poco non facevi
cadere quell'uomo.
Mmm-mmm mugugno senza guardarla.
Mi siedo sul letto di pap e gli prendo la mano. Senza pensarci gli sfioro la cicatrice sull'indice.
 sempre lo stesso. Esamino le striature di grigio alle tempie. Forse  un po' pi magro rispetto
all'ultima volta, ma non  poi cos diverso.
Ci siamo trasferite a Salem dico. Con tutte le volte che ti ho dato il tormento perch tu mi ci
portassi, adesso viviamo nella casa della nonna.  enorme. Non ci posso credere che sei cresciuto l. Io
mi sono persa cercando il bagno... Dormo nella tua stanza. Quella che usavi da bambino, anche se i
mobili sono diversi.
La signora Meriwether l'ha sistemata. Mi ha detto che eravate grandi amici, da giovani. Rido.
Non mi hai mai raccontato di lei.  forte. E porca miseria, cucina da Dio.
Gli guardo il palmo della mano. Quando ti sveglierai, magari potrai parlarmi della nonna...
Mi blocco perch un macchinario inizia a lanciare un insistente segnale d'allarme.
Perch fa cos? chiedo a Vivian.
Lei fa un passo avanti, esamina il monitor che mostra i segni vitali e scuote la testa. Gli hai
tolto dal dito la mollettina del saturimetro?
No. Corro alla porta, ma non faccio in tempo a uscire che arriva un'infermiera.
Gli sente il battito e preme un pulsante sull'interfono. Due infermieri alla ventisette, subito.
Mi tremano le mani. Che succede? Che c' che non va?
Entrano due uomini in camice. Dovete uscire dalla stanza ci ordina il primo.
Lasciamoli lavorare, Sam mi dice Vivian dirigendosi alla porta.
No! grido. L'elettrocardiogramma di mio padre  piatto. Pap! Ti prego. Non puoi. Non... Ti
prego, pap. Ho bisogno di te!
Uno degli infermieri mi afferra prima che raggiunga il suo letto. L'altro tira fuori il
defibrillatore. Aprono la vestaglia di mio padre.
Va tutto bene mi rassicura. Vieni, ora ti accompagno fuori di qui.
Non riesco a respirare. Ci provo, ma emetto solo un ansito strozzato. La stanza gira tutta.
L'infermiere mi fa accomodare su una sedia in corridoio.
Respira, Sam dice Vivian.
Riesco a malapena a sentirla. Non sta succedendo davvero. Pap non sta morendo. Trascorrono
i minuti, non so neanche quanti. Chiudo gli occhi e provo a respirare.
Mi stringo le ginocchia al petto e tengo la schiena appoggiata al freddo gradino delle scale
davanti a casa. L'auto di pap accosta.
Sam? Non saluta l'autista con il suo solito Arrivederci e grazie. Sa perch sono seduta
fuori al freddo.
Mi afferro alcune ciocche di capelli, che mi arrivano poco sopra le spalle. Mi hanno tagliato
la treccia.
Si siede accanto a me e sorride.  solo perch sapevano quanto saresti stata carina con i
capelli corti.
Mi trema il labbro quando gli mostro l'unica ciocca lunga che ancora mi resta. Devo fargli
capire in che tremenda situazione mi trovo. Ridevano. Le lacrime mi scivolano sulle guance.
Mi prende la mano e mi fa alzare in piedi. Vieni, dai.
Lascio che mi guidi nell'ingresso, dove campeggia il maestoso candelabro a soffitto. Va dritto
al banco del portiere e prende un paio di forbici. Senza esitare si taglia un ciuffo di capelli neri,
proprio sulla fronte.
Rimango cos scioccata che smetto di piangere.
Ecco fatto. Ora siamo uguali. Non sarai mai sola, Samantha. Finch sar in questo mondo,
sar al tuo fianco. Cosa ti dico sempre?
Cadi sette volte, rialzati otto.
E tu cosa farai?
Mi rialzer.
Brava bambina mia. Che ne dici, andiamo a mostrare a Vivian la nostra nuova pettinatura?
Magari ne vuole una anche lei.
Non posso fare a meno di ridere. Il pensiero di Vivian che si taglia i capelli da sola  troppo
assurdo. Mi appoggio al fianco di pap, che mi stringe mentre aspettiamo l'ascensore.
La prima infermiera esce dalla stanza di mio padre e si avvicina a Vivian.  stabile dice, e
sento che la morsa che mi stringeva i polmoni si allenta. Forse ha avuto un attacco cardiaco, ma non
possiamo dirlo con certezza finch il dottore non verr a visitarlo.
Si riprender? chiede Vivian. Mi alzo anch'io.
Per adesso s dice l'infermiera. Aspetterei un paio di giorni prima di tornare a fargli visita. 
appena stato trasferito, e a volte i pazienti reagiscono male agli spostamenti. Dobbiamo tenerlo
monitorato per un po'. Ci faremo sentire noi se ci sono novit.
Posso vederlo? chiedo.
Lascialo riposare, Sam dice Vivian. Torneremo quando sar pi stabile.
Perch non aspettiamo qui che si stabilizzi?
Credo sia molto meglio che andiate a casa interviene l'infermiera.
Grazie, lo faremo risponde Vivian.
La prego, posso salutarlo? insisto.
La donna sembra indecisa. Fai in fretta, per.
Entro nella stanza prima che qualcuno mi veda e abbia qualcosa da obiettare. Gli hanno rimesso
i tubi e, se non si considerano le lenzuola in disordine, sembrerebbe che non sia successo nulla. Lo
bacio sulla fronte.
Prometto che sistemer tutto sussurro. Non permetter che ti succeda nulla. Ti voglio bene.
L'infermiera apre la porta ed esco camminando all'indietro, scattandogli una fotografia mentale
prima di lasciarlo.
22
Bel modo di salutare
Dobbiamo farlo ritrasferire a New York dico a Vivian quando ormai siamo quasi a casa.  la
frase pi lunga che abbia pronunciato da quando abbiamo lasciato l'ospedale.
Non essere ridicola. Hai sentito cos'ha detto l'infermiera a proposito degli spostamenti, no?
Potrebbe risentirne.
Non mi fido a tenerlo qui. Starebbe meglio a New York.
Dove non puoi vederlo?
Prender l'autobus.
Vivian scuote la testa. Ne riparleremo quando sarai pi tranquilla.
Io sono tranquilla obietto.
Sam, ultimamente mi sembri molto turbata. Agitata, addirittura. So che questo trasloco  stato
stressante, e forse sarebbe meglio che ne parlassi con qualcuno. Parcheggia l'auto nel vialetto e si gira
verso di me, il polso ingioiellato che si posa sulla leva del cambio.
Intendi... terapia?
Be', dormi pochissimo e ti immagini le cose... Credo solo che dovresti prendere in
considerazione l'idea. Devo fare un po' di commissioni, ma quando torno magari possiamo riparlarne.
Scendo dall'auto tremante di rabbia. Non andr in terapia e non mi immagino le cose. Mio
padre  in coma. Solo perch tu riesci a dormire non vuol dire per forza che dovrei farcela anch'io.
Sei ingiusta, se dici cos.
Sbatto la portiera dell'auto.
Lei riparte in retromarcia e il paraurti posteriore sfrega sul cemento all'imbocco del vialetto.
Come siamo arrivate a questo punto? A litigare una volta s e l'altra pure? Entro in casa dalla porta
laterale e la pesantezza di tutta questa situazione si fa sentire all'improvviso, calando su di me come
una mannaia.
Riesco solo ad arrivare nell'ingresso prima di accasciarmi sul pavimento. Mi piego in due e
appoggio la fronte sul legno. Tremo tutta e le lacrime scendono copiose.
Elijah? dico singhiozzando. Alzo lo sguardo. So che non ti piace essere evocato, ma mi
serve il tuo aiuto. Per favore.
E compare. In cosa posso esserti utile, Samantha?
Non mi importa di me. Mi asciugo le lacrime con la manica. Mi interessa solo di mio padre.
Non voglio che muoia. Far qualsiasi cosa. Devo rompere la maledizione.
Ma ti sto aiutando! Ho stipulato con te quel bizzarro patto.
Intendo per davvero, come faresti se io fossi Abigail.
Il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
Se lasciassi Salem e facessi ritrasferire mio padre a New York? Non ci sarebbero pi tutte le
famiglie e...
Oggi un'anziana discendente  morta nel sonno, mentre eri a Boston. Non credo che faccia pi
differenza se te ne vai ora.
Il cuore mi precipita nello stomaco.
Alzati dal pavimento, per favore. Elijah mi offre la mano, e io la prendo.  fredda, proprio
come quando mi ha tappato la bocca la prima volta che  entrato in camera mia. Mi tira in piedi e mi
prende a braccetto.
Andiamo in soggiorno e mi indica il divano bianco. Siediti.
Sei la persona pi prepotente che abbia mai incontrato protesto, ma obbedisco comunque. Mi
asciugo le ultime lacrime mentre lui prende un po' di legna per accendere il fuoco.
Sono molto pi anziano di te. Dunque ho ragione.
Non sembri pi anziano.
Non  questo il punto.
Quanti anni avevi quando sei morto?
Accende qualche ramoscello e chiude lo sportello a protezione del fuoco. Diciotto.
Volevi molto bene ad Abigail, vero?
Guardandolo adesso, accanto al caminetto con le fiamme che gli illuminano il viso, non posso
fare a meno di notare quanto sia attraente. S. I nostri genitori sono venuti a mancare quando avevo
quindici anni, e lei tredici.  diventata mia responsabilit occuparmi degli affari di mio padre. Mi sono
preso cura di lei, in modo che non fosse costretta a vivere a lungo con i nostri parenti. Eravamo molto
legati, pi di chiunque altro.
Cosa le  capitato?
Non voglio parlarne, Samantha. Ti ho gi rivelato molto.
Non mi hai detto un bel niente. Non so praticamente nulla di te, tranne che vuoi che me ne
vada.
E questo  pi che sufficiente.
Sospiro. D'accordo. Non dirmi nulla. Ma mi aiuterai?
Si siede su una delle poltrone bianche. S, se posso. Ma forse troveresti poco piacevoli alcune
delle cose che ti consiglier.
Per esempio?
Si sistema sulla poltrona con eleganza. Non credo che sarai in grado di rompere la maledizione
da sola.
Mi aiuteranno Jaxon e la signora Meriwether... e tu. Di chi altri ho bisogno?
Penso ti servir la collaborazione degli Eredi.
Quegli svitati? esclamo con una smorfia. Hai ragione. Il tuo primo consiglio non mi piace.
Considerando che questi decessi non colpiscono soltanto la tua famiglia, ritengo sia prudente
informare le parti che, potenzialmente, rischiano di rimanere offese. Potrebbe darsi che ti rivelino
qualche preziosa informazione.
Tra tutte le cose da dire, proprio questo? Ora mi sento in colpa per non avergliene parlato. Non
lo so, forse possono aiutarmi davvero. Ma non sappiamo neanche com' cominciata la maledizione.
Se realmente esiste, immagino che abbia avuto inizio durante i processi.
Be', e allora qual  stata la causa che ha portato ai processi alle streghe di Salem? Appena
finisco la frase, mi torna in mente il discorso che ha fatto Lizzie in classe.  stata colpa di Cotton
Mather, vero?
Elijah sembra rivivere ricordi spiacevoli mentre parla: Egli  stato uno dei principali
responsabili, s, ma non l'unico. Dammi un po' di tempo per rifletterci.
Posso prendere in prestito i tuoi appunti sulle morti dei discendenti?
Se lo desideri...
Devo convincere delle persone che mi odiano ad aiutarmi a rompere una maledizione che
probabilmente sta uccidendo le nostre famiglie... Non riesco neanche a dirlo senza pensare che
sembrer una pazza squilibrata... Comunque, mi servono quegli appunti, altrimenti non avr alcuna
speranza con gli Eredi.
Lui annuisce e scompare.
Bel modo di salutare.
23
La gente muore
Alla prima ora arrivo in anticipo e mi siedo al mio posto, accanto a Susannah.  soltanto luned
mattina della seconda settimana, qui alla Salem High, e la mia situazione diventa sempre pi
complicata e preoccupante.
Alice dico. Meglio cominciare subito dall'osso pi duro.
Alice, Mary e Susannah si voltano insieme, con i loro abiti neri e le espressioni cupe. C'
qualcosa di innegabilmente attraente in loro. Se non fossero cos cattive, eserciterebbero su di me lo
stesso fascino che esercitano sugli altri.
Sentite, lo so che mi odiate. Ma so qualcosa di importante sulle vostre famiglie e credo di
doverla condividere con voi.
Dubito di voler sentire qualsiasi cosa tu abbia da dire risponde Alice. A meno che non sia il
rumore della tua boccaccia che si chiude.
Parlare con te  l'ultima cosa al mondo che vorrei fare. Ma te lo ripeto,  importante.
Be', di che si tratta, quindi? chiede Mary.
Alice la guarda male. Zitta, Mary.
E se  davvero importante, Alice? Ha detto che riguarda le nostre famiglie.
L'altra alza gli occhi al cielo, poi torna a guardarmi. Hai trenta secondi.
Ti odio, quanto vorrei non dover essere gentile con te. Trenta secondi non mi bastano.
Meno dieci. Ne rimangono venti. Alice mi fissa senza parlare, cercando di capire se ho
intenzione di sfidarla.
Mi ci vuole un grande sforzo di volont per soffocare la frustrazione. Il modo pi semplice per
dirlo  che... siamo maledette.
Mary scoppia a ridere. Vuoi dire che tu sei maledetta.
Non riesco a trattenere una smorfia di disappunto. Voglio dire noi, tutti noi. La gente muore.
Mary ride ancora, Alice e Susannah no. Suona la campanella.
Buon luned mattina esordisce la professoressa Hoxley. E buon inizio settimana. Ho soltanto
un annuncio da fare: questo mercoled la scuola rester chiusa in occasione del Remembrance Day, che
dar avvio ufficialmente al Mese della Storia di Salem. La classe fischia ed esulta. Vi dar il tempo
che vi serve per controllare i vostri programmi e finire i compiti per le lezioni di oggi. In silenzio, mi
raccomando.
La Hoxley scruta la classe alla ricerca di qualche segno di dissenso. E anche se non ho aperto
bocca, posa ovviamente lo sguardo su di me. Mi odia per via dell'incidente con i pasticcini, che l'hanno
fatta vomitare nel bel mezzo del corridoio.
Tiro fuori l'agenda. Sinceramente non ho idea di come far a convincere queste ragazze.
Penseranno che sono pazza. Un incubo.
Susannah mi fa scivolare un bigliettino sotto il banco. C' scritto: SPIEGATI.
Guardo il pezzetto di carta senza la minima idea di cosa scriverci sopra. Ci provo tre volte,
buttando gi cose improbabili del tipo: Sentivo che qualcosa non andava e poi  bingo!  ho capito
che la gente sta morendo.
Quando manca solo un minuto alla fine della prima ora scrivo: LEGGETE QUESTI, e
restituisco il bigliettino insieme ai fogli compilati da Elijah. La Hoxley sembra pronta a intervenire, ma
la campanella mi salva.
Le tre Eredi se ne vanno senza degnarmi di uno sguardo, ma almeno Susannah si porta via i
fogli. Metto la mia roba nello zaino e corro a lezione di storia. Non ho risposto ai messaggi di Jaxon,
ieri, e vorrei dargli una spiegazione prima dell'inizio dell'ora.
Neanche sono entrata in classe che il professor Wardwell mi comunica di essere stata convocata
nell'ufficio del preside.
Ma...
Niente ma. Fila.
Guardo il posto di Jaxon, ancora vuoto, ed esco. Di che si tratta? Susannah non avr mica dato
quei fogli a un insegnante, no? Farei la figura della psicopatica senza speranza.
Quando entro nell'ufficio del preside, il segretario ha gli occhi incollati a un libro. Gli passo
davanti e apro la porta su cui c' scritto PRESIDE BRENNAN a grandi lettere. Vivian  seduta di
fronte a lui. Mi immobilizzo all'istante.
Pap sta bene? Che  successo?
Tuo padre sta bene. Jimmy voleva solo fare due chiacchiere con noi dice Vivian con un tono
di voce sobrio e maturo. Lo ha appena chiamato Jimmy? Bleah!
Guardo entrambi, poi mi siedo accanto a Vivian. Sono forse nei guai?
Dunque, Sam dice Brennan. So che stai facendo un po' di fatica a inserirti, qui alla Salem
High. Il che  assolutamente comprensibile, vista la malattia di tuo padre e tutto il resto. Ma mi  stato
fatto notare che il problema potrebbe essere pi grave di quanto immaginassi.
Almeno non riguarda quei fogli che ho dato a Susannah. Okay?
Ritengo opportuno che tu vada a colloquio dal consulente scolastico una volta alla settimana
per i prossimi due mesi, per monitorare i tuoi progressi prosegue.
Monitorare i miei progressi? Tipo... terapia? chiedo, guardando Vivian. Una dote le va
riconosciuta:  caparbia.
Niente terapia. Solo un controllo informale. Jimmy... mi scusi, il preside Brennan, ha pensato
che ti faciliterebbe l'inserimento. In questo modo potrai parlare di quello che ti turba.
No.
Sam. Il preside si passa una mano tra i capelli radi. Non  una richiesta. Voglio che tu vada
dalla signora Lippy e che stiliate un programma di incontri, prima di tornare in classe.
Vuole che vada da una che si chiama Lippy? Se...
Parliamone fuori mi interrompe Vivian. Non si disturbi, preside Brennan, me ne occupo io.
Lui mi lancia un'occhiataccia, ma Vivian si alza e le sue gambe lo distraggono.  stato un
piacere conoscerla, Vivian. Sam, sono ansioso di vedere i tuoi progressi.
Mi alzo ed esco in corridoio a passo svelto, infuriata.
Sam mi chiama Vivian, raggiungendomi. Non potevo fare altrimenti. Pare che un sacco di
studenti si siano lamentati di te. So quello che pensi, ma il preside mi ha chiamata tutto preoccupato.
Secondo lui non ti stai inserendo a scuola. Questa soluzione  la migliore. Sempre che tu voglia
continuare ad andare al liceo.
Come ti pare.
Non mettermi il broncio. Ti ho appena salvato la permanenza a scuola.
Scusa, devo andare. La signora Lippy mi aspetta.
24
Ropes Mansion
Srotolo un pezzetto di carta che trovo infilato nell'anta del mio armadietto. CI VEDIAMO NEL
GIARDINO DI ROPES MANSION, SULLA ESSEX, ALLE 15:15. SUSANNAH. Guardo il cellulare
e vedo che mancano appena dieci minuti all'orario dell'appuntamento, perci attraverso il corridoio in
tutta fretta e mi precipito fuori dalla porta.
Scrivo un messaggio a Jaxon avvisandolo di non aspettarmi e cerco Ropes Mansion su internet.
Non  lontano. O hanno intenzione di uccidermi e seppellirmi in un giardino, oppure credono che gli
appunti di Elijah siano attendibili.
Ho percorso solo qualche isolato quando passo davanti a una casa in lutto. Una giovane donna
saluta gli intervenuti al funerale, faticando a mantenere il contegno. Mi chiedo chi avr perso.
Un'amica, il marito, il padre? Scuoto la testa per scacciare quei pensieri, ma lo sguardo mi cade sul
cartello dell'elogio funebre... PROCTOR. Un altro discendente morto. Mi mordo il labbro,
preoccupata, e accelero il passo.
Mi ci vogliono pochi minuti per arrivare su Essex Street.  una vecchia strada con i marciapiedi
di mattoni rossi, costeggiata da alberi spinosi. Mi avvicino all'alto campanile di una chiesa gotica e
ricontrollo il cellulare. Secondo la mappa sono nel posto giusto, ma non vedo giardini, n tantomeno
Susannah.
Cammino lungo la cancellata di ferro che circonda l'edificio religioso. Su un cartello c' scritto
PRIMA CHIESA DI SALEM, FONDATA NEL 1629. Di colpo le sbarre finiscono e vedo un ampio
portale di legno coperto di viti. Devo infilarmi l dentro? Mi guardo intorno e imbocco il sentiero che
attraversa l'arco.
Appena passo sotto alle fitte viti che coprono i tralicci di legno, un vialetto sterrato si fa largo in
un labirinto di sentieri pi piccoli, tutti costeggiati da magnifici fiori. Al centro di quel giardino scorgo
una meridiana e, l accanto, ci sono Susannah, Mary e Alice.
Dalle espressioni cupe e dai toni concitati capisco che stanno discutendo fra loro.
Samantha esclama Susannah, e tutte si voltano. Con quegli abiti neri e la torre gotica sullo
sfondo, il loro aspetto  pi marcato del solito.
Sei in ritardo mi fa notare Alice.
Controllo l'ora sul cellulare. Di due minuti.
Appunto ribatte lei, e guarda Susannah come se il mio ritardo confermasse qualcosa che si
sono dette.
Di cosa parlavano prima che arrivassi? Avete letto i fogli che vi ho dato?
S dice Susannah, restituendomeli.
Alice mi scruta con intensit. Chi te li ha dati?
Non  possibile che sia la tua grafia aggiunge Mary. Alice le d un pizzicotto sul braccio.
Ahi frigna l'altra. Mi hai fatto male.
Lasciate perdere come li ho avuti. Che ne pensate?
Non sei in grado di rispondere a una semplice domanda? chiede Alice guardandomi come se
fossi una cerebrolesa.
Siamo sorprese che tu sappia cos tante cose delle famiglie del luogo aggiunge Susannah.
Voi sapevate di queste morti, non  vero? le incalzo, grata a Susannah per la sua diplomazia.
 per questo che voleva parlarmi della morte del bisnonno di John e mi ha detto di stare attenta, al
cimitero? Cos'hanno in mente queste ragazze?
Mary mette il broncio. Io ne ero all'oscuro.
Susannah guarda Alice prima di continuare: Quei fogli contengono decenni di dati. Come hai
fatto a raccoglierli?.
Immagino che stessero discutendo di questo, quando sono arrivata. Alice e Susannah sanno
qualcosa che non hanno detto a Mary. Mmm... Mary si tormenta i ricci scuri, immusonita. Non  schiva
come Alice n posata come Susannah, e se c' una che pu cedere e parlare senza freni, quella  lei. 
per questo che Alice le dice sempre di chiudere il becco. Mary, che ne pensi? le chiedo.
Credo che tu abbia ragione. Siamo maledette. E io voglio capire. Non ho alcun interesse a
morire, n a veder morire la mia famiglia. Il fratello di Lizzie...
Mary! la interrompe Alice. Basta.
Allora sanno che ho ragione, questi decessi non sono solo una coincidenza. Grazie, Mary.
Okay, Alice, se non credi che ci sia qualcosa di strano in tutto questo, posso anche andarmene.
Quella grafia  corsivo antico, e per raccogliere informazioni del genere servirebbero mesi. 
chiaro che ci nascondi qualcosa. E voglio sapere cosa.
E voi tre mi avete dato appuntamento in un giardino isolato, senza Lizzie e John. E per di pi
Mary non sapeva niente di queste morti, fino a poco fa. Quindi anche voi nascondete qualcosa.
Non intendo abbassarmi a fare questi giochetti con te.
Magari se me lo chiedessi con gentilezza potrei anche pensare di dirtelo.
Alice mi mostra il dito medio.
A questo punto giro sui tacchi e mi allontano. O ha intenzione di accettarmi come sua pari e di
lavorare insieme a me per sistemare questa cosa, oppure lo far senza di loro con l'aiuto di Elijah. Non
ho alcuna voglia di sopportare ogni giorno le sue stronzate. Ho chiuso.
Non te ne andare, Samantha! Susannah cerca di trattenermi. Per qualche motivo, lei non
riesco proprio a detestarla. Per favore, dicci quello che sai.
Mi fermo.
Lasciala andare sbotta Alice.
La tua famiglia non ti piace, Alice, lo sappiamo, ma io ho a cuore la mia. E se quei numeri
fossero giusti? insiste Susannah.
S, Alice,  vero aggiunge Mary. Non mi va di rischiare.
Va bene. Ma che resti fra noi. Lizzie e John ne stanno fuori, per il momento. Alice mi guarda.
Allora?
Non che muoia dalla voglia di parlare con Lizzie e John, ma non capisco perch Alice non
voglia coinvolgerli. Chiss cos'altro sta nascondendo... Torno da loro vicino alla meridiana, su cui c'
un'iscrizione che recita: LE ORE VOLANO. I FIORI SBOCCIANO E MUOIONO. I GIORNI E LE
MODE PASSANO. L'AMORE RESTA. Gi. E anche le maledizioni.
Andiamo a casa tua, Mary.  ad appena un isolato da qui propone Susannah.
Assolutamente no risponde Alice prima di Mary.
Non posso fare a meno di notare che tutte insieme, vestite cos, sembriamo le adepte di una
fottuta congrega di streghe. Mi schiarisco la voce. Okay, questo  quello che so. Le morti non sono
casuali, ma avvengono secondo uno schema ben preciso. E cominciano quando almeno un membro di
ciascuna delle principali famiglie di Salem, quelle coinvolte nei processi alle streghe, si trova in citt.
Purtroppo al momento sono presenti tutte. Abbiamo la lista completa.
Dall'espressione di Alice  chiaro che l'ho scioccata. Si lancia una rapida occhiata alle spalle.
Dobbiamo discutere di questa faccenda in un luogo pi appartato.
25
Lei non  una di noi
E ti aspetti che ci creda? chiede Alice facendo scrocchiare le nocche.  seduta su un divano
bordeaux a casa di Mary, che sembra molto pi accogliente della mia: non c' niente di esageratamente
costoso o fragile, e tutto sembra vissuto. Il tavolino da caff ha dei piccoli graffi e c' una sbeccatura
nel vassoio su cui abbiamo messo le verdure crude che stiamo sgranocchiando.
Guarda qui. Mi chino in avanti sulla poltrona e passo ad Alice il cellulare, dove ho aperto una
vecchia mappa di Salem. Il professor Wardwell ha detto che il solo requisito imprescindibile che
doveva avere il sito delle impiccagioni era trovarsi fuori dal centro abitato. L'unica zona fuori citt,
all'epoca, era quella oltre il Town Bridge. Il Walgreens  proprio dall'altra parte dell'antico ponte.
Sarebbe stato il posto pi vicino, il pi facile da scegliere.
Dovremmo andare a dare un'occhiata commenta Mary, che si  seduta a gambe incrociate sul
pavimento e si avvolge una ciocca di capelli intorno al dito.
Alice esamina la mappa. Il fatto che sia in un luogo comodo da raggiungere e visibile dalla
finestra che dici di aver trovato, be', non ti d ragione.
Okay, be', senti. C' un vecchio sentiero su quella mappa, proprio dietro al sito in cui si trova
il Walgreens. E non ce ne sono dove tutti credono che sia stata impiccata quella gente. Neanche un
viottolo, nulla di nulla. Sono andata a Gallows Hill e non  proprio possibile che dei carri pieni di
persone riuscissero a risalire quella collina ripidissima. Di sicuro non senza una strada in buone
condizioni.
Susannah e Alice si scambiano un'occhiata, poi  la prima ad annuire. Allora  deciso.
Andiamo.
Mi torna in mente la mia precedente esperienza nel bosco. Adesso? Con il buio?
Alice fa un sorrisetto. Se hai paura, resta qui. Non sentiremo certo la tua mancanza.
Mi agito sulla poltrona, a disagio.  che non so cosa riusciremo a vedere, al buio.
Chiarezza dice Susannah, guardandomi intensamente. Tua nonna pensava che il vero sito
delle impiccagioni fosse importante, Samantha, perch ancora oggi l c' una traccia di quegli eventi.
Come... un ricordo.
Non ti seguo, sai?
Alice scuote la testa. No, Susannah. Non lo faremo con lei.
Io credo che dovremmo dice Mary.
Okay, seriamente, di che stiamo parlando?
Come possiamo aspettarci che ci dica quello che scopre, se non la mettiamo al corrente di ci
che sappiamo noi? insiste Susannah.
Lei non  una di noi protesta Alice. Non dimenticarlo.
Appartiene a una famiglia di discendenti aggiunge Mary.
Una famiglia dal lato sbagliato della storia, Mary.
Be', veste di nero obietta l'altra come se significasse qualcosa. Mi viene da sorridere. A volte
 davvero tenera.
Alice,  troppo importante la incalza Susannah giocherellando con la frangia del cuscino che
tiene in grembo.
Alice mi punta un dito contro. Se dici una sola parola a Jaxon o a qualcun altro, a scuola, ti
brucio viva.
Ehm, okay. La sua minaccia sembra poco fattibile, ma se non altro  parecchio macabra.
Prendo le candele annuncia Mary, alzandosi.
Candele? Non voglio addentrarmi nel bosco con delle candele. Ma se non vado potrei rovinare
tutto, e non mi farebbero mai pi entrare nella loro cerchia.
Mary apre l'armadietto vicino alla porta d'ingresso e ci fruga dentro. Torna con una borsa di
stoffa e quattro mantelli neri con cappuccio, distribuendone uno a testa. La mia vita sta diventando pi
ridicola ogni minuto che passa.
All'improvviso si apre la porta d'ingresso e una donna, evidentemente la madre di Mary, entra
in casa portando una borsa della spesa.
Ha i capelli pi ricci di quelli della figlia e li tiene legati in cima alla testa, ma occhi e bocca
sono identici.
Vedo che sono arrivata giusto in tempo, ve ne stavate andando? chiede la donna notando le
cappe nere.
L'istinto mi dice di nascondere la mia dietro la schiena, perch non oso immaginare con che
fiume di domande ci sommergerebbe Vivian se dovesse entrare in casa e trovarsi di fronte a una
situazione come questa.
Mary va ad abbracciare la madre con entusiasmo, facendole quasi cadere la borsa della spesa.
Per un attimo sembra una ragazzina, non una misteriosa Erede gothic-chic.
Sua madre la bacia sulla testa. Torna presto, ceniamo tra poche ore. Voi, ragazze, se volete
potete farci compagnia.
Mia madre mi aspetta dice Susannah. Ma grazie comunque, signora P.
Io ci sto dice Alice.
Non avevo dubbi dice la signora P, facendo l'occhiolino alla ragazza.
Devono passare tantissimo tempo insieme. Non riesco neanche a immaginare cosa significhi
avere una routine del genere con un gruppo di amiche. Rimango a fissare la madre di Mary,
imbarazzata, perch non so se l'invito vale anche per me.
Lei  Sam mi presenta Mary, con un tempismo perfetto.
La signora P mi guarda stupita e capisco che sa esattamente chi sono. Non permettere a queste
esagitate di farti ballare nuda sotto la luna.
Apprezzo il fatto che ci sia qualcun altro che trova stupida questa cosa delle streghe, ma la
mancata reazione ai mantelli neri e il suo ultimo commento mi portano seriamente a chiedermi cosa
combinino queste tre nel loro tempo libero.
Mary ride. Ma  un'iniziazione cos divertente.
S concorda Susannah. Ed  molto meglio rispetto al sacrificio che facevamo una volta.
Alice alza gli occhi al cielo. Non credo le piaccia che le sue amiche scherzino con me, per
quanto siano scherzi perversi.
Dovresti vedere la tua faccia mi dice Mary con un sorriso. Bacia sua madre sulla guancia.
Torno presto.
Seguo le ragazze fuori, sul vialetto. Mary tira fuori le chiavi di un'auto.
Hai la macchina? La newyorkese che c' in me  molto sorpresa.
Alice e Susannah sorridono. Gi fa Mary. Ho solo il foglio rosa, per ora, ma Alice ha preso
la patente da poco.
Non voglio neanche sapere da quanto poco. Mary le lancia le chiavi e saliamo tutte su una jeep
Wrangler nera. Appena chiudo la portiera afferro la cintura di sicurezza.
Vivete a Salem da sempre? chiedo.
Susannah si volta verso di me dal sedile anteriore. Sempre. Da generazioni. A quanto ne so,
quasi nessuno dei discendenti delle streghe se n' mai andato.
Io me ne andr annuncia Alice. Guida come un tassista di New York, veloce e aggressiva. Le
manovre di Vivian sembrano delicate in confronto alle sue. Per fortuna il Walgreens  ad appena un
chilometro da qui.
Mary mette il broncio. Non puoi. Si romper il cerchio se te ne vai.
Ci siamo dice Alice, inchiodando in un parcheggio e facendoci sbalzare tutte in avanti. Quale
cerchio? Si comportano come se facessero parte di una societ segreta. Se non fosse impossibile, direi
quasi che sono pi diffidenti di me.
Il parcheggio  a forma di U e sul retro dell'edificio si erge una collinetta di rocce e detriti alta
circa quattro metri. Ci muoviamo in quella direzione, con Susannah e Mary che portano due borse
piene di zampe di ragno o di chiss quali altre stupidaggini.
Da qui forse possiamo arrivare sulla collina. Mary indica un punto in cui la salita sembra
meno ripida.
Alice inizia ad arrampicarsi sulla terra smossa e noi la seguiamo. Afferro alcuni rami per evitare
di scivolare di sotto. Non  proprio il genere di cose che fa per me.
Andiamo in un posto pi appartato suggerisce Susannah.
Ma anche no! La luce dei lampioni si affievolisce sempre di pi man mano che ci addentriamo
in profondit tra gli alberi, e non riesco a vedere a pi di due metri davanti a me. Ci sono un sacco di
rami bassi che minacciano di cavarmi gli occhi a ogni passo, o se non altro fanno vacillare quel poco
senso di sicurezza che mi resta. Cammino con le braccia tese in avanti.
Qui andr bene dice Alice quando arriviamo in una radura circolare.
Guardo in ogni direzione ma non capisco dove ci troviamo. Gli alberi sono fitti e non vedo la
luna. Mary tira fuori una coperta scura e la aiutiamo a stenderla sull'erba. La radura  grande quel tanto
che basta, ci stiamo appena.
Mi siedo e indosso il mantello con il cappuccio, anche solo per ridurre al massimo la mia
visione periferica. Perch, se posso vedere Elijah, significa forse che posso vedere anche altri fantasmi?
Presto, pensa a qualcos'altro... Gattini, cagnolini, fiori... fiori, margherite gialle, Abigail, fantasmi.
Cazzo.
Susannah e Mary accendono le candele e le sistemano sulla coperta. Gli alberi baluginano alla
luce delle fiammelle e i rami sembrano muoversi. Sento il bisogno urgente di guardarmi alle spalle.
Perch non mi sono tirata indietro quando ne avevo la possibilit? Se qualcuno propone una seduta
spiritica, giuro che non mi interessa di sembrare stupida, scapper via di qui a gambe levate.
Alice fa dei mazzolini di non so cosa... erbe? Questo rituale silenzioso  una tortura. Qualcuno
dica qualcosa cos posso uscire dalla mia cavolo di testa! Allora, che tipo di... esordisco.
Te lo dico io quando puoi parlare. Fino a quel momento, taci ringhia Alice, i lunghi capelli
biondi che brillano alla luce delle candele.
Non preoccuparti dice Susannah. Capirai presto.
Accende quattro candele al centro della coperta, illuminando i visi di tutte. Sono a disagio.
Parecchio a disagio. Alice guarda Susannah, che annuisce.
Invoco il potere dell'acqua. Che possa lavare via i miei dubbi e placare il mio spirito. Che
attraverso l'immobilit io possa vedere con chiarezza. Susannah si versa sulle dita dell'acqua
contenuta in una bottiglietta di vetro e la schizza sulle candele. Le fiamme sfrigolano ma non si
spengono.
Susannah guarda Mary, che prosegue: Invoco il potere della terra. Che possa guidare i miei
passi e tenere ancorato il mio spirito. Che attraverso l'equilibrio io possa vedere con chiarezza. Mary
raccoglie della terra e la sparge sulle candele.
Poi guarda Alice. Invoco il potere dell'aria. Che possa elevare i miei pensieri e innalzare il mio
spirito. Che attraverso il respiro io possa vedere con chiarezza. Alice agita le mani sulle fiamme, che
danzano nell'aria.
Poi tutte guardano me. Fuoco? Devo dire fuoco? Quali erano le parole? Invoco comincio,
a disagio. Invoco il... ehm, fuoco, il potere del fuoco.
Che possa illuminarmi la via e rendere fervente il mio spirito. Che attraverso la purificazione
io possa vedere con chiarezza continuano tutte all'unisono.
Alice distribuisce i quattro mazzetti che ha preparato. Infilo nel fuoco un'estremit delle erbe,
come vedo fare a loro. Poi ci porge una ciotola, dove lasciamo cadere le erbe in fiamme. Si sente un
forte odore muschiato e c' un sacco di fumo.
Tutte insieme recitano: Credo in ci che ho detto e dico ci che penso. Conosci il mio
desiderio e dammi chiarezza.
Ripeti mi sussurra Susannah.
Credo in ci che ho detto... e dico ci che penso. Conosci il mio desiderio e dammi
chiarezza?
Susannah e Alice mi prendono la mano. Attraverso il fumo i loro volti tremolano leggermente,
sembrano trasmessi da una tv che riceve male. Un momento, che sta succedendo? Passa un istante e i
loro volti sfarfallano pi forte, poi si oscurano completamente e vengono sostituiti dalle facce di altre
donne.  come se vedessi due persone in una: le Eredi e altre donne sconosciute, pi vecchie.
Apro la bocca, ma tutto diventa buio. Persino lo sfrigolio delle fiamme tace. Per mezzo secondo
nell'oscurit compare un'immagine: la nuca di un ragazzo che sanguina riverso a terra, il corpo
schiacciato sotto un grosso pezzo di metallo.
L'urlo di Mary interrompe la visione e il buio che la circonda, e torno a vedere le ragazze come
sono normalmente, senza quelle maschere fatte di visi sfocati. Mi ci vuole un po' a capire cosa sta
succedendo. Le Eredi sono in preda al panico, spengono le candele e raccolgono in tutta fretta gli
ingredienti usati per l'incantesimo.
Samantha, muoviti mi esorta Susannah, e mi alzo.
Alice afferra la coperta e le seguo di corsa tra gli alberi. A ogni passo mi rendo sempre pi
conto dell'oscurit che ci circonda e della sensazione opprimente che nel bosco con noi ci sia qualcosa.
Corro cos veloce che scivolo gi dal pendio e riatterro pesantemente nel parcheggio, sbucciandomi le
mani sull'asfalto. Mary si avvicina subito alla jeep.
Che cos'era? domanda.
Mi stringo la testa fra le mani, cercando di fermare la sensazione di nausea. Mi pulsano le
tempie allo stesso ritmo impossibile con cui mi batte il cuore. Forse in quelle erbe c'era qualche
allucinogeno? Che mi sia sbagliata sin dall'inizio? Che conoscano davvero la magia? Cio, io vedo i
fantasmi, quello che abbiamo fatto non  poi cos diverso...
Non lo so dice Alice. Quei volti...
Mary si toglie il cappuccio. L'hai visto anche tu, non  vero, Susannah?
S.
E chi era quel ragazzo morto? C'era cos tanto sangue per terra... Avete...
Tutte zitte un secondo ordina Alice.
Voglio andare a casa protesta Mary.
Alice tira fuori le chiavi e apre la macchina. Nessuna di noi esita, saltiamo letteralmente a
bordo. Quanto vorrei non essere arrivata a tanto, penso salendo sul sedile posteriore. Dallo specchietto
retrovisore mi accorgo che hanno tutte la mia stessa espressione turbata. Facciamo il tragitto in
silenzio.
26
Qualcosa in comune
Non ho ancora salito i pochi gradini della veranda che sento Vivian urlare: Come ti salta in
mente di rientrare cos tardi senza avvertirmi?.
Non ho avuto ancora il tempo di metabolizzare quello che ho visto, e le grida di Vivian hanno
solo l'effetto di agitarmi di pi.
Sei tutta sudicia. Dove sei stata?
Ero con alcune ragazze della scuola. Non mi scuso, non dopo quello che mi ha fatto oggi.
Perch non hai risposto al telefono? Ti ho chiamata almeno cinque volte.
Ignorarla non  mai una buona idea, lo so, ma non posso neanche raccontarle cos' successo.
Non volevo parlarti.
Si irrigidisce e so di aver esagerato. Sono sorpresa che tu abbia delle amiche, visto come ti
comporti, a quanto dice il preside. Ma sappiamo entrambe che non saranno amicizie durature.
Ah davvero? C'era proprio bisogno di dirlo, eh? Scommetto che ti senti un fenomeno, ora che
sei riuscita finalmente a mandarmi in terapia. Magari posso usare le sedute per parlare di che genitore
schifoso tu sia.
Hai appena rimandato di una settimana il momento in cui tornerai a trovare tuo padre.
Non puoi impedirmi di vederlo!
Posso e lo far, finch non impari come ci si comporta.
Mi dirigo verso le scale.
Non ti conviene avermi come nemica, Samantha. Non ti piacerebbe.
Non mi disturbo neanche a girarmi.
Apro la porta della camera e vedo Elijah seduto sul davanzale della finestra. Gli basta
guardarmi in faccia e dare un'occhiata ai miei vestiti. Si alza. Ti lascio sola.
Come ha potuto dire una cosa del genere? chiedo.
Non saprei.
Perch?  pura cattiveria.
S.
Sono una persona cos orrenda? gli domando, le labbra tremule. Elijah mi guarda aggrottando
le sopracciglia. Senza mio padre non ho nessuno. Sono sola.
Lui si gira verso la finestra senza rispondere. In questo momento avrei solo bisogno di qualcuno
che sia gentile con me. Sono arrivata al limite della sopportazione. Lascia perdere. Neanche tu mi
tolleri, tanto. Scalcio via gli stivali fangosi.
Continua a guardare fuori dalla finestra. Ricordo che tanto tempo fa ebbi una discussione
molto simile con Abigail.
Sono sorpresa. Davvero? Riguardo a cosa?
 una lunga storia.
Significa che potrebbe raccontarmela? Non mi dispiacerebbe sentir parlare della vita di qualcun
altro, ora come ora. Va bene.
Per un attimo esita, poi si volta, il viso contratto dalla commozione. Siediti.
Mi guardo i pantaloni. Ho i jeans tutti sporchi di terra. Voltati. Non mi importa se  morto da
trecento anni. Eccetto Jaxon,  quanto di pi simile a un amico io abbia.
Lui mi guarda le gambe, poi si volta di nuovo verso la finestra. Mi tolgo i vestiti e mi metto la
tuta.
Alzo lo sguardo e mi accorgo che la mia immagine  riflessa sul vetro della finestra. Stava
sbirciando? Mi siedo sul letto a gambe incrociate. Ora puoi girarti.
Tiene le mani dietro la schiena. Sai gi che ad Abigail piaceva alquanto un fiore in particolare.
Considerava le margherite gialle la bellezza del New England, diceva che eravamo fortunati ad averle.
Le coglieva sempre alla fine dell'estate, e me le ritrovavo per tutto l'anno a essiccare tra le pagine dei
libri, persino nei taccuini.
Mi avvolgo una coperta intorno alle gambe. Che dolce.
Il letto su cui sei seduta l'ho fatto costruire apposta per lei, insieme a tutti i mobili della stanza.
Ho cavalcato il mio destriero fino a Ipswich per farli progettare e le ho fatto una sorpresa per il suo
sedicesimo compleanno. Avresti dovuto vedere il suo volto quando li ha visti. Ha toccato i fiori
intagliati e si  sciolta in lacrime.
Allora sei stato tu a far mettere il doppio fondo nell'armadio? E a costruire la porta segreta
nella biblioteca? Ti piacevano le cose misteriose, eh? Quello che in realt voglio chiedergli : Cosa
avevi da nascondere?. Ma mi trattengo.  gi abbastanza schivo di suo, non c' bisogno che lo
punzecchi.
Sembra quasi divertito dalla mia osservazione. Le lettere che hai trovato erano lettere d'amore,
la corrispondenza privata tra Abigail e un ragazzo con cui siamo cresciuti. Aveva qualche anno pi di
lei, era un mio amico. Ho sempre saputo che tra loro c'era qualcosa, ma non l'ho mai dato a vedere.
Non volevo causarle imbarazzo.
Questo rispetto per la sorella mi fa sentire in colpa per aver anche solo provato a leggere quelle
lettere.
Un giorno mi ha confidato di essere innamorata. Mi ha chiesto di recapitare per lei una lettera,
in gran segreto. Io ho accettato ma ero nervoso, sapevo che la famiglia di lui faceva pressioni affinch
chiedesse la mano della figlia del governatore. Se il loro amore fosse diventato di pubblico dominio, li
avrebbero separati. O peggio, avrebbero iniziato a mettere in dubbio la virt di Abigail. Presto diventai
il loro messaggero. Guarda l'armadio con aria nostalgica. Lo scomparto nascosto serviva a tenere le
sue cose pi private.
Si sono messi insieme? chiedo. Le parole di William, nella lettera che ho letto, sembravano di
scuse.
No.
Aspetto, ma non aggiunge altro. Grazie per aver condiviso questa storia con me. Quando ho
trovato quelle lettere ho capito subito che erano speciali. Ora so perch.
La sua espressione si addolcisce. Non parlo di lei da centinaia di anni. Non sono del tutto a
mio agio nel farlo.
Lo capisco. Cio, non la parte delle centinaia di anni, ma quella delle cose personali.
Nemmeno io ne parlo mai, non ho amici abbastanza intimi. E quando me ne faccio qualcuno, tendono a
usare contro di me le cose che dico, perci  pi facile non parlare e basta.
Aborro l'idea che abbiamo qualcosa in comune. Viene a sedersi accanto a me e, per la prima
volta, penso che stia scherzando.
S,  terribile.
Gli angoli della sua bocca si spostano impercettibilmente verso l'alto.
Stai sorridendo? chiedo.
Certo che no.
Stai attento. Potrei anche cominciare a pensare di piacerti.
Allora mi premurer di lasciarti un altro libro.
O un altro sasso rispondo.
Il sorriso gli sparisce dalla faccia. Non sono stato io a scagliare quel sasso contro la tua
finestra.
Davvero? esclamo sorpresa. Sai chi  stato?
Scuote la testa. Hai parlato con le Eredi, oggi?
Gli eventi della serata mi tornano in mente di colpo. S, hanno accettato di aiutarmi, ma...
siamo andate nel sito delle impiccagioni e, ehm... Come faccio a dirglielo? E abbiamo eseguito un
rituale, un incantesimo, o qualcosa del genere.
La sua espressione si fa seria. Avete praticato della stregoneria?
Non posso farne a meno. Scoppio a ridere. Che follia. E ora che non sono pi in quel
terrificante bosco, comincio a pensare di essermi immaginata tutto. Penso di s.
Che cos' successo?
Il suo tono mi preoccupa. Percorro con un dito il motivo di pizzo che decora il piumone sul
letto. Ho sempre pensato di essere una che non crede alla stregoneria. Il viso delle ragazze si  sfocato
ed  cambiato, hanno assunto le sembianze di donne. Poi tutto si  fatto buio e ho visto un tizio
schiacciato sotto un pezzo di metallo.
Si alza di colpo. Di quali donne parli?
Se devo essere sincera non lo so. Erano pi grandi di noi, comunque.
Devi tornare con le Eredi sul luogo delle impiccagioni. Cos potr vedere con i miei occhi.
Col cavolo! Non lo rifar di certo. Ho quasi vomitato dalla paura.
A meno che non ti baleni in mente un altro modo per rivedere quei visi, temo che dovrai
tornare su quella collina. Il modo autoritario con cui mi parla mi fa capire che non  disposto a
scendere a compromessi.
C' ovviamente qualcosa che non mi stai dicendo. Di che si tratta?
Ho cominciato a leggere alcuni diari appartenuti ai discendenti delle antiche famiglie. Persone
vissute negli anni in cui i decessi sono stati pi frequenti. Quasi tutto quello che ho trovato  inutile,
soltanto banali riflessioni. Ma una cosa mi  rimasta impressa: a cento anni di distanza l'una dall'altra,
due persone hanno annotato di aver visto dei volti, e proprio nel modo che mi hai appena descritto.
E cos' successo?
Sono morte poco dopo.
27
In bella mostra
Le cerco con lo sguardo fra i tavoli della mensa. Alice, Mary
e Susannah sono sedute al solito posto vicino alla finestra. Quanto vorrei averglielo gi chiesto alla
prima ora, di tornare sul luogo delle impiccagioni. Se non mi decido adesso, fra un po' la giornata
scolastica sar finita e domani  mercoled, il Remembrance Day. Devo farlo per forza, anche se rischio
di farmi mettere in imbarazzo davanti all'intera scuola.
Mentre mi avvicino al loro tavolo tutti si girano a guardarmi. Non ho mai visto nessuno
approcciare le Eredi durante il pranzo,  un po' come presentarsi nella sala del trono senza essere stati
convocati. Mi fermo proprio di fronte al loro tavolo.  molto peggio che nel giardino: qui sono in bella
mostra.
Siediti, Samantha mi esorta Susannah.
Guardo Alice. Smettila di startene l in piedi come un'idiota dice.
Di solito quando ti chiamano idiota non provi sollievo. Tranne in questo caso. Prendo una sedia
e mi accomodo. Non so proprio come dirvelo, perci lo dir e basta. Dobbiamo tornare sul luogo delle
impiccagioni.
Era questo il tuo annuncio importante? chiede Alice trasudando sicurezza. Lo sappiamo. Ci
torneremo stasera, dopo la festa di stregoni e streghe.
Io non sono stata invitata. Perch l'ho detto?
Cala il silenzio per qualche istante, poi Susannah dice: E allora vieni anche tu, cos dopo
andremo l insieme.
Okay, ma la responsabilit  tua dice Alice all'amica.
Non so se ringraziare per l'invito o chiederle di cosa abbia paura.  perch Lizzie mi odia?
Neanche Alice  la mia fan pi accanita, questo  certo. E poi mi domando ancora perch mai ieri
abbiano deciso di tenere Lizzie e John all'oscuro. Vabb. Questa cosa la faccio per mio padre, non per
farmi delle amiche.
Alice infrange il silenzio. Hai finito? O hai altre idee brillanti?
Credo che altri discendenti abbiano visto quei volti sfocati come  capitato a noi nella foresta.
Negli anni passati, cio, quando sono morte un sacco di persone.
Mary si agita sulla sedia, a disagio. Sei una miniera di buone notizie.
Credi o lo sai? mi incalza Alice.
Lo so.
Come fai a saperlo, Samantha? chiede Susannah.
Non posso spiegarvelo. Ma c' una cosa che devo dirvi. I discendenti che hanno visto quelle
facce...
Non so se provare imbarazzo o essere disgustata dalla tua presenza dice la voce di Lizzie alle
mie spalle. Oh, merda. Che ci fa qui, all'ora in cui pranzano quelli del primo e secondo anno?
Alice mi lancia un'occhiata eloquente, qualcosa del tipo:  solo colpa tua che sei venuta a
sederti con noi. Mi alzo e guardo Lizzie, ma lei non mi calcola e scruta le Eredi. Ci sono circa venti
ragazzi del terzo e quarto anno, in mensa, tra cui Jaxon.
Spero che sia uno scherzo dice Lizzie alle sue amiche.
Be', se lo , non fa ridere risponde Alice.
Lizzie sembra incerta. E anch'io sono confusa. Era una frecciata diretta a Lizzie o a me? Cerco
di allontanarmi, ma Lizzie mi afferra per un braccio e mi affonda le unghie nella carne.
Potrei distruggerti, se volessi dice prima di lasciarmi andare, gli occhi bicolore minacciosi.
Jaxon mi guarda da un tavolo dall'altro lato della stanza, e decido di allontanarmi e basta. Non
voglio fare una scenata in mensa, davanti a mezza scuola.
Che  successo? mi chiede. Tira fuori dal sacchetto un pranzo che potrebbe sfamare un
esercito.
Mi siedo accanto a lui. Niente, non preoccuparti.
Non sembrava "niente".
Stavo solo chiacchierando con le Eredi e Lizzie si  arrabbiata. Cerco di mantenere un tono
neutro.
Nessuno parla con loro, a pranzo. Credimi, in tanti ci hanno provato, e vengono sempre accolti
da sguardi annoiati finch non si sentono dei perfetti idioti e se ne vanno con la coda tra le gambe.
Ci credo.
Mi vuoi dire che sta succedendo? Jaxon mi offre un panino con burro d'arachidi, banana e
miele.
Sei sicuro? chiedo.
Ne ho due.
Mi metto a ridere e accetto il panino. Che ci fai a pranzo con quelli del primo anno?
Il professore  malato e il supplente non si  presentato. Non hai distribuito altri pasticcini,
vero? chiede sorridendo. Ma non lo sa che venivano dalla pasticceria di sua madre? Forse Vivian non
l'ha detto alla signora Meriwether, dopotutto.  un sollievo saperlo.
Sorrido e do un morso al panino. Sai nulla di una festa di streghe e stregoni, stasera?
S.
 tutto ci che hai da dire?
Dipende. Tu hai altro da dire sulle Eredi?
Scuoto la testa divertita. In realt non so proprio cosa raccontargli. Non voglio mentire, ma non
posso certo dirgli la verit. Se lo facessi metterei a repentaglio i rapporti pseudo-civili che ho costruito
con le Eredi e potrebbero non voler pi tornare sul luogo delle impiccagioni. Susannah aveva lasciato
il quaderno in classe, alla prima ora, e gliel'ho solo riportato. Scusa pessima, lo so, ma potevo
inventarmene di peggiori.
A me sembrava che ti fossi messa a tavola insieme a loro. Che foste tipo amiche.
Figurati. Impossibile. Ero seduta con loro. E parlavamo come se fossimo amiche. Ma questo
non significa che lo siamo. Giusto?
Jaxon non sembra convinto, ma lascia cadere l'argomento.  un party in costume a casa di
Alice. Le Eredi lo organizzano ogni anno la sera prima del Remembrance Day.  una tradizione.
Una festa in maschera organizzata dalle Eredi? Non certo la mia serata ideale. Ma se non ci
vado potrebbero non aspettarmi e tornare nel bosco da sole. Tu ci vai?
Sto proprio bene vestito da stregone. Non mi sembrerebbe corretto privare gli invitati dello
spettacolo.
 vero, non ti perdonerebbero mai.
Jaxon mi fa scegliere un dolce da una scatolina legata con lo spago. Mi chiedo se potrei
convincere sua madre a preparare il pranzo anche a me.
Vengo a prenderti alle nove, nove e mezza? chiede Jaxon.
Ehm, okay. Devo mettermi un costume?
Senza non ti fanno mica entrare.
28
Non li hai morsi tutti?
I balli di gruppo, le feste in costume e i discorsi in pubblico si trovano rispettivamente al primo,
secondo e terzo posto nella lista delle cose che mi mettono in colossale imbarazzo. Sono cos agitata
che ho sparpagliato i vestiti su tutti i mobili della camera. Quanto vorrei non doverci andare!
Sam! La porta! grida Vivian dal piano di sotto.
Guardo il cellulare. Sono le 20:17. Che sia Jaxon, cos in anticipo? Raccolgo alcuni abiti a caso
e li ammucchio di nuovo nell'armadio di Abigail. Arrivo!
Sono scesa solo di un paio di gradini quando mi blocco sulle scale. Vivian sta parlando con
Susannah nell'ingresso.
Ehi dico e si voltano a guardarmi.
Non sapevo che dovessi andare a una festa a tema stasera commenta Vivian in tono
amichevole mentre cammino verso di loro.
Per forza, non ci siamo dette una parola da ieri sera... Mi stringo nelle spalle.
Potrei avere qualcosa di adatto, nel mio armadio continua. Ecco un esempio perfetto del
rapporto che c' fra noi al momento: prima litighiamo come due furie, poi facciamo finta che la cosa
non sia mai successa.
Non preoccuparti.
Fammi sapere se cambi idea dice, e si allontana lungo il corridoio facendo risuonare i tacchi
alti.
Susannah indossa un elegante vestito vittoriano nero, con gonna lunga e collo alto. Ha i capelli
acconciati in una versione elaborata del suo solito chignon.
Wow, stai benissimo. Non riuscir mai a eguagliarla.
Grazie. Sorride.
Mi stavo preparando. Vuoi salire? Naturalmente  venuta per un motivo ben preciso e non
voglio che Vivian senta quello che ha da dirmi, di qualsiasi cosa si tratti. Gi pensa che io sia fuori di
testa, meglio che non sappia che, senza volerlo, ho praticato un rito stregonesco in un bosco.
Certo.  una casa davvero bella. Mi sono sempre chiesta che aspetto avesse all'interno.
Saliamo le scale insieme. Per i primi tre giorni non ho fatto altro che esplorarla.
Immagino dice osservando i portacandele fissati alle pareti del corridoio.
Eccoci dico e apro la porta della mia stanza.
 come tornare indietro nel tempo sussurra Susannah. Ho pensato la stessa cosa anch'io la
prima volta che ho visto questo posto.
Allora, che c'? So che non sei capitata qui per caso.
No, infatti. Dalla borsetta di seta tira fuori una busta.  una lettera scritta da tua nonna alla
mia. L'ho trovata mentre aiutavo mia madre a sistemare alcuni vecchi scatoloni, quest'estate. Parla
delle morti misteriose.
Allora lo sapevi? Avevo ragione, in quel giardino. C'era davvero qualcosa che non volevano
dirmi.
Pi o meno. A essere sincera credevo che tua nonna fosse, be', una squinternata.  stata la
risposta di mia nonna a preoccuparmi. La lettera era infilata nella stessa busta, non l'ha mai spedita.
Okay... dico, esitante.
Samantha, come sai che altri discendenti hanno visto quei visi sfocati?
 questo che dice la lettera? Quella scritta da tua nonna?
S. L'ho mostrata ad Alice e anche lei pensa che ci sia sotto qualcosa. Poi sei arrivata tu, a dire
che altri discendenti hanno visto quelle facce...
Comincio a capire come mai Alice sia cos sospettosa nei miei confronti. Le informazioni di cui
dispongo sembrerebbero strane anche a me, se fossi al posto suo.
Mia nonna non ha mai spedito questa lettera, perci come l'hai scoperto?
Non posso dirtelo.
Lo so che non ti abbiamo dato motivo di fidarti di noi, tra lo scherzo dell'armadietto, le
prepotenze e le voci che...
E il sasso aggiungo.
Il sasso?
S, quello che mi avete lanciato contro la finestra, con su scritto MUORI.
Lei fa una smorfia. Non ne so niente.  terribile.
Che siano stati Lizzie e John tenendola all'oscuro? S, be'. Capisci perch non faccio i salti di
gioia all'idea di dovermi fidare di voi.
Questo lo capisco. Cosa posso fare per farti cambiare idea?
Non saprei. Immagino che potresti cominciare col dirmi come mai Lizzie mi segue
dappertutto.
Lei lancia un'occhiata verso la finestra, un gesto che non placa i miei sospetti n tantomeno
riesce a mettermi a mio agio.  complicato.
Ha qualcosa a che fare con il motivo per il quale non avete invitato n lei n John, il giorno in
cui ci siamo incontrate nel giardino?
Si tocca il pizzo che le avvolge il collo.  nervosa. S.
Aspetto, ma lei non dice nient'altro. Susannah, se non mi dici perch Lizzie si comporta in
maniera tanto sgradevole con me, o perch non sa che ci vediamo, come faccio a fidarmi di voi? Lo
dico con pi veemenza di quanto vorrei, ma ho la sensazione di trovarmi sotto un fuoco incrociato. E se
Lizzie ha in mente qualcosa, voglio sapere di che si tratta.
Susannah annuisce. Hai ragione, non dovremmo tenertelo nascosto.  sbagliato.
Rimaniamo in un silenzio imbarazzato per qualche secondo, ma ancora una volta lei non dice
altro. Okay. Quindi immagino che stasera, dopo essere tornate sul luogo delle impiccagioni, sar
meglio andare ognuno per la sua strada. Dirlo ad alta voce mi fa male. A quanto pare speravo che le
cose fra noi potessero andare diversamente e non me n'ero ancora resa conto.
La mia sorellina ha il cancro, Samantha. L'anno scorso  entrata e uscita da un sacco di
ospedali. Per un po' abbiamo sperato che migliorasse, ma di recente hanno scoperto altre cellule
maligne. Ora capisci perch queste morti mi preoccupano cos tanto? Abbiamo entrambe molto da
perdere.
Il peso delle sue parole mi coglie di sorpresa. Mi dispiace. Ecco perch Jaxon le ha detto di
mio padre. Pensava che potesse essere comprensiva.
Non mi aspetto che ti fidi subito di me, specialmente dopo tutto quello che  successo. Solo,
per favore, pensaci. Non possiamo finirla qui, perch in tal caso...
Non c' bisogno che concluda la frase. So quanta paura ha, la capisco fin troppo bene. Okay,
ci penser.
Ti lascio preparare per la festa. Conosco la strada, non disturbarti. Esce dalla mia stanza e
una parte di me vorrebbe dirle che andr tutto bene. Ma il fatto  che non so se sar davvero cos.
D'istinto mi cade l'occhio sulla foto di mio padre che tengo sul baule. Verr a capo di questa
storia, pap. Sto facendo il possibile. Cadr sette volte, ma mi rialzer otto. Il che significa che adesso
devo andare per forza a questa festa per capire cosa significhino queste facce sfocate. Anche se vorrei
solo accamparmi davanti all'ospedale.
Controllo il telefono: le 20:39. Riapro l'armadio e frugo con lo sguardo nel casino che c'
dentro. In cima alla pila vedo un vestito di pizzo nero ben piegato. Che ci fa questo, qui? Lo tiro fuori
con molta attenzione e lo distendo per osservarlo.  l'abito pi carino che abbia mai visto.
Elijah? Nessuna risposta. Grazie. Grazie mille. Aspetto, ma sento solo silenzio.
Mi tolgo i jeans strappati e la maglietta. L'ha fatto perch vuole essere sicuro che torni nel
bosco con le ragazze? O voleva solo essere gentile?
Mi esamino allo specchio della toeletta, quasi vergognandomi. Infilo gli stivali e ci faccio
scivolare dentro il portafogli. Questo dettaglio, in qualche modo, mi fa sentire pi me stessa.
 bellissimo, non mi ricordo che avessi un abito cos dice Vivian sbucando sulla soglia.
Mi volto, ma non rispondo.
Sembra antico prosegue lei.
Forse. Poso la giacca sul letto, sempre evitando il contatto visivo.
Non puoi metterti una giacca di pelle con quel vestito. Men che meno di finta pelle.
Vorrei gridarle di uscire dalla mia stanza, ma ho paura che non mi lascerebbe andare alla festa.
Prendi il mio cappotto nero. Ci sta benissimo. Considerala un'offerta di pace.
Per Vivian una frase del genere  quanto di pi vicino ci sia a delle scuse. Possiamo andare da
pap, domani?
Lei sospira. Non credi che anch'io voglia vederlo? Ieri sera ero solo preoccupata per te. Certo
che andiamo a trovarlo.
Parte della tensione che mi attanagliava il petto si scioglie come neve al sole. Okay. Vediamo
questo cappotto, allora.
Lei sorride e mi precede nella sua stanza, all'estremit opposta del corridoio. La seguo mentre
discorre della moda nelle varie epoche e mi spiega che il cappotto proviene da un certo periodo storico
che neanche conosco. Entra in camera e va dritta all'armadio.
Non riesco a capire perch si comporti cos, e in realt non mi ci applico pi di tanto. Sono solo
sollevata di poter vedere pap. Intervengo in quel monologo sulla moda con un Fico di tanto in tanto,
ma a un certo punto, sul cassettone, noto una fattura dell'ospedale. Prendo un appunto mentale: tornare
quando Vivian non  in casa.
Ecco dice passandomi un pesante cappotto di seta.  meraviglioso, in effetti.
Da piccola mi vestiva sempre come se fossi la sua bambolina vivente. E io ero ben lieta di
assecondarla. Tutte quelle attenzioni mi facevano sentire speciale.
Vivian si siede sul letto e mi mette davanti una scatola nera tutta luccicante.
Che cos'? chiedo sistemandomi sui cuscini.
L'unico modo per scoprirlo  aprirla.
Vivian mi parla con lo stesso tono che usa con gli adulti. Non mi ha mai trattata in modo
diverso perch sono pi piccola. Mi piace questa cosa.
Apro il coperchio e tiro via la carta. Dentro vedo un vestito color crema con degli intricati
ricami. Wow, sembra uno dei tuoi.
Esatto. L'ho fatto fare apposta. E sai perch?
Non ci posso credere che sto tenendo in mano la replica di uno degli abiti che preferisco in
assoluto tra tutti quelli di Vivian. Il che non  poco, visto che ne ha tantissimi. Per la cerimonia del
diploma di quinta elementare?
Lei annuisce. Un vestito anni Venti star benissimo con i tuoi capelli corti. E quando tutti
ammireranno la tua audace scelta di abbigliamento, potrai rivolgere un bel dito medio a quelle
ragazze che ti hanno tagliato i capelli.
E scoppio a ridere.
Mi metto il cappotto e lei mi osserva con occhio critico. Mmm mormora, e inizia a frugare
nella scatola dei gioielli. Mi infila una collana d'argento con un pendente fatto di cerchi intrecciati
intorno a un nodo centrale. Molto meglio.
Mi sistema il cappotto sulle spalle e all'improvviso sento su di me il peso delle orribili liti degli
ultimi giorni. Forse ho preso la decisione sbagliata tenendola all'oscuro di ci che sta succedendo a
Salem. Se Elijah ha ragione e pap  in grave pericolo, non ha anche lei il diritto di saperlo?
V, ti ricordi quella volta... quando mi hai fatto fare quel vestito anni Venti?
Sorride. Le piace sempre quando la chiamo V. Non lo facevo da mesi. Quando eri ancora
abbastanza sveglia da fidarti di me in fatto di moda?
Mi metto a ridere. S. Avevo una paura matta di andare alla cerimonia per il diploma,
quell'anno, e farmi vedere da tutti. Quel vestito mi ha facilitato un sacco le cose.
E non  stato male nemmeno che una di quelle piccole teppiste sia caduta mentre saliva sul
palco.
Gi. Non  stato affatto male, no. Comunque... grazie di tutto.
Mi guarda con aria leggermente stupita. Non c' di che.
La tensione nell'aria si  assottigliata, almeno per il momento. Non posso fare a meno di
pensare che, in effetti,  una bella sensazione. Be', magari potremmo passare un po' di tempo insieme,
come facevamo una volta. So di essere stata strana, ultimamente... e difficile.  che ero parecchio
stressata.
La pendola del nonno suona al piano di sotto. Sono le nove. Jaxon arriver a minuti.
L'espressione di Vivian si addolcisce. Ti va di parlarne?
S, penso di s. Tra poco devo andare per, facciamo domani?
A cena. Preparer qualcosa di speciale per quando torniamo dall'ospedale.
Andata. Se fossimo tipe da smancerie, forse ci abbracceremmo. Invece mi limito a sorridere,
lei fa un cenno del capo ed esco in corridoio, dirigendomi in fretta nella mia stanza.
Mi guardo allo specchio. Sono vestita troppo bene per essere una strega. Potrei tingermi la
faccia di verde. Oppure disegnarmi una verruca, almeno avr qualcosa di stregonesco. Con l'eyeliner
mi faccio un bel punto nero sulla guancia. Molto meglio.
Sam! C' Jaxon! strilla Vivian.
Spengo le luci ed esco in corridoio. In cima alle scale mi fermo a guardare Jaxon, che sorride al
piano di sotto. Scendo con cautela per non calpestare il vestito. Quando arrivo nell'ingresso noto che
mi guarda senza dire una parola.
Che c'? gli chiedo dopo un po'.
Sei bellissima.
Mi vanno a fuoco le guance. Grazie.
Mi piace quel neo alla Marilyn Monroe.
Come? Ma non  un neo:  una verruca! protesto. Lui scoppia a ridere.
Uscendo, Jaxon mi tiene aperta la porta. Indossa un abito nero con i bottoni dorati e un
cappotto, nero anche quello, lungo fino ai piedi. Devo ammetterlo, sono impressionata.
Che ti abbia aperto la porta? O del fatto che avevo ragione quando dicevo che sto bene vestito
da stregone? Jaxon si avvia verso il vialetto e mi offre la mano. La prendo.
Per il costume, stupido.
Mi apre la portiera di un pick-up e mi aiuta a salire. Da queste parti facciamo un sacco di feste
in costume. Ti conviene abituarti all'idea mi spiega mettendosi al volante.
Be', dubito fortemente che qualcuno voglia invitarmi. Ti sei fatto prestare il pick-up da tua
madre?
In realt  mio. Avvia il motore ed esce dal vialetto in retromarcia.
Ora che ci penso, mi sono chiesta spesso perch la signora Meriwether avesse due furgoni
parcheggiati davanti a casa. Allora perch non vieni mai a scuola in macchina?
Perch una volta sono tornato tardissimo e mia madre mi ha beccato. L'ho convinta a
lasciarmelo prendere stasera solo perch le ho detto che ti saresti messa i tacchi.
E cosa diavolo te lo ha fatto pensare?
Cos, una supposizione.
Be', non li ho messi.
Ooops. Sorride.
Sei pessimo dico, accennando anch'io un sorriso.
Forse volevi dire che sono fantasticherrimo, perch grazie a me non devi camminare con quel
vestito addosso.
Fantasticherrimo non  una parola.
Adesso s. Fruga nel cruscotto e tira fuori una scatolina. Ah, mia madre ti manda questo e
me la posa in grembo.
 una scatolina della sua pasticceria, legata con nastri neri e oro. Sciolgo il fiocco e apro il
coperchio. Dentro c' un mazzolino di viole nere e viola ricoperte di zucchero.
 un bouquet mi spiega. Passiamo davanti a una bella casa con colonne bianche avvolte di
lucine dello stesso colore. A ogni finestra brilla una candela. Dev'essere la casa di Alice. Jaxon
parcheggia nel primo posto libero.
Nessuno mi ha mai regalato un bouquet sussurro mentre tiro fuori dalla scatola i fiori delicati.
Si gira a guardarmi e me lo prende di mano. Ha detto che  commestibile. Perci, alla fine
della festa, potrai mangiartelo. Me lo appunta con cura al vestito. Le ho detto che non  il ballo di
fine anno, ma conosci mia madre. Non le si pu dire di no.
Gli sorrido.  bellissimo. Forse questa festa non sar poi cos male, dopotutto.
Aspetta, ti apro la portiera.
Ma prima che lui faccia il giro, sono gi scesa dall'auto. Faccio qualche passo incerto sul
marciapiede per non far impigliare il vestito da qualche parte.
Jaxon scoppia a ridere. Sam, sei la ragazza pi cocciuta che abbia mai incontrato.
E pensa che ora sono di buonumore.
Mi mette le mani sui fianchi e mi attira a s. Il suo profumo di bosco mi avvolge. Per fortuna 
una caratteristica che trovo molto eccitante. Il suo viso  a pochi centimetri dal mio.
Faccio per avvicinarmi ma lo stivale mi scivola su una crepa del marciapiede. Devo fare un
passo indietro per non cadere. Ti piacciono anche le ragazze che riescono a inciampare da ferme?
chiedo. Non siamo pi stati sul punto di baciarci da quel giorno nel bosco, e io che faccio? Inciampo!
Lui ride e mi prende la mano. Insieme percorriamo il vialetto fino alla porta d'ingresso.
Benvenuti alla residenza Parker ci accoglie un maggiordomo. Posso avere i vostri
cappotti?
Mi si contorce lo stomaco quando mi rendo conto che la festa  come una delle cene di gala di
Vivian ma elevata all'ennesima potenza.  un party di liceali, perch  cos sfarzoso? Ci guardano tutti,
apertamente e senza il minimo ritegno. Beviamo qualcosa propongo.
Certo risponde Jaxon.
Ehi! Una voce familiare ci chiama mentre ci dirigiamo verso un bellissimo tavolo adorno di
ogni genere di prelibatezza.  Dillon, e accanto a lui c' la ragazza carina del corso di storia, quella che
flirta sempre con Jaxon.
Ehi risponde lui. Saluta l'amico e abbraccia la ragazza. Indossa un corsetto intrecciato e una
minigonna di pelle che pi mini non si pu. Non l'ho mai capita, questa usanza di andare alle feste in
maschera mezze nude. Bah. Dillon invece si  messo addosso tutti i capi di abbigliamento di colore
nero che possiede, senza stare troppo a pensare agli abbinamenti. Se non fosse ben rasato e non avesse i
capelli freschi di parrucchiere, sembrerebbe un senzatetto.
Conosci gi Dillon, e lei  Niki ci presenta Jaxon. Lei invece  Sam.
Piacere di conoscerti dico a Niki, ma lei tiene gli occhi puntati su Jaxon. Be', si preannuncia
una serata divertente. Lancio un'occhiata agli altri invitati, che continuano a guardarci e hanno preso a
bisbigliare sfacciatamente fra loro.
Dillon ci passa del sidro caldo e tira fuori una fiaschetta. Versa un goccio del contenuto nei
bicchieri di ognuno e se la infila di nuovo sotto uno dei tanti strati che indossa. Una vera Mather a una
festa piena di streghe. Brindiamo a questo! E alza il bicchiere.
 un mezzo sciroccato, ma mi  simpatico. Bevo un sorso del mio sidro e lo trovo delizioso.
Tu brinderesti a qualsiasi cosa dice Jaxon.
Niki mi guarda per la prima volta da quando siamo arrivati. Hai qualcosa sulla faccia.
Mi ci vuole un attimo per capire a cosa si riferisca.  una verruca.
Ah. Sembra scettica.
Mi guardo intorno ma non vedo le Eredi. Stranamente mi rendo conto che sto cercando anche
Elijah.
Brava, cos! esclama Dillon vedendomi dare una bella sorsata al mio drink. Guardo il
bicchiere e noto di averlo gi quasi finito. Dopo facciamo un bel giro di shot, Sam!
Comincio gi a sentirmi la testa leggera.
O magari no dice Jaxon. La porto a fare due passi, ci vediamo tra un po'.
Okay, amico risponde Dillon.
Niki non dice niente, ma la sua delusione  evidente.
Samantha! mi grida Dillon mentre ci allontaniamo. Gli piaci!
Divento paonazza in volto. Sono sicura che Niki adesso voglia uccidermi.
Chiudi il becco, scemo! grida di rimando Jaxon.
Non spezzargli il cuore! urla Dillon, ma siamo gi lontani, immersi nella calca.
Non ascoltare quell'idiota. Jaxon sorride.  palesemente ubriaco.
Quindi parli di me con i tuoi amici?
Fooorse potrei aver accennato al fatto che non mi dispiaci ammette Jaxon, arrossendo.
Entriamo in un soggiorno molto formale, con un sacco di candele nere tutto intorno.
 difficile credere che tu possa piacere a qualcuno commenta Lizzie dalla chaise longue.
Vattene.
No, non adesso. Non posso andarmene finch non avr preso accordi per dopo con le ragazze.
Sta' zitta, Lizzie. Non  casa tua ribatte Jaxon.
Lei si alza e il suo vestito attillato sfiora il pavimento. Il colletto di pizzo si allarga dietro la
testa dandole un aspetto ancora pi terrificante.  la mia festa, Jaxon. Perch non ti levi dalle scatole?
O forse preferisci che cominci a parlare di quella pazza di tua madre.
La signora Meriwether? Ma questa  pura cattiveria. Per la prima volta da quando lo conosco,
vedo Jaxon davvero arrabbiato. Se Lizzie fosse un maschio, sono sicura che lo avrebbe gi colpito.
Prima che lui possa rispondere, John ci interrompe: Ma che diavolo...?. Allunga il braccio
verso Lizzie e vediamo che ha le mani coperte da un brutto sfogo,  tutto pieno di puntini rossi.
Sembrano segni di punture dice lui con voce incerta. Sentiamo gridare una voce femminile e
ci voltiamo: una ragazza ha lo stesso sfogo sulla faccia. D'improvviso mi sento un peso sullo stomaco.
Lizzie mi indica. Sei stata tu? Nessuno ha ancora dimenticato quello scherzetto dei pasticcini.
Parla a voce alta e tutti, nel raggio di cinque metri da noi, iniziano a bisbigliare fra loro.
Mi giro verso Jaxon, mortificata. Lui si guarda le mani, coperte a loro volta da quei brutti segni
rossi. Oh, no!
Cerco di pensare a una possibile via d'uscita, ma ho la mente annebbiata. Vorrei non aver
bevuto quel bicchiere di sidro. Faccio un passo indietro. Lizzie sorride con cattiveria e borbotta
qualcosa fra s.
Susannah, che non sapevo fosse nella stanza con noi, interviene: Lizzie, non farlo.
Mi sta difendendo?
Vattene, Susannah. Mi occuper io del problema, visto che evidentemente tu non sei in
grado.
Susannah afferra l'altra per un braccio. No, Lizzie. Voglio che resti.
Dal suo viso scompare l'aria divertita. Ora  soltanto furibonda. Brutta stronzetta irrispettosa.
Non hai proprio un briciolo di lealt?
Non so quali fossero le intenzioni di Lizzie, ma sono abbastanza sicura che Susannah mi abbia
salvata. Non devi farlo le dico. Mi sento terribilmente in colpa perch ora Lizzie ce l'ha con lei.
Lizzie mi lancia un'occhiataccia e mi rovescia in faccia il suo drink. Cerco di schivarlo, ma
sono troppo lenta e mi colpisce in pieno sui capelli e sulla guancia. Jaxon si sta guardando intorno in
mezzo all'isteria generale, senza prestare attenzione alle Eredi. Il suo sfogo  peggiorato e la casa  in
preda al caos. Gridano tutti.
Lizzie si avvicina a Susannah, poi alza il braccio e Susannah fa un passo indietro, spalancando
gli occhi. Si sentono rumori di vetri rotti e di gente che corre.
Sam, andiamocene di qui sussurra Jaxon.
Non posso lasciare Susannah. Non posso andarmene. Devo tornare sul luogo delle
impiccagioni.
Se la caver.
Guardo la povera Susannah che  stata messa con le spalle al muro da Lizzie. Alice si fa largo
tra la folla urlante per raggiungere l'amica. Anch'io faccio per avvicinarmi ma Jaxon mi prende per un
braccio.
Lasciami, devo dirle una cosa protesto.
No, devi andartene da qui subito.
Alice spinge via Lizzie da Susannah. Alice! grido, ma non mi sente.
Sam, tutti credono che sia stata tu mi fa notare Jaxon.
Mi blocco sul posto e mi rendo conto di essere l'unica senza segni di punture addosso. E lui ha
ragione, stanno tutti pronunciando il mio nome. Devo solo dirle una cosa. Cerco di farmi largo tra
alcune ragazze isteriche.
Vattene, Samantha dice Elijah comparendo al mio fianco. Non  sicuro, qui.
Alice e Lizzie si urlano contro. Jaxon mi tira per il braccio.
Seguir io le Eredi dice Elijah.
Sempre pi persone si affollano intorno a me e le Eredi sembrano allontanarsi
irrimediabilmente.
Sei stata tu! grida una tizia che non ho mai visto prima. Mi si lancia contro con le mani
arrossate. Non riesce ad artigliarmi la faccia, ma mi strappa via il bouquet. Non posso restare l a farmi
linciare. Scappo.
Ci sono tavoli rovesciati e il pavimento  cosparso di bicchieri rotti. Jaxon e io attraversiamo di
corsa una sala da pranzo, la cucina e finalmente usciamo da una porta laterale.
Evitiamo una ragazza che piange sul pavimento.
Jaxon, ce l'hai sul collo dico mentre facciamo il giro della casa verso la macchina. Mi tengo
tra le mani l'orlo del vestito per non rischiare di inciampare. Lo sfogo.
Eccola l! grida un ragazzo della mia classe, indicandomi.
Un gruppo di persone si gira a guardarmi. Jaxon e io raggiungiamo di corsa il pick-up. Ho il
fiato corto e sento qualcuno urlare di nuovo il mio nome mentre saltiamo in macchina. Jaxon accende il
motore e in quell'istante un ragazzo comincia a prendere a pugni il finestrino dal mio lato. Metto la
sicura e il pick-up sgomma via, allontanandosi a tutta velocit dalla casa.
Ma cos' successo? chiedo. Non so bene cosa pensare di tutta questa scena assurda.
Non ho mai visto niente del genere in vita mia.
Guardo i segni rossi che ha sul collo. Ti fa male? Lo sfogo, intendo.
No, non proprio. Fa solo schifo.
Jaxon, dai. La gente urlava e si rotolava per terra. Non  possibile che non faccia male.
S, be', prude un po'.
Diciamo anche un bel po'.
Chiss perch tu non ce l'hai.
Giuro che non ho fatto nulla dico, toccandomi il vestito nel punto in cui c'era il bouquet.
Davvero? Non li hai morsi tutti? Strano, ero convinto del contrario.
Sorrido... nonostante tutto. Anche se non sono sicurissima che non sia stata colpa mia. E se
facesse tutto parte della maledizione? Restiamo in silenzio per qualche isolato, finch Jaxon non
parcheggia nel vialetto di casa sua. Scendiamo entrambi in fretta dall'auto, come se in qualche modo
potessimo allontanarci dalla brutta esperienza che abbiamo vissuto.
Si guarda la mano e i segni rossi sembrano meno brutti di prima.  strano che non sia stata tu.
O meglio, sono contento che non sia stata tu.
Te l'ho detto che chi mi sta intorno finisce per farsi male. Non riesco a scacciare il senso di
colpa.
Non ricominciare a dirmi di starti lontano.
Ma non posso rimanere qui. Devo andare a cambiarmi e aspettare di sentire il resoconto di
Elijah sulle Eredi. C' ancora una possibilit, forse possiamo tornare nel bosco. Devo andare.
Sam...
Non  per questo.  che proprio devo andare.
Va bene si arrende. Si volta e si avvia verso casa.
Mi si stringe il cuore. Vorrei dirgli grazie, perch posso solo immaginare cosa mi avrebbero
fatto se non avesse insistito per portarmi via da l. Invece lo guardo solo allontanarsi.
Mi giro verso la casa e vedo Vivian sulla porta. E il mio cappotto?
Mi tolgo la collana e gliela restituisco. L'ho lasciato l e salgo le scale.
Wow!  davvero un piacere prestarti qualcosa, Sam.
29
Puritano ribelle
Mi passo le mani tra i capelli bagnati per assicurarmi di aver lavato via ogni effetto del sidro.
Chiudo a chiave la porta della camera e tiro fuori il cellulare. Niente.  impossibile che quello sfogo sia
stato una coincidenza. O qualcuno mi ha incastrato o, in qualche modo, sono stata davvero io a
provocarlo.
Elijah mi compare davanti.
Oh, bene, sei qui. Mi infilo gli stivali. Prendo una giacca e andiamo.
Non ti recherai nel bosco questa sera, Samantha. Quantomeno, non con le Eredi.
Ma dobbiamo! Non sappiamo quanto tempo ci resta dico, quasi gridando.
In questo momento c' la polizia a casa di Alice, insieme a un bel numero di genitori. In molti
danno la colpa a te. Sono nervosi per via dei recenti decessi avvenuti a Salem, e questa storia li ha resi
ancora pi ansiosi. Non ragionano in maniera lucida.
Il carro funebre che ho visto insieme a Jaxon, le rose viola ai piedi del lampione, la donna
davanti alla casa in lutto e il bisnonno di John: tutte queste immagini invadono i miei pensieri.
Non sarebbe saggio tornare l. Dovrai andarci domani.
Mi trema la voce. Ma mio padre...
 necessario che ti calmi. Non puoi risolvere questa faccenda con la mente offuscata.
Faccio un bel respiro e cerco di impedirmi di scoppiare a piangere.
Elijah mi prende la mano. Ti aiuter, Samantha. Per quanto mi  possibile.
Mi guarda con occhi gentili. Mi riprendo la mano e lo stringo in un abbraccio, seppellendogli la
faccia sul petto. Per un attimo rimane immobile, poi, lentamente, mi abbraccia a sua volta. Profuma
vagamente di legna che brucia nel caminetto.
Puoi restare ancora un po'?
Se lo desideri, s.
Raccontami di Abigail. Voglio parlare di qualsiasi cosa che non siano le mie paure.
S dice con le labbra sui miei capelli bagnati. Cosa ti piacerebbe che ti raccontassi?
Vorrei sapere cosa le  successo, ma evito di dirlo. Chi ha dipinto il suo ritratto, quello al
piano di sotto?
Sono stato io.
Mi stacco dall'abbraccio per guardarlo in faccia. Ha una piccola efelide sul labbro inferiore.
Sei un pittore?
Non esistevano pittori puritani. Ogni forma di indolenza era fortemente scoraggiata.
E quindi?
Fa un passo indietro. Ho cominciato facendo dei disegni per Abigail quando era piccola. Ma
dopo la dipartita dei nostri genitori  rimasta per molto tempo senza parlare. Cercavo un modo per
renderla felice.
Mi siedo sul letto e mi abbandono sui cuscini. Ma quel dipinto  bellissimo. Nessuno riesce a
produrre un'opera cos al primo tentativo.
A quelle parole sembra in imbarazzo. Disponevo di tanto tempo libero, la sera. E non avevo
molto da fare. Perci mi esercitavo. Non facevo sport, n ballavo o suonavo. Tutti credevano che
occupazioni del genere conducessero alla pigrizia e al peccato. Povera Abigail. Adorava inventare
canzoni, ma poteva farlo solo nell'intimit di casa nostra.
Gli faccio cenno di sedersi accanto a me e, dopo un breve attimo di esitazione, lui obbedisce.
Ho visto alcuni ritratti dell'epoca, portavano tutti la cuffia e orrendi vestiti neri. Dove ha trovato
quell'abito di seta blu che si vede nel dipinto?
Un mercante, al porto, si recava spesso in Europa.  cos che mi sono procurato le tele e i
colori, oltre alle candele in pi di cui avevo bisogno per dipingere.
Quindi eri una sorta di puritano ribelle?
Per guadagnarsi un appellativo del genere ci voleva assai poco. Sarebbe bastato anche solo
ridere troppo forte.
Gli sorrido. Qualcuno ha mai scoperto cosa facevi?
Una persona, s.
Chi?
La mia promessa.
Spalanco gli occhi. Dovevi sposarti?
Distoglie lo sguardo e la felicit svanisce dal suo volto.
Che c'? gli domando gentilmente, sperando che mi riveli qualcosa.
Ti ho raccontato che mia sorella era innamorata di William. Era felice, Samantha. Non ho mai
visto nessuno cos felice. Ti ho detto anche che la famiglia di William voleva che chiedesse la mano
della figlia del governatore. Era gente sciocca e snob. William per aveva assicurato ad Abigail che
non aveva nulla di cui preoccuparsi.
Mentre rivive quei ricordi gli si inumidiscono gli occhi.
Accadde tutto nel periodo in cui cominci a diffondersi la paura delle streghe. Come sai, si
tramut in un'isteria di massa e molte persone furono arrestate. A luglio Salem era ormai diventata una
citt pericolosa. Gli abitanti guardavano con sospetto persino i vicini e gli amici pi cari. Temevo per
l'incolumit di Abigail, perci trovai un passaggio per raggiungere l'Europa. Ma lei si rifiutava di
abbandonare William.
Mi si stringe lo stomaco. Ti prego, dimmi che non l'hanno accusata.
Nei due mesi successivi cominciarono a girare delle voci su di lei, dicevano che cantava con il
maligno. William venne da me, preoccupato. Lo implorai di intercedere presso di lei e di portarla via da
Salem prima che le accuse fossero ufficialmente formalizzate. Ma sua madre si era ammalata e lui non
voleva lasciare la famiglia. Col passare del tempo, le voci si fecero pi insistenti e gravi, finch alcuni
funzionari vennero a bussare alla nostra porta e a farle delle domande.
Dovevi avere una paura matta.
Moltissima. Ma la mia dolce sorella era tranquilla. Aveva fiducia nelle forze del bene. Poi, non
so come, si diffuse la notizia che aveva una relazione con William, che a quel punto non volle pi avere
nulla a che fare con lei. Neg tutto.
L'ha abbandonata? chiedo, scandalizzata.
Andai a parlargli per inculcargli un po' di buon senso. Mi disse che tutte quelle preoccupazioni
non facevano bene a sua madre e che non poteva legare la propria famiglia a un'orfana sospettata di
stregoneria. Che doveva proteggere il suo buon nome. Giuro che avrei voluto ucciderlo, ma sapevo che
Abigail ne avrebbe sofferto. Fu troppo per lei. Prima la citt che le dava contro, poi William che le
voltava le spalle. Smise di parlare e di mangiare. Rimaneva immobile nella sua stanza a disegnare fiori,
senza proferire verbo. La feci visitare da molti medici, ma nessuno fu capace di pervenire a una
soluzione. Perci non potei fare altro che restarle accanto, vegliarla, giorno dopo giorno.
Poi tornarono i funzionari. Si interrompe qualche istante. L'avrebbero arrestata, Samantha.
Erano venuti a prelevarla, ma io riuscii a dissuaderli spiegando loro che era molto malata. Dissi che se
l'avessero portata via e fosse perita per mancanza di cure, sarebbero di certo marciti all'inferno. Tutti
sapevano che mia sorella non avrebbe mai fatto del male a una mosca. A lei non l'ho mai raccontato,
questo.
Che incredibile peso deve aver sopportato... William  venuto a trovarla, almeno?
No. Stringe i pugni, furioso. Lei tuttavia ha continuato a sperare, fino a quando non
ricevemmo la notizia che si era fidanzato.
Con la figlia del governatore?
S. Quando mia sorella l'ha saputo, ha lanciato un unico, lancinante urlo. Due settimane dopo
 morta di crepacuore.
Io lo avrei ammazzato dico.
All'inizio ero in collera. Ma pi che vendetta, esigevo delle risposte. Non mi ci volle molto a
scoprire che era stata la mia promessa sposa a diffondere quelle maldicenze su Abigail. Il peggior
tradimento della mia vita. Le confidenze che le avevo fatto avevano provocato la morte di mia sorella.
La affrontai e lei ammise tutto. Disse che era gelosa del mio rapporto con Abigail e che lei non voleva
sentirsi relegata in secondo piano. Dopo la sua confessione ho perso completamente la ragione, ero
furioso con tutto e tutti. Ma pi che altro con me stesso.
Deve avere il cuore in frantumi, poverino. Non so se io riuscirei a sopportare una cosa del
genere. Come hai fatto ad andare avanti?
Guarda un punto in lontananza. Non l'ho fatto. Mi sono impiccato alla terrazza dell'emporio
della citt, in piena notte. Hanno trovato il mio corpo con accanto un biglietto su cui avevo scritto:
NON ESISTE PEGGIOR MALVAGIT CHE SEPARARE CHI SI VUOL BENE. E LA COLPA 
VOSTRA. DI TUTTI VOI.
Mi copro la bocca con la mano. Non ho mai sentito questa storia.
Perch nessuno vuole ricordarla.
Per forza ce l'ha col mondo intero. Lo sarei anch'io. Cosa posso fare?
Puoi salvare tuo padre. Io non sono riuscito a proteggere Abigail e non me lo sono mai
perdonato.
Vorrei tanto poter far sparire la sua tristezza. Sembra cos ingiusto che abbia dovuto passare
tutto questo. Gli prendo la mano con dolcezza e lui mi guarda in faccia. Samantha. I nostri sguardi si
incrociano. Per un attimo la sua espressione si addolcisce e vorrei abbracciarlo, ma all'improvviso mi
lascia la mano e va a guardare fuori dalla finestra.
Appena si allontana mi sento... diversa. Mi guardo le mani, confusa. Perch avverto questo
profondo legame con lui? E perch sono in imbarazzo? Come mai mi hai dato quel vestito, stasera?
Ho potuto constatare che avevi un disperato bisogno di aiuto.
Mi stavi spiando?
Non risponde. Continua a guardare fuori dalla finestra.
Grazie.  stata una delle cose pi carine che abbiano mai fatto per me.
Mi rivolge un accenno di sorriso. S. Ti donava.
Mi sento avvampare per quel complimento. Mi vibra il cellulare,  un messaggio di Jaxon. LO
SFOGO VA MEGLIO, DORMI BENE E NON FARTI MORDERE DAGLI ZOMBIE. Elijah scompare.
...
.
...
FINE Parte 1.